Ma perché scrivete?
[Primo Girone della Rubrica All'Inferno, scrittore esordiente!, dove incontreremo orde di esordienti, ci chiederemo perché si scrive e proveremo a dare qualche risposta]
Eccoci arrivati all’angolo della satira, e non importa se non riderete tutti. Se rimarrete seri, di certo avrete i vostri buoni motivi. Magari una pubblicazione a pagamento vi farà sentire presi con le mani nel sacco, costretti controvoglia a confessare al monitor:
«Non è colpa mia, quando ho firmato il contratto non ero nel pieno delle mie facoltà»
o
«Ne ho solo messo da parte seicento copie per uso personale»
Perché si scrive?
Certamente non sono l’unica a chiederselo, e credo che ognuno si sia già dato qualche risposta.
Io ne ho scovate almeno tre.
Immagino si scriva per cercare fortuna e gloria, citando Indiana Jones.
Sarò sincera: erano anni che bramavo una buona scusa per sfoggiare tanta cultura.
Orde di scrittori in erba che inseguono l’immortalità della pagina scritta. Fa un certo effetto, vero? Ebbene, sappiatelo, decidendo di mollare la bic per una chiave giratubi, potreste diventare provetti idraulici. Rendetevi reperibili di domenica e nei giorni festivi, e vedrete se non arriverà pure la fama.
Ma ci sono altri motivi per imbrattare carta: se non è la fama, potrebbe essere il leitmotiv:
«Non posso farne a meno».
Ora, non so a voi, ma a me non scappa mai di scrivere: è una pulsione che con l’età ho imparato a tenere a freno. E nemmeno cerco il bagno delle signore per poi firmare le piastrelle con un indelebile. Insomma, sul mercato non mancano i rimedi per le piccole e grandi perdite, ma nessuno di questi porta il logo di una casa editrice.
Insomma, se non sono la fama e il bisogno impellente a spingervi a tamburellare sulla tastiera, forse siete convinti che scrivere vi porterà dei soldi. Tanti soldi, un sacco di soldi, così da poter smettere di fare l’idraulico per donarvi totalmente alla vostra vocazione.
Illusi!
In Italia sono poche le penne che si mantengono di solo inchiostro: Lucarelli – lui, ché la Selvaggia è messa peggio –, Camilleri, Faletti e pochi altri. In compenso, gli idraulici stanno meglio, e non devono nemmeno fare combriccola.
Cosa vi sto chiedendo? Beh, di desistere Immediatamente, prima che sia troppo tardi!
Avrete una vita ricca di soddisfazioni anche senza nome e cognome su una copertina e faccione in bianco e nero sulla quarta.
Credetemi, qui non vige la regola del tre – tre minuti senz’aria, tre giorni senz’acqua, tre settimane senza cibo. Il vostro fisico non avrà alcun danno se resterete lontani – tre, ma anche trentatre anni – da pubblicazioni, presentazioni e premiazioni letterarie.
Se, invece, siete davvero certi che il fato vi abbia riservato una lunga e impervia gita lungo la via della scrittura, nei prossimi gironi vorrei mostrarvi le cose sotto una luce diversa, ché non è tutto cultura quel che sta sulla carta
No, non chiedetemi da quale pulpito. Non ho credenziali da mostrare, ma solo tanti esempi: tutto quello in cui mi sono imbattuta e che, detto tra noi, mi ha fatto decidere di darmi all’idraulica.
Se Piero e Alberto mi volessero in comitiva, sarei Angela Angela, la vostra guida in questo universo di autoproduzioni, editoria a pagamento, abuso delle bacheche altrui e molto altro.
Sarà un viaggio al limite del consueto, con finalità medicamentosa: finalmente rideremo dei nostri tic, capiremo perché i social friend ci evitano come i mezzi pubblici in agosto e ci renderemo conto che in Italia non scarseggiano gli scrittori, e nemmeno gli editori: mancano solo i buoni lettori.
