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Mai giudicare senza conoscere. Intervista a Mario Sironi

Mai giudicare senza conoscere. Intervista a Mario SironiMario Sironi fu una delle figure principali del Novecento. Dopo aver aderito al Futurismo e una breve esperienza con la Metafisica, abbracciò la corrente e il pensiero politico fascista. Per tale motivo incontrò molte opposizioni nel mondo artistico dell'epoca e tutto ciò gli comportò difficoltà di affermazione.

Di lui nel 1954 Curzio Malaparte scrisse: «In un mondo di canaglie e d’imbecilli, è cosa rara incontrare un Mario Sironi». Abbiamo voluto raggiungerlo a Tempio Pausania, in provincia di Sassari, dove il pittore nacque nel 1885.

 

Buongiorno, signor Sironi. Per me è un enorme piacere essere qui in Sardegna. Vuole presentarsi ai nostri lettori? Ci racconti un po' di lei...

Di me non so dire nulla. C'è un mucchietto di rifiuti qui davanti nell'orto e mi sembra la mia vita, il mio cuore, le mie speranze. Speriamo davvero che dopo tante burrasche, tante tempeste, tanto bestiale soffrire si arrivi lo stesso in un porto dove per questo misero cuore ci sia pace e silenzio.

 

Osservando questo quadro che rappresenta il suo funerale avrei dovuto è evidente una certa dose di pessimismo, perché lei ha immaginato in vita un suo ipotetico corteo funebre, ma poi devo dire che ha avuto ragione perché al suo funerale ci furono solo cinque persone.

Mai giudicare senza conoscere. Intervista a Mario Sironi

So che ha attraversato fasi complicate a causa della depressione. Tutto forse è cominciato da quando si è iscritto alla Facoltà di Ingegneria per seguire le orme del padre, ma poi l'abbandonò per l'arte, è corretto?

Il mio maggior piacere è sempre stato quello di trattare di cose d'arte e ho passato parecchie ore al tavolino quando altri alla mia età si divertivano. Ed era tanto grande in me questa passione e tanto l'arte mi sembrava cosa grande, sublime e inarrivabile che l'avevo sempre considerata una deità immensa a cui, a me povero mortale, non era purtroppo dato che di aspirare il soave profumo.

 

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Parlando di alcuni suoi colleghi: per esempio Boccioni. Con lui ha avuto momenti di scontro, ma sappiamo che fu una delle sue più care amicizie durante la giovinezza.

Mai giudicare senza conoscere. Intervista a Mario Sironi

Boccioni era un dandy che aveva nel cuore il suo studio di pittore, il suo lavoro, le sue rivoluzioni di artista. Vedeva tutto da vicino, tutto in primo piano, il suo era un impegno furibondo con la realtà che, nella sua pittura, si frantumava, si ricostruiva, si compenetrava e si sovrapponeva in una pluralità simultanea di piani. Fu uno degli uomini di cuore che credettero nel cammino dell'Italia senza sospettare i tranelli e le complicazioni atroci del destino.

 

Già, la caduta a cavallo gli fu fatale... Che cosa ci dice invece di Picasso? Di lei il pittore disse: «Avete un grande Artista, forse il più grande del momento, e non ve ne rendete conto».

Picasso faceva andare in bestia i borghesi che si sentivano schiaffeggiati da lui, poi se lo disputavano a prezzi enormi, facevano con lui come con le loro baldracche.

 

Alcuni ritengono che la pittura e l'arte in generale siano materie superflue, non indispensabili per il progresso, per la conoscenza. Come risponderebbe?

La polemica della pittura come in generale dell'arte proviene dal fatto che gli artisti cercano naturalmente di elevarsi e i borghesi, questa sconcia e merdosa società borghese, vorrebbero una pittura balneare, i cui modelli sono le vignette pubblicitarie, le signore con le labbra rosse, i bambini cicciuti biondi e rosei, le forme e gli atteggiamenti disinvolti cosiddetti eleganti e i signori maschi questa quintessenza dell'egoismo e della stupidità.

 

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Alcuni suoi colleghi disprezzano l’arte antica: secondo lei, che ruolo ha l’arte del passato?

L'antichità classica era il tronco robusto che forniva la base. Da lungo tempo siamo tornati ai vecchi grandi capolavori con riverenze a studio, umile e faticato, ai simulacri giganteschi che a volte scompaiono per l'indifferenza e l'incuria degli uomini. Mettiamoci davanti a queste opere per interrogare noi stessi.

 

Parliamo ora della sua produzione: come la presenterebbe se fosse un critico d'arte?

Cotesto è un male tutto italiano. La critica è quella cosa che permette ai critici di vivere. Nessuno starebbe ad asoltare le tremende stupidaggini che dicono i critici se non ci fosse la critica. Secoli e secoli senza critica hanno dato al mondo i capolavori innumerevoli dell'arte dei tempi. Il critico ha la pretesa di prendere un quadro, metterlo in un alambicco, scaldare, manipolare e trarne un composto spesso verde marcio o viola livido.

 

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Lei ha avuto difficoltà a farsi apprezzare in ambito artistico, soprattutto perché aveva abbracciato il pensiero fascista. La pittura infatti, possiamo dire, era materia di sinistra. Che cosa la attirava di quella corrente?

Nello Stato Fascista l'arte aveva una funzione sociale: una funzione educatrice. Essa doveva tradurre l'etica del nostro tempo. L'arte così sarebbe tornata a essere quello che fu nei periodi più alti e in seno alle più alte civiltà: un perfetto strumento di governo spirituale.

 

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Ho capito: apprezzava il Fascismo più per il fatto che portò a una serie di novità nell'arte. Forse questo non è stato colto nel tempo. Credo fosse stato impegnativo sentirsi "poco considerato". In aggiunta, a complicare il tutto sappiamo che sua figlia Rossana si tolse la vita all'età di diciannove anni... Un duro colpo per un padre...

Era una povera ragazza, povera come i poveri di spirito del vangelo... [e continua con occhi rivolti al cielo] Ti sogno in cielo, nel Paradiso vicino a Dio.

 

Che rapporto ha con la religione, con Dio?

Dio è comunque il futuro dove saremo, dove andremo, l'eternità, il che sarà di noi fuori di questa relatività della vita umana anche se tornassimo in altre incarnazioni relative rimarrebbe sempre l'eterno noi. Anche se noi non fossimo l'universo sarebbe eterno. E questo eterno è Dio.

 

Ho trovato nell'Archivio a lei dedicato, e nato per volontà di una sua nipote, questa foto che la ritrae con il suo cane. Da alcune sue lettere ho appreso che lei amava molto gli animali ed era contrario alla caccia...

Mai giudicare senza conoscere. Intervista a Mario Sironi

La questione degli animali e della caccia in Italia continua. Gli italiani odiano gli animali, li considerano come essere inferiori e si considerano essere superiori creati così da Dio. Come facciano poi tanti di essi  a ritenersi dotati di una natura, alla lontana imparentata con le divinità è un mistero curiosissimo. L'uomo disprezza, aggredisce, tortura gli animali: maledetto lui che fa il deserto intorno a sé sulla polvere! Ho visto cose che tutta la mia amara filosofia non mi avrebbe mai fatto immaginare, ho visto l'atrocità della vita e la bestialità umana.

 

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La penso anch'io così… Se lei potesse fare un resoconto della sua vita, come la descriverebbe?

Ogni giorno è lo sforzo immane di vivere, di resistere con questo cuore schiantato dalla enorme fatica di esistere. Non c'è nessuno qui vicino a me, ancora e sempre solitudine atroce... In certi momenti mi illudo ancora. Poi torna a soffiare il vento livido orrendo.

Mai giudicare senza conoscere. Intervista a Mario Sironi

Non dica così. So che non ha vissuto in un periodo facile, ma credo che la nostra chiacchierata sia servita per raccontare qualche aspetto che non conoscevamo di lei ai nostri lettori. Anzi, facciamo così: le faccio una foto così possiamo ricordarla con il sorriso. In fondo lei nei suoi pensieri e nella sua produzione è stato un genio...

Il genio è nell'anima, signorina.


La lettura delle lettere degli artisti rivelano sempre qualcosa in più che non traspare né dalle loro opere né dai testi critici. Per approfondire:

-        Mario Sironi. Scritti e pensieri a cura di Elena Pontiggia. Abscondita, 2000.

-        Mario Sironi e il religioso a cura di Giorgio Mascherba. Fondazione culturale San Fedele, 1984.

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