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"Maria accanto", quando la Madonna ti appare all'improvviso. Intervista a Matteo B. Bianchi

"Maria accanto", quando la Madonna ti appare all'improvviso. Intervista a Matteo B. BianchiÈ arrivato nelle librerie il 18 maggio Maria accanto, (Fandango Libri, 2017) il nuovo romanzo di Matteo B. Bianchi, che racconta una storia veramente curiosa di insolite apparizioni mariane.

Protagonista è Elisabetta, Betty per gli amici, venticinquenne milanese assolutamente nella norma: vive con la madre vedova e si ritiene una privilegiata perché, fra tanti amici alle prese con lavori precari, è stata assunta a tempo indeterminato come segretaria di un dentista. Nel tempo libero fa quello che interessa a tutte le ragazze della sua età, frequentando il fidanzato Diego, confidandosi con l'amico del cuore Luchino e andando a fare shopping, a bere qualcosa o a ballare in compagnia.

Ma ecco che, dopo aver sottovalutato qualche vago segno premonitore, un giorno Betty si trova davanti la Madonna. Sì, proprio lei, in abito bianco e manto azzurro, circonfusa di luce. Betty non è molto religiosa, ha anzi smesso da un po' di recitare le preghiere e di accompagnare la madre alla messa domenicale, ma soprattutto non è pronta a comprendere la spiazzante spiegazione di Maria, che sostiene di essere in cerca di un'amica. Può la Madonna aver bisogno di un'amica? Sì, perché è una giovane donna che desidera, di tanto in tanto, avere un'amica di cui condividere l'esistenza, con cui passeggiare, chiacchierare e andare per negozi, ed è appunto per questo che ha scelto una ragazza "normale" come Betty, che dopo lo sgomento iniziale riesce ad appassionarsi, e ad affezionarsi, a questa nuova presenza nella sua vita, nonostante gli inconvenienti che si trova a gestire per evitare di passare per matta agli occhi di chi, ad esempio, la vede parlare da sola per strada (e il colpo di genio sta nell'usare un finto auricolare, entrando così nella massa di tutti coloro che telefonando sembrano, in effetti, parlare da soli ovunque...).

Abbiamo fatto qualche domanda sul romanzo a Matteo B. Bianchi subito prima della sua presentazione milanese alla libreria Verso.

 

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Come è nata l'ispirazione per scrivere una storia così atipica?

L'idea iniziale, in realtà, non era per scriverci un libro, ma per realizzare un cortometraggio. Ne ho realizzati diversi col regista Max Croci, e mi trovavo con lui a Palma di Maiorca fuori stagione, per un festival dove gareggiava un nostro cortometraggio, che poi non ha vinto. Una mattina, seduti sul lungomare dove era tutto chiuso, parlavamo dei nostri progetti futuri e Max mi ha detto che voleva girare un film con una giovane attrice. Mentre lui me ne parlava, senza nessuna ragione specifica, ho avuto l'idea di questa Madonna che poteva apparire a una ragazza qualsiasi.

In seguito ci siamo resi conto che la storia era troppo complessa per farne un cortometraggio, e dopo varie vicissitudini ho finito per scrivere il romanzo. Devo dire che raramente sono stato così contento di una cosa scritta da me come in questa occasione.

 

E non pensa che se ne possa fare un film, visto che in origine era un progetto cinematografico?

Lo spero vivamente, perché in effetti ha una struttura adatta allo schermo. È una storia poco incasellabile: non è proprio una commedia, ha degli aspetti sia comici, sia drammatici, ha una tematica religiosa ma non è un film spirituale, è un po' uno strano oggetto da qualunque parte lo si guardi. Magari potrebbe essere troppo anomalo per farne un film, ma io spero che l'idea risulti abbastanza interessante per un regista.

Comunque ho già avuto svariate esperienze con il cinema e lo considero sempre una specie di lotteria, dove è difficile vincere.

"Maria accanto", quando la Madonna ti appare all'improvviso. Intervista a Matteo B. Bianchi

Quanto è stato difficile riuscire a non farlo diventare un libro religioso ma a renderlo così vero e attuale?

Non è stato difficile non  farne un libro religioso perché la figura che tratteggio di Maria è quasi bidimensionale. Appare a Betty e le dice da subito che non può fare nulla, che è solo testimone di ciò che la ragazza fa. È un'osservatrice: in questo senso il libro è poco religioso, perché descrive sì una figura religiosa, ma mentre effettua una specie di visita privata nel mondo. Non può immischiarsi nelle questioni terrene, così quello che accade è tutto sulle spalle di Betty: è lei che deve subire questa presenza e infilarla in qualche modo nella sua vita di tutti i giorni.

 

Quanto invece è stato difficile calarsi nel personaggio di una ragazza venticinquenne?

Non mi sono posto tanto il problema dell'età quanto quello della normalità. Ho cercato di parlare di una ragazza che fa quello che facciamo tutti, magari pure vergognandocene un pochino, come andare al centro commerciale il sabato pomeriggio. Improvvisamente, però, questa ragazza si ritrova a osservarsi dall'esterno, e avendo Maria accanto tutto quello che fa le sembra stupido e banale. Guardandosi intorno, pensa che chiunque possa essere più adatto di lei ad avere un'apparizione della Madonna, ma questa in fondo è la reazione che potremmo avere tutti in una situazione del genere.

La presenza divina ci fa sentire più insignificanti, ma la vera sfida di Betty è quella di accettare e reggere questo rapporto. Non volevo però in nessun modo scrivere una favola morale, quindi in questo libro non c'è una morale e non c'è una redenzione: Betty non compie un percorso spirituale particolare e rimane in fondo quella che era, anche se l'esperienza la segnerà in qualche modo.

Volevo insomma parlare di personaggi spirituali senza toccare lo spirituale.

 

Non ha avuto paura di turbare in qualche modo le coscienze religiose, di essere magari accusato di blasfemia? Qualcuno non potrebbe trovare un po' troppo irriverente una Madonna vestita da H&M?

Intanto spero che H&M prenda ispirazione dal libro per la sua prossima campagna pubblicitaria e me ne riconosca i diritti... Scherzi a parte, credo di essere stato molto attento a non diventare mai iconoclasta e spero che tutto quello che ho scritto non vada mai in nessun modo a irritare le sensibilità. La Madonna che va in discoteca potrebbe in effetti risultare un po' sconvolgente, ma il concetto è che la Madonna vuole osservare la vita contemporanea, quindi si deve mischiare in tutto quello che facciamo.

Non sono andato a leggere testi particolari sulla figura della Madonna perchè la mia vuole essere un'icona, l'immagine popolare che noi abbiamo ricavato da statue e raffiguazioni varie. Poi lo so che ci sarà qualcuno che si arrabbierà, del resto mi è capitato di irritare anche con altri libri che ho scritto, persino senza presenze come la Madonna.

 

Non è un po' una storia adolescenziale, nonostante Betty abbia venticinque anni? La paura del giudizio degli altri non è tipica dell'adolescenza?

In un certo senso è un romanzo di formazione, sebbene un po' deviato, perché per quanto Maria non intenda cambiare niente, è inevitabile che dopo questa esperienza la vita di Betty non sia più la stessa.

A me a fatto pensare al film I soliti idioti dove c'è Virgilio catapultato sulla Terra e messo dietro a un tipo che si ritrova costretto a gestirlo, però mi sembra che la situazione costringa Maria ad avere dei pensieri diversi, a cambiare il suo punto di vista.

Maria non è spaventata dalla banalità come lo è invece Betty, che si vergogna di non riuscire a proporle esperienze più "alte". Però la nostra vita mediamente è fatta di queste banalità. Del resto esperienze eccezionali sarebbero meno significative per Maria, che vuole conoscere la vita quotidiana.

 

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Betty a un certo punto porta Maria a vedere la mostra di un pittore, Jan Knap. Lo conosceva da prima o ha fatto delle ricerche per il libro?

Cito un pittore ceco, che forse non è neanche molto famoso, perché molti anni fa la sua mostra al Palazzo delle Stelline mi aveva colpito molto. Erano quadri sulla Madonna, rappresentata come una persona normale, che stira, che prepara la colazione, ecc. E mi sono tornati in mente mentre scrivevo il libro. Davanti a essi Maria dice "mi riconosco", mentre non si riconosce mai nelle immagini sacre che vede in giro nelle chiese.

