Corso online di editing

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Corso online di scrittura creativa

Ma perché scrivete?

Inferno, scrittori esordienti[Primo Girone della Rubrica All'Inferno, scrittore esordiente!, dove incontreremo orde di esordienti, ci chiederemo perché si scrive e proveremo a dare qualche risposta]

Eccoci arrivati all’angolo della satira, e non importa se non riderete tutti. Se rimarrete seri, di certo avrete i vostri buoni motivi. Magari una pubblicazione a pagamento vi farà sentire presi con le mani nel sacco, costretti controvoglia a confessare al monitor:


«Non è colpa mia, quando ho firmato il contratto non ero nel pieno delle mie facoltà»

o

«Ne ho solo messo da parte seicento copie per uso personale»

 

Perché si scrive?

Certamente non sono l’unica a chiederselo, e credo che ognuno si sia già dato qualche risposta.
Io ne ho scovate almeno tre.

Immagino si scriva per cercare fortuna e gloria, citando Indiana Jones.
Sarò sincera: erano anni che bramavo una buona scusa per sfoggiare tanta cultura.
Orde di scrittori in erba che inseguono l’immortalità della pagina scritta. Fa un certo effetto, vero? Ebbene, sappiatelo, decidendo di mollare la bic per una chiave giratubi, potreste diventare provetti idraulici. Rendetevi reperibili di domenica e nei giorni festivi, e vedrete se non arriverà pure la fama.

Ma ci sono altri motivi per imbrattare carta: se non è la fama, potrebbe essere il leitmotiv:

«Non posso farne a meno».

Ora, non so a voi, ma a me non scappa mai di scrivere: è una pulsione che con l’età ho imparato a tenere a freno. E nemmeno cerco il bagno delle signore per poi firmare le piastrelle con un indelebile. Insomma, sul mercato non mancano i rimedi per le piccole e grandi perdite, ma nessuno di questi porta il logo di una casa editrice.

Insomma, se non sono la fama e il bisogno impellente a spingervi a tamburellare sulla tastiera, forse siete convinti che scrivere vi porterà dei soldi. Tanti soldi, un sacco di soldi, così da poter smettere di fare l’idraulico per donarvi totalmente alla vostra vocazione.

Illusi!

In Italia sono poche le penne che si mantengono di solo inchiostro: Lucarelli – lui, ché la Selvaggia è messa peggio –, Camilleri, Faletti e pochi altri. In compenso, gli idraulici stanno meglio, e non devono nemmeno fare combriccola.

Cosa vi sto chiedendo? Beh, di desistere Immediatamente, prima che sia troppo tardi!

Avrete una vita ricca di soddisfazioni anche senza nome e cognome su una copertina e faccione in bianco e nero sulla quarta.
Credetemi, qui non vige la regola del tre – tre minuti senz’aria, tre giorni senz’acqua, tre settimane senza cibo. Il vostro fisico non avrà alcun danno se resterete lontani – tre, ma anche trentatre anni – da pubblicazioni, presentazioni e premiazioni letterarie.

Se, invece, siete davvero certi che il fato vi abbia riservato una lunga e impervia gita lungo la via della scrittura, nei prossimi gironi vorrei mostrarvi le cose sotto una luce diversa, ché non è tutto cultura quel che sta sulla carta
No, non chiedetemi da quale pulpito. Non ho credenziali da mostrare, ma solo tanti esempi: tutto quello in cui mi sono imbattuta e che, detto tra noi, mi ha fatto decidere di darmi all’idraulica.

Se Piero e Alberto mi volessero in comitiva, sarei Angela Angela, la vostra guida in questo universo di autoproduzioni, editoria a pagamento,  abuso delle bacheche altrui e molto altro.
Sarà un viaggio al limite del consueto, con finalità medicamentosa: finalmente rideremo dei nostri tic, capiremo perché i social friend ci evitano come i mezzi pubblici in agosto e ci renderemo conto che in Italia non scarseggiano gli scrittori, e nemmeno gli editori: mancano solo i buoni lettori.
Ecco, sì, ma per questi non c’è rubrica che tenga, servono buoni libri; e questi escono dritti filati dai corsi di scrittura creativa. O no?

