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“Mato Grosso” di Ian Manook, un metaromanzo tropicale

“Mato Grosso” di Ian Manook, un metaromanzo tropicaleMato Grosso è il nuovo romanzo noir-tropicale di Ian Manook, ambientato in Brasile epubblicato da Fazi, per la collana Darkside, tradotto dal francese da Maurizio Ferrara.

Il protagonista, Jacques Haret, è uno scrittore che viene invitato nello stato di Rio de Janeiro, dove scopre di essere invischiato in una vicenda riguardante un soggiorno di alcuni mesi nel Mato Grosso, soggiorno che, avvenuto al tempo di un’inondazione storica del Pantanal, è l’argomento del suo Romanzo brasiliano, nel quale il protagonista racconta la storia di come ha ucciso un uomo per puro orgoglio. Ian Manook, i cui viaggi in Brasile sono ben noti fin dalla dedica iniziale del libro, utilizza la tecnica del metaromanzo per presentare al lettore il Romanzo brasiliano, scritto dal suo protagonista, e finisce egli stesso nel gioco di specchi autobiografici, che collegano i vari autori e i vari romanzi per mezzo di esperienze e stile.

 

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Nonostante lo pseudonimo americaneggiante e l'ambientazione tropicale, perfettamente riuscita, il romanzo assorbe solo in parte i caratteri tipici dello stile d'oltreoceano, agile e lineare, mimetizzando il modo di scrivere più ''francese'', variopinto e arguto, in un succoso connubio dal sapore di un cocktail oscuro ed esotico.

Il primo indizio è la citazione tratta da Il mondo di ieri di Stefan Zweig, che crea il precedente per interpretare tutto il romanzo: il libro citato è un autobiografia, il cui sottotitolo è Ricordi di un europeo. Già da prima dell'incipit il lettore attento può cogliere tutta la profondità del romanzo, che però non intacca minimamente la scorrevolezza della trama. In questo senso si può dire un romanzo riuscito, dato che dal punto di vista artistico ed editoriale – a volte anche questi mondi vanno d'accordo – riesce ad arrivare al lettore e, al tempo stesso, mantenere un suo spessore. Anche senza conoscere certe citazioni colte il lettore è guidato da Ian Manook, che fa alloggiare il suo protagonista a Petropolis, nella stessa stanza dove Zweig e la moglie si tolsero la vita.

“Mato Grosso” di Ian Manook, un metaromanzo tropicale

Tutto il romanzo è pervaso da quest'aria di vacanza-safari in terre selvagge e mortali. Anche nell'incipit in medias res, una pennellata di nero sferzante, rende subito chiaro che si parla di noir:

«Ritrovava il Brasile trent’anni dopo, senza sospettare che presto vi sarebbe morto.» (incipit di Mato Grosso)

 

Senza dubbio il cuore pulsante del romanzo è l'ambientazione, l'autore è generoso nel regalare immagini e sensazioni ispirate da fauna, flora e geografia mato-grossense. A partire dal complesso del Pantanal, la più grande pianura allagabile del mondo, nonché secondo ecosistema più grande al mondo, dopo la vicina Amazzonia; poi la Transpantaneira, strada sterrata per attraversare il Pantanal; rimasta incompiuta, e attualmente utilizzata per tour turistici; poi, sopratutto, i predatori come il giaguaro, il caimano o il giboia delle paludi. La lotta per la sopravvivenza e le tecniche di aggressione di questi killer del Pantanal diventano la metafora per il romanzo stesso, che viene magistralmente riassunto dall'autore nel seguente brano:

«Ho visto una volta un boa di almeno cinque metri tentare di soffocare un caimano di quasi tre metri di cui solo la testa emergeva dal groviglio delle sue spire, ma anche il caimano immobilizzato strangolava nella sua bocca la testa del serpente inchiodata tra i suoi denti. Sono rimasti così, a portata delle nostre pistole, per due giorni interi, e la sera del secondo giorno il serpente ha perso forza e ha srotolato le spire, liberando il jacaré che è ritornato pigramente nella sua palude.»

“Mato Grosso” di Ian Manook, un metaromanzo tropicale

Ian Manook attinge a piene mani dall'avventuroso per ravvivare l'essenza del suo noir, poiché in fondo è proprio da queste descrizioni e avventure che si trae il senso del romanzo. La violenza animale è il pretesto per parlare della feroce violenza armata dell'uomo. Ci si rivede pienamente L'uomo di fuoco di Emilio Salgari, lettura abbinata a Mato Grosso, insieme al già citato Zweig, fervente pacifista, ebreo nell'epoca nazista.

«Una costa, in quel momento, fra quelle onde formidabili che incalzavano e sbattevano in tutti i sensi la piccola nave, invece della salvezza, rappresentava più che un pericolo, anzi una morte sicura.

Nessuna speranza di sfuggire ad una triste sorte rimaneva a quei disgraziati.» (brano tratto dall'incipit de L'uomo di fuoco di Emilio Salgari)

 

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C'è questo accostamento tra l'idea romantica del viaggio esotico, dove c'è di mezzo l'amore per una donna, e la ricostruzione di omicidi, che ne fa un noir mediterraneo, sottogenere caratterizzato dal sapore agrodolce del paesaggio mozzafiato dipinto a tinte fosche, tipico della tradizione recente dell'Europa mediterranea (Camilleri, per esempio).

La magia di Ian Manook è la capacità di tenere tutto insieme; unisce stili della tradizione occidentale, rimanendo fedele al Vecchio Continente con il suo metaromanzo tropicale, grazie al vero protagonista del romanzo: il sublime e periglioso Mato Grosso.

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