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Martin Rua, con “I nove custodi del sepolcro” chiude la Parthenope Thrilogy

Martin Rua, con “I nove custodi del sepolcro” chiude la Parthenope ThrilogyMartin Rua, con I nove custodi del sepolcro, segna la chiusura della fortunata serie di romanzi che compongono la cosiddetta Parthenope Trilogy, di cui fanno parte anche La cattedrale di nove specchi e Le nove chiavi dell’antiquario. Al centro della storia c’è sempre Lorenzo Aragona, questa volta alle prese con un mistero che dall’isola di Malta si dipanerà attraverso un viaggio a Santorini, le leggendarie origini di Napoli e l’immersione negli abissi del mare.

Abbiamo posto qualche domanda a Martin Rua, scoprendo qualche elemento in più sulla sua trilogia e sui suoi progetti per il futuro.

 

I nove custodi del sepolcro, suo ultimo romanzo, segue i suoi due precedenti lavori La cattedrale dei nove specchi e Le nove chiavi dell’antiquario, editi da Newton Compton. È possibile notare la presenza del numero “nove” fin dal titolo. Quanto hanno inciso la sua passione e i suoi studi sull’alchimia nella scelta di questo numero che, nella tradizione alchemica e non solo, riveste un’importanza particolare?

Molto direi. Nel primo romanzo, in particolare – Le nove chiavi dell’antiquario – si parla di un grado della massoneria scozzese, quello di Maestro o Cavaliere Eletto dei Nove, che fa da sfondo alla ricerca del protagonista. Il nove è il numero del compimento – alchemicamente parlando del “compimento della Grande Opera” – della fine e del nuovo inizio e, naturalmente, è il numero di mesi necessari a “creare” un uomo. Un numero sacro e potente insomma. Anche per questo abbiamo deciso di usarlo un po’ come amuleto per tutta la trilogia. Ha portato fortuna.

 

I nove custodi del sepolcro chiude la Parthenope Trilogy, con Napoli sempre al centro di misteri affascinanti. Ma, da napoletano, qual è il vero fascino della sua città?

Come molte città europee e in particolare del sud del Mediterraneo, Napoli è in bilico tra passato e presente e se da un lato è una città che cerca, pur con tutte le difficoltà, di proiettarsi nel futuro, dall’altro conserva quel suo magico carattere millenario. E il suo passato emerge potente quando si passeggia per i vicoli del centro, ancora pulsanti di suggestioni greco-romane.

Martin Rua, con “I nove custodi del sepolcro” chiude la Parthenope Thrilogy

 

I suoi libri sono stati ascritti da alcuni critici al genere giallo con sfumature esoteriche. Quanto si riconosce in questo tentativo di categorizzazione? E in quale misura l’esoterismo influenza il suo approccio alla scrittura?

Confesso di non essere riuscito neanche io a inquadrare precisamente il genere dei miei romanzi! Ci sono avventura ed esoterismo – e quest’ultimo è stata forse la spinta a iniziare a scrivere – atmosfere thriller, un po’ di storia per inquadrare i periodi storici nei quali ho ambientato le storie e, quel che ci tengo a sottolineare, una buona dose di ironia. Potremmo definirli eso-thriller, un neologismo che si adatta a romanzi simili, ma senza dimenticare gli altri elementi da me menzionati.

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Da Martin Rua, protagonista, oltre che autore, delle sue prime opere, a Lorenzo Aragona. Un modo per prendere le distanze da un facile autobiografismo, oppure l’esigenza di dare spazio e voce a un nuovo personaggio?

Martin Rua personaggio non era altro che la versione embrionale di Lorenzo Aragona, ma il cambio di nome non è stato un tentativo per prendere le distanze dagli elementi autobiografici che, anzi, sono una parte fondamentale di questa trilogia. Più che altro la scelta del cambio in fase di pubblicazione con la Newton è stata dettata dal fatto di voler offrire una maggiore chiarezza ai lettori, distinguendo bene lo scrittore dal suo personaggio.

 

La sua esperienza segue un percorso al quale aspirano molti scrittori: dall’autoproduzione alla pubblicazione con un editore importante come Newton Compton, sulla scia del successo ottenuto. Quali consigli sente di poter offrire a chi sta pensando al self publishing?

Sono ancora convinto che si tratti di una soluzione che può offrire delle possibilità. Certo, i tempi sono un po’ cambiati: quando ho auto-pubblicato io, quattro anni fa, eravamo in pochi in Italia, era più facile essere notati. Adesso ci sono tanti scrittori che diventano editori di se stessi su piattaforme quali Amazon o iTunes, è quindi più difficile emergere, ma non per questo è una strada da scartare. Anzi. L’importante è curare il prodotto che si va a pubblicare, per non offrire ai lettori dei testi sciatti e zeppi di errori. Magari pagando qualcosa per farsi aiutare da un editor.

Martin Rua, con “I nove custodi del sepolcro” chiude la Parthenope Thrilogy

 

In questi giorni, sta animando un certo dibattito la campagna “Io leggo perché” promossa dall’Associazione Italiana Editori, il cui obiettivo è quello di contagiare i non lettori con l’amore per la lettura. Da scrittore, come giudica campagne di questo tipo? E quanto le ritiene efficaci, almeno in potenza, per avvicinare al piacere della lettura chi non ancora l’ha scoperto?

Ogni iniziativa del genere è la benvenuta, se non si riduce a una mera attività confinata ai social network (purtroppo capita sempre più spesso e anche a proposito di fatti drammatici: si mette un “like” su Facebook o si condivide senza approfondimento e si è convinti di aver davvero “fatto qualcosa”). Accanto a questo, io darei un impulso alla lettura nelle scuole, lasciando agli studenti la possibilità di seguire i propri gusti. In questo modo, credo, i ragazzi sono più invogliati a leggere. Insomma, va bene cimentarsi con un caposaldo come I promessi sposi, ma perché non consentire agli studenti di “divertirsi” anche, magari con Harry Potter? Le due cose, leggere i classici e i successi moderni, non si escludono a vicenda, ma l’una può essere di supporto all’altra.

 

Possiamo salutarci con qualche anticipazione? Vedremo ancora Lorenzo Aragona alle prese con un’indagine?

Per ora ho intenzione di far prendere una pausa a Lorenzo, ho già in mente delle nuove storie con altri personaggi. Ma, come si dice?, il primo amore non si scorda mai!


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