Ora correte a togliere dal vostro curriculum artistico i premi di poesia delle elementari! Parleremo anche di questo, potete scommetterci, sempre che abbiate il fegato di seguirmi, ovviamente.


Il Secondo Girone della Rubrica All'Inferno, scrittore esordiente! sarà on line il 10/03/2012.
Parleremo della scrittura ai tempi di internet, ci chiederemo a cosa serve pubblicare; ci imbatteremo nel POD e nelle antologie condominiali;  incontreremo Pietrangelo Buttafuoco, Janis Joyce, Raul Montanari e Isabella Santacroce.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (22 voti)

Commenti

Io scrivo per inseguire un sogno, per gridare al vento affinché lo dica al mondo la mia interiorità.

Ironia della sorte: trovare due post "adiacenti" di cui uno esordisce con il grido Ma perchè scrivete! e l'altro invita a scrivere, anzi, esorta a inviare i propri lavori. Come faranno quelli di Internodue a difendersi dall'assalto degli scrittori assillanti, quale Cerbero metteranno a guardia del girone infernale degli scrittori compulsivi in cerca di fama? E soprattutto, quale dei due inviti accettare? In attesa dei prossimi post, con simpatia.

Non credo che un esordiente metterà questa prima puntata tra i "preferiti", farà finta di niente e invierà i propri lavori a Internodue.
Me lo auguro, sennò la redazione di Sul Romanzo mi caccia a metà rubrica! :)

Come promesso altrove, leggo e segnalo. Manderò orde di aspiranti pubblicatori, come li chiamo io, a leggere.
Di mio ho dato, ci ho messo anni e ho fatto tutto il giro, passando dal "perché scrivo" al 2magari potrei campare scrivendo" al "magari potrei provare a pubblicare quello che ho scritto e mi guadagno un posto negli scaffali delle biblioteche" al "magari anche chissene di guadagnarmi un posto negli scaffali delle biblioteche."
Attendo la seconda puntata.

Il mio motto recita "Scrivo, ma posso smettere quando voglio".

Ma...sono l'unica a mettermi alla tastiera pensando semplicemente "ho inventato questa storia e mi piacerebbe diffonderla sperando che qualcun altro la trovi carina"?

Eh, temo siate in pochi, ecco perché andate coltivati con cura!

Scrivo per mettere ordine alle idee. Io, di solito, rispondo così. Mai provato a far pubblicare qualcosa, nemmeno a pagamento. Ho optato per il restauro dei mobili antichi. Di idraulici, qui da me, ce ne sono fin troppi - anche se pochi reperibili di domenica!
Aspetto il tuo prossimo articolo! :)

Troppi idraulici?
Mandali qui, te li pago a peso!

La scrittura è una scelta deliberata nonché sbagliata, come buttarsi sotto una panda e poi stupirsi delle fratture riportate (se ancora ci si può stupire). Qualsiasi attività è più lucrativa e socialmente appagante, anche non fare nulla o andare a votare. Raramente ho sentito idraulici parlare male di altri idraulici, per dirne una. Non si può evadere le tasse, semplicemente perché 0 euro viene 0 euro anche senza IVA. Inoltre smettendo di scrivere ci si risparmiano sindromi come l'infiammazione del tunnel carpale, la miopia, la gastrite, la pubblicazione a pagamento e la recensione prezzolata.
Giuro di smettere presto, giuro.

E quando appare Falconieri, la mia giornata si rianima. :)
Non riuscirai a smettere, non da solo, quindi facciamo così: da lunedì smettiamo entrambi. Ricorda che scrivere di notte o assaggiare uno scritto tra i pasti rende le cose più difficili, bisogna darci un taglio netto.
Io, nel mio piccolo, ho già smesso di scrivere cose serie. Mi sono subito sentita meglio.

Fondiamo un gruppo di sostegno, tipo alcolisti anonimi, per scrittori che vogliono smettere di scrivere.
Io porto l'alcol.

Io porto gli anonimi, sapessi quanti anonimi mi arrivano sul blog con pessime intenzioni! :)

Io scrivo per sedurre il mondo.

Mi sembra una motivazione valida.
Ci riesci?

Domanda/1 perché su questa pagina in cui si scrive - anche - di editoria a pagamento c'è un link per chiedere un preventivo - presumo - per pubblicare un libro a pagamento?
Domanda/2: perché cliccando su "Preventivo" si legge not found?
Sono domande vere, non provocazioni. Ecco.
Grazie.