Ecco, sì, ma per questi non c’è rubrica che tenga, servono buoni libri; e questi escono dritti filati dai corsi di scrittura creativa. O no?
Ora correte a togliere dal vostro curriculum artistico i premi di poesia delle elementari! Parleremo anche di questo, potete scommetterci, sempre che abbiate il fegato di seguirmi, ovviamente.
Il Secondo Girone della Rubrica All'Inferno, scrittore esordiente! sarà on line il 10/03/2012.
Parleremo della scrittura ai tempi di internet, ci chiederemo a cosa serve pubblicare; ci imbatteremo nel POD e nelle antologie condominiali; incontreremo Pietrangelo Buttafuoco, Janis Joyce, Raul Montanari e Isabella Santacroce.









































Commenti
Più in alto nella discussione mi sono limitato a una battuta. Ora provo a dare una risposta più seria.
Allora: la verità, probabilmente, è che scrivo perché ho cominciato da piccolo e poi non sono più riuscito a smettere. E' un'abitudine complusiva. Qualcosa di simile a una dipendenza.
Spero solo che non si diventi ciechi :-)
A un certo punto la mente si struttura in questo modo; scrivere, tradurre in parole e in racconto il mondo che ci circonda e le sensazioni che si provano, diventa un esercizio automatico, una specie di reazione involontaria alla quotidianità.
L'esistenza così come è, come si sviluppa giorno per giorno, di solito non basta allo scrittore.
Lo scrittore ha bisogno di intervenire sulla realtà, di piegarla e modificarla, di staccarsene, di controbatterla, di sublimarla o magari di sporcarla. In ogni caso di modificarla. C'è in lui un po' la sindrome della divinità creatrice (divinità con la minuscola, per carità!) o, perlomeno, della divinità creativa.
Per questo io scrivo, perché fin da piccolo la sola realtà così com'è, come si presenta giorno per giorno, non mi basta, non mi è mai bastata. Sento il bisongo di intervenire in qualche modo.
Uno psicologo direbbe che questo atteggiamento è sbagliato, che bisogna sforzarsi di aderire alla realtà che ci circonda.
Probabilmente quello psicologo ha ragione.
Probabilmente quello psicologo non scriverà mai un best seller ;-)
Solitamente immagino il mondo ritratto in foto, nelle situazioni cerco il lato migliore. Sono una patita della fotocamera.
Nella mia borsa non ci trovi cosmetici, ma di certo la compatta non manca mai. Ah, già, uso il cellulare solo per telefonare, è una questione di principio.
E se il lato migliore proprio non vuole entrare nell'inquadratura? Allora uso la satira, anche quella me la porto sempre appresso.
Vorrei infine spezzare una lancia a favore di quel povero psicologo: perché non dovrebbe poter scrivere un bestseller? Ci è riuscito persino Faletti! ;)
Quelle piste da spiaggia le facevano i fanciulli di cinquanta anni fa. Quelli di trenta già si fumavano le canne, mentre i bimbi di venti anni addietro s'impasticcavano di schifezze e mai si sarebbero sognati biglie senza meta-anfetamina dentro. Sei certa che la foto del tuo avatar non sia la rappresentazione di un sogno infrantosi contro l'impietosa realtà? :D Oppure sei una maga magò del fotoritocco? :D :D :D
Lascia stare, non capiresti, ascolto Rabagliati mentre lavoro a photoshop, i miei ancora si chiedono cosa davano quella sera al cinema. :)
Comunicazione di servizio (che dirlo fa sempre figo): la seconda puntata è qui http://www.sulromanzo.it/blog/la-dannazione-dell-esordiente-0 e la terza è qui http://www.sulromanzo.it/blog/facebook-e-la-vetrina-del-salumiere.
l'articolo comunque è davvero molto banale
l'articolo comunque è davvero molto banale
Anche il tuo commento, ma non sarò io a fartene una colpa.
Invia nuovo commento