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Maestro Straniero, l’arte del massaggio di cui abbiamo bisogno

Maestro Straniero, l’arte del massaggio di cui abbiamo bisognoAjarn Farang o Maestro straniero è il titolo dell’opera edita da Stampa Alternativa, esordio dell’autore Enrico Corsi, esperto del massaggio Thai Royal di cui forse tutti avremmo bisogno.

Maestro straniero richiama alla mente del recensore un’unica impronunciabile parola: interessante. Un’opera d’arte non dovrebbe mai essere (solo) interessante. Innovativa, furente o catartica semmai, di tutto davvero ma non interessante. Allora, vi prego, lasciatemi spiegare, con parole prese a prestito da Oscar Wilde, una bellezza nascosta in una prosa che non mi sento di definire romanzo:

«Quando viaggio mi piace avere qualcosa di interessante da leggere, per questo porto sempre con me il mio diario.»

 

L’abbiamo visto già in passato con il fix-up: spesso il vocabolario comune con cui descriviamo la narrativa è striminzito e inadatto a esprimere tutte le sfumature dell’Arte.

 

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Maestro straniero allora cos’è? Un diario di bordo, innanzitutto, che guida il lettore lungo un viaggio altrimenti non altrettanto percorribile lungo le sinuose strade dell’oriente tra gli anni ‘20 e ‘40 del Novecento. Una strada al limite tra l’arte del massaggio Thai Royal, il fascismo in Italia e la cultura orientale tutta, non priva dei riferimenti chiave della tradizione mistico-religiosa.

Andiamo con ordine: lo stile ha il carattere di un’esperienza dal biografismo accentuato, dove l’ispirazione dell’autore prende a piene mani dal proprio vissuto. Sono due le forme in cui si declina: il diario e il dialogo di domande e risposte. Al fianco di queste due forme preponderanti ci sono la lettera e la poesia, altrettanto tradizionali.

1) Il diario ha i pregi di veicolare la storia e portare avanti la trama per inerzia; non solo, è perfettamente coerente con la vicenda e scandisce le coordinate mutevoli di un viaggio in maniera intuitiva e chiara. Allo stesso tempo, la scelta del diario limita le possibilità espressive, le ingabbia e costringe a seguire un’architettura dei segmenti narrativi fissa. Non è necessariamente un male, anzi può giovare agli aspiranti scrittori avere una struttura da poter programmare. Il discorso varia poi in base alle preferenze e alle abitudini di ciascuno.

Il diario, quindi, è rischioso perché può portare a una ridondanza dei contenuti, a una paralisi della trama e del pathos costrette a vivere entro un contesto circoscritto di spazio e tempo, se non altrimenti esplorati. Il lettore si ritrova con solo un enunciato a mo’ di titolo, il che rende ogni scena troppo simile alle altre.

2) Le domande e risposte sono una forma ben precisa di dialogo, per cui è bene affrancarsi dal peso di confonderle: dialogo può essere di qualsiasi tipo, c’è libertà di ritmo, di personaggi, di gestualità e via discorrendo per tutti gli stilemi del buon dialogo narrativo e funzionale alla trama. Le domande e risposte, invece, ricalcano nei pregi e nei difetti la forma del diario: ci offrono una struttura semplice sia da gestire sia da seguire, ma che ci priva di libertà espressiva e rischia di vincolare il romanzo intrappolandolo in una mancanza di contesto, dinamismo, verosimiglianza, ecc.

 

Alla fine di quest’analisi tecnica la vera domanda è la seguente: possono le forme espressive di base essere funzionali a una prosa come quella di Maestro straniero? Ne esaltano le caratteristiche che evidentemente l’autore è intenzionato a sottolineare?

Maestro Straniero, l’arte del massaggio di cui abbiamo bisogno

La risposta è sì, meravigliosamente sì, seppur il libro non possa essere definito un romanzo riuscito, nasce e si presenta con fierezza come manuale di orientalismo moderno, che aspira a una ricerca di risposte esistenziali che ricordano le pubblicazioni del Dalai Lama. Le storie di vita e il fascismo non sono che uno sfondo cartonato per degli attori che si scambiano battute riflessive e dense di un’apologia moderna del capire e apprezzare la tradizione mistica orientale.

 

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È bello come un libro possa essere l’esempio che nella vita, a volte, bisogna lasciarci qualcosa alle spalle per realizzare noi stessi. Maestro straniero abbandona l’estetica dominante per darci, forse, non tanto quello che vogliamo ma quello di cui abbiamo bisogno.

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