Temo dovrai chiedere "più in alto".
Per i link risponde la redazione, e la redazione risponde sempre. :)

Risposta 1: non è una casa editrice a pagamento, ma self publishing, due cose diverse.
Risposta 2: dove?

Ecco, lo sapevo, la redazione risponde sempre!
Mica come gli idraulici...

Scrivo perché non so avvitare tubi...

Eh, come ti capisco, è il mio più grande rammarico...

Occasionalmente accade che chi scrive, per passione e non per lavoro, si chieda quale sia la ragione essenziale del proprio scrivere.
Non è come il chiedersi per quale motivo si vada al cesso al mattino; in questa ultima eventualità passione e sopravvivenza avrebbero la stessa valenza.
Tra le innumerevoli ragioni che vogliono soddisfazione dalla scrittura una è la mia preferita, e credo sia quella che le dita stringono quando si sventola il ventaglio costituito da tutti gli altri motivi: io scrivo per me stesso.
— Oh oh...— si dirà
— Che idiozia!
— Che scusa puerile
— Tutti sanno che il pensare esaurisce le funzioni del dialogo con se stessi
— Perché lasciar tracce così sconvenienti di sé?—

— Perché io non scrivo per avere in cambio una convenienza— risponderei... se fosse del tutto vero.

Invece una convenienza c’è ed è data dal fissare, nero su bianco, concezioni migliorabili nel tempo che io trascorro cercando di migliorarmi.
Il pensiero scolpisce se stesso attraverso le emozioni che suscita, ma non è l’emozione il faro che mi guida. Troppo mutevole è il sentimento perché possa sperare di rappresentare valori immutabili, e io scrivo per destabilizzare un errore attraverso valori immutabili perché principiali. Valori non morali perché di un ordine universale.
L’errore che si commette quando ci si affida soltanto all’emozione, nella speranza di colmare un vuoto di valori.
L’ovvietà criminale che consiglia di andare dove porta il cuore è, dal mio punto di vista, analoga a quella che assicura il lavoro renda liberi.
Il vero cuore è quello che non contraddice la ragione, e la vera ragione è quella che senza il cuore si rifiuta di agire.
Che l’esistenza corrisponda a una donazione solo chi ruba non lo sa, e questo dev’essere sufficiente per associare al sacrificio di sé un valore che il sacrificare gli altri non ha il diritto di rappresentare.

Io scrivo, ogni volta, per ricordarmelo.

Non c'è nulla che riesca a essere comica come la serietà nel posto e al momento sbagliato. Le si avvicina solo la comicità involontaria di chi crede che il credere e il non credere siano aspetti del conoscere. Sono questi i rischi che si corrono scrivendo. La tragedia è che anche non scrivendo i rischi rimangono lì, in attesa che noi si faccia qualcosa. :D

Veramente, che io sappia, nessuno scrittore autentico saprà mai dire perché scrive. Chi scrive, lo fa e basta. Perché in genere è quello che sa fare meglio.

Ah ah ah... come dire che i film porno li può fare solo chi è capace d'amare... Troppo agevole l'attribuzione ad altri dei propri limiti. Non si vede perché chi scrive debba essere esclusivamente un animale istintivo. Da parte mia so esattamente perché scrivo e pure il perché di certe cose non scrivo. Per dirne una a casaccio non scrivo racconti erotici e ne conosco perfettamente la ragione: non ho ancora compiuto i novanta anni di età. E poi... l'evocazione del fantomatico "scrittore autentico" squalificherebbe ogni individuo capace di scrivere solo di ciò che conosce perfettamente o di quello che ignora.

Certo nell'eventualità che Francesca avesse ragione sarebbe una vera jattura essere degli scrittori autentici: bestie incallite che non sanno fare altro che scrivere...

E' bello tornare a questo articolo e scoprire che la discussione si sta animando.
Massimo - a cui va il mio applauso - la sta amministrando, moderando, arricchendo in maniera interessante. Insomma, Massimo sta facendo quello che dovrei fare io, ma lo fa talmente bene che preferisco sedermi in platea.