Del resto Maria ha vissuto la sua esistenza terrena prima di essere divinizzata.

 

Aveva in mente un lettore particolare, visto che ha detto che non vuole trasmettere un messaggio morale?

Parlavo a me, perché penso che solo io potevo scriverlo, anche nel senso negativo del termine: magari non interesserebbe a nessuno immaginare una storia come questa.

Devo dire che in principio le persone che l'hanno letto, come gli editori, sono rimaste un po' disorientate. Più di uno mi ha detto che non capiva a che genere appartenesse, ma per me questo è un complimento. È una storia che non risponde agli standard classici. In vent'anni ho scritto solo quattro libri, perché per me è una tale fatica scrivere un romanzo che per farlo devo avere una storia che mi piaccia davvero tanto, e questa mi piaceva sul serio. Spero che poi piaccia anche a qualcun altro oltre a me!

"Maria accanto", quando la Madonna ti appare all'improvviso. Intervista a Matteo B. Bianchi

In effetti c'era il rischio di farne un romanzo comico, tipo commedia degli equivoci.

Esatto! Più di una persona si è meravigliata del fatto che io non abbia fatto fare a Maria e a Betty cose insolite, tipo miracoli compiuti all'improvviso. Sarebbe stato facilissimo inventare situazioni un po' da avanspettacolo, ma è proprio quello che ho voluto evitare.

Per me magari è comico che Betty tenga una lezione di moda a Maria, anche se quello che dice a un altro può sembrare nella norma.

 

Prima ha detto che scrivere per lei è una sofferenza. Preferisce il momento in cui crea una storia nella sua testa oppure quando la scrive?

Bellissima domanda. Certo che preferisco il momento in cui la sto creando nella mia testa. Perché è più facile, in quel momento sembra tutto facilissimo.

Per quanto tu abbia una storia in testa, una volta scritta non è mai la stessa cosa, la rileggi dopo due mesi e vorresti buttare via tutto. Pensavo di affrancarmi da questo col passare del tempo, ma al quarto libro è ancora così, forse anche peggio, perché quando ho scritto il primo non avevo metri di paragone. Per questo una storia mi deve convincere davvero tanto per farmi decidere di scriverla. Tra l'altro, sono un tipo molto socievole e scrivere è l'attività meno sociale del mondo, perché ti obbliga a startene da solo per mesi.

 

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Allora come si è sentito al termine della stesura?

Per la prima volta in vita mia non ho mai avuto la sensazione che fosse finito, perché ne ho scritto una versione che era ancora più breve, consapevole che non fosse sufficiente, però ho dovuto confrontarmi con varie persone nella casa editrice per andare avanti. Avevo bisogno che un esterno mi desse delle indicazioni. Io poi sono anche uno che non segue mai l'ordine cronologico, sono capace di scrivere il capitolo 5, poi l'8 e il 22 e tornare indietro, perché ho bisogno di scrivere prima quelli che per me sono i punti fondamentali.

Per questo motivo ho continuato a lavorare sul libro fino al momento in cui è andato in stampa: temo che se fosse uscito fra un anno sarei stato capace di continuare a modificarlo, però adesso inizia a sembrarmi concluso, anche se l'ultima volta che l'ho riletto prima di consegnarlo mi sembrava orribile, ma credo che vada sempre così.

Come scrittore sei obbligato a rileggere un tuo libro un numero spropositato di volte, per cui è difficile che alla fine tu riesca a trovarlo ancora interessante. Hai bisogno di un periodo di distacco, di dimenticarlo un po' per riuscire a rileggerlo, come poi succede con i tuoi libri più vecchi. Il tempo ti restituisce l'oggettività che perdi quando sei immerso totalmente in una storia.

 

Rileggendo un vecchio libro non le è mai venuta la tentazione di rimetterci mano?

No, perché è concluso. Mi è successo proprio quest'anno che hanno ristampato un mio vecchio libro in una nuova edizione e io non l'ho nemmeno riletto, volutamente, per non avere tentazioni. I libri li hai scritti in un ceto modo a una certa età, con un certo livello di maturazione ed esperienza. Mi capita di rileggermi e di trovare delle ingenuità pazzesche, però è inevitabile che in momenti diversi della vita tu abbia approcci diversi a un problema.


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