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Margherita Oggero e la nuova avventura della “sua” prof

Un colpo all’altezza del cuoreEra nel suo habitat, Margherita Oggero. Perfettamente a suo agio nel salotto sabaudo ricreato all’interno della sala incontri di un paesino collinare a pochi chilometri da Torino, l’ex insegnante di lettere ha presentato il suo ultimo giallo cento per cento piemontese, Un colpo all’altezza del cuore (Mondadori).

Un’opera sorretta dai pilastri narrativi della scrittrice: la natìa Torino, il microcosmo scuola e la professoressa investigatrice, Camilla Baudino. Personaggio di un ciclo cominciato nel 2002 con La collega tatuata, la profia torna protagonista a cinque anni dall’ultimo libro della serie, Qualcosa da tenere per sé. «Sono tornata al mio personaggio seriale con un certo timore, dopo alcuni libri molto diversi (tra cui Risveglio a Parigi (2009), L’ora di pietra (2011) e un giallo per bambini, L’amico di Mizù (2011), ndr.)», confessa Oggero.

La paura è quella che la serialità possa stufare. Vista l’abbondanza di gialli seriali, è una preoccupazione che dovrebbero avere molti scrittori italiani. Tra commissari di Polizia, marescialli dei Carabinieri, avvocati e giudici, sono tante le indagini nelle mani di personaggi di legge che diventano figure cult, e che spesso consolidano il successo con la fiction televisiva (quando non li trasforma in macchiette).

Anche per Camilla Baudino è stato così: dal 2005 ha il volto della milanese Veronica Pivetti in Provaci ancora, prof. Ispirata dai libri di Margherita Oggero, sta per uscire la quinta serie della fiction: «Finalmente, dopo quattro serie girate e ambientate a Roma, la quinta serie è fedele al libro ed è stata girata a Torino», racconta soddisfatta Oggero, che ha sempre scritto i soggetti per la fiction. «Mi sono limitata a scrivere i soggetti e non le sceneggiature perché non credo di essere in grado; non è il mio mestiere».

Nonostante il contegno sabaudo, da qualche mezza parola si intuisce che forse sperava in una prof. Baudino un po’ diversa, magari con la carica di piemontesità che le ha dato Luciana Littizzetto, impersonandola nel film Se devo essere sincera (2004), tratto da La collega tatuata. «Mi consola il fatto che, con un escamotage della trama, nella quinta serie Camilla verrà a Torino, senza il marito Renzo; il contrario di ciò che succede in Un colpo all’altezza del cuore».

Nel soppesare le particolarità del suo personaggio rispetto a un commissario Montalbano, a un avvocato Guerrieri o a una psicologa Pavesi, dichiara: «Si tratta di figure che entrano comprensibilmente in contatto con omicidi e sparizioni a causa del loro mestiere […] La “mia” Camilla, invece, è una professoressa e non so quanto possa reggere il fatto che sia continuamente coinvolta in episodi criminali – continua – Insomma, è davvero improbabile che lei si ritrovi in mezzo a tutti questi cadaveri facendo l’insegnante». Poi si “assolve”: «davanti alla finzione bisogna saper sospendere l’incredulità».

Tutto sommato, Camilla Baudino non risulta una donna inverosimile. In questo nuovo episodio la si ritrova invecchiata, alla prese con un matrimonio che si sta spegnendo per mancanza d’entusiasmo e in continuo contrasto con la figlia ormai adolescente. Gioie e dolori di questa fase della vita, in cui tutto è estremo, la Oggero li conosce bene grazie al suo passato dietro alla cattedra. «La figlia Livietta sta passando quella terribile, quanto necessaria, fase di opposizione e rifiuto nei confronti della madre, il disperato tentativo degli adolescenti di non diventare cloni dei propri genitori e di iscriversi come esseri sociali».

Anche in Un colpo all’altezza del cuore la scuola è in primo piano, come contenitore di tensioni emotive, ma anche come guida per i giovani, «sempre che i genitori non si trasformino da stampella della scuola in sindacalisti dei propri figli», precisa l’insegnante, più che la scrittrice.

Insieme a Torino (e dintorni), alla preside partenopea e ai cadaveri non poteva certo mancare il commissario Gaetano Berardi, con cui c’è in sospeso una reciproca attrazione, un amore mai consumato nelle avventure precedenti. Nelle parole di Camilla, una situazione alla «le rose che non colsi».

La tensione sessuale che dura nel tempo senza essere sublimata è l’arma vincente della scrittrice: «Per questo Camilla e Gaetano funzionano come personaggi; perché non ho mai voluto che avessero un “congresso carnale”», dichiara Oggero. Poi si ricorda di non essere in classe e ripiega su un termine meno fiorito: «Se Camilla e Gaetano andassero a letto, cosa scriverei poi di loro?». Una scelta opposta a quella che fecero ne La donna della domenica Fruttero e Lucentini, al cui stile viene spesso paragonato quello della Oggero. Nello storico giallo torinese, a indagine conclusa, il commissario siciliano Santamaria e l’aristocratica Anna Carla si abbandonano a un malinconico amplesso.

«Senza contare che scrivere di sesso non è affatto facile; quando non si cade nella pornografia, si scivola nel comico – valuta Oggero – Pensate a un romanzo come L’amante di Lady Chatterley; quelle pagine erotiche lette oggi fanno proprio ridere. Eppure ai tempi (1928, ndr.) era il massimo della trasgressione». Poi aggiunge: «L’adulterio non è obbligatorio! Si può anche decidere di non cedere alle tentazioni».

Non si sbottona invece sul futuro della prof. detective. Certo, è significativa l’introduzione di un nuovo personaggio, il giovane medico Francesca Gariglio, anch’ella protagonista delle strampalate indagini. Curiosa, ironica e un po’ insicura, assomiglia molto a una proiezione della Camilla dei tempi d’oro. È solo un cameo oppure è giunta l’ora di passare il testimone per il prossimo giallo?

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