Scrivere o non scrivere? Immagino si sia a questo punto del dibattito - e io, ve lo giuro, me lo sto godendo questo scambio di battute -, perché il mio post cattivello (sul mio blog avrei scritto "cazzaro", ma qui devo fare la brava) si è trasformato in qualcosa di meglio. Naturalmente il merito non è mio e riconoscerlo non mi pesa.

Dopo aver lanciato il sasso nello stagno, qualche buona idea sta venendo in superficie. Scrivere o non scrivere? Scrittori autentici o scrittori per passatempo? Scrivere sarà un passatempo? Se non si scrive, il tempo passa comunque? Fermare idee e domande su carta, in modo da poterle migliorare, plasmandole e rimaneggiandole in più passaggi, o scrivere di getto?

Non sembra anche a voi che, da questo articolo cazzaro - ops, mi è scappato! - stia nascendo un gran bel film? Non c'è nemmeno bisogno di pagare il biglietto, quindi mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.
Mi auguro di sentire i vostri commenti, vorrei davvero leggervi, potete anche mandarmi al diavolo, vi è ampiamente consentito.

Beh, ora mi defilo, Massimo Vaj non può essere eguagliato e io sto soltanto levando spazio alle vostre repliche.

DITA

Questa cosa dell'appartenere a un pirla che crede di essere uno scrittore ci fa impazzire dalla gioia. Lui crede di essere padrone assoluto delle sue dita, mentre noi lo compatiamo solidali. Non che sia facile padroneggiare i suoi pensieri, ma se ci si mette d'accordo non è difficile dargli l'impressione di essere lui a scrivere. La manovra è un poco complessa e differente per ognuno di noi, in dipendenza dei legami sinaptici che abbiamo coi dendriti del suo, chiamiamolo pure, cervello. Sono collegamenti incrociati di ardua gestione, se dovessimo agire in dieci, ma per fortuna il cretino usa solo due di noi, io e il mio corrispettivo dell'altra mano, quelli che di solito usa per mandare affanculo il mondo. Non è strano che, per farlo, l'uomo usi il dito medio, proprio quello che, rappresentando la via di mezzo, dovrebbe essere il più equilibrato? Ma non stiamo a sottilizzare sui misteri dei meandri dell'animale di cui siamo una parte più attiva di quanto lui creda, e concentriamoci sul da farsi, ché lo scemo si sta organizzando per scrivere le solite quattro idee rimescolate tra loro con quella che chiama "creatività". Si tratta, in fondo, di essere più veloci del suo pensiero che, vi assicuriamo, è cosa da niente. La strada che deve fare l'ispirazione, povera in canna che quello si ritrova, per arrivare al risultato finale, è abbastanza lunga da consentirci di anticiparne i funesti effetti. Più o meno funziona così: lui, lo "scrittore creativo", vive alla cazzo pensando di essere un genio della sopravvivenza, e quando la noia lo ammazza si fionda alla tastiera del Mac, e apre la botola del suo ego. Da lì si accede ai bassifondi dell'anima che dà sulla scala a chiocciola che sprofonda nello spirito. Luogo misterioso anche per due dita intelligenti come noi. Da lì recupera una secchiata di sensazioni che lui chiama, pomposamente, "Intuizioni", e le riversa nell'androne della coscienza. Quella, disordinata com'è, le raccatta accumulandole nel pensiero che attiva i neuroni i quali, spintonandosi, ci inviano ordini. Ora che questi arrivano noi due abbiamo già iniziato a scrivere altro. Lui all'inizio ci rimane un po' male, ma poi si convince, essendo suo il corpo, di avere poteri straordinari e ride, meravigliato delle cose che gli consentiamo di leggere. È stupefacente che anche adesso, dopo questa nostra confessione, pensi di essere lui ad averla immaginata…
Noi dita, a differenza del cervello, siamo disponibili a essere lavate senza che questo modifichi la conoscenza che ci siamo fatte accarezzando la realtà. È per questo che affrontiamo gli avvenimenti considerandoli nei modi, delicati o cruenti, suggeriti dalle conseguenze che da quelli hanno avuto seguito. Noi dita raramente ci sentiamo a disagio, nell'anticipare le stupide posizioni preconcette che cervelli, privi di obiettività, adottano per non faticare nella ricerca di argomentazioni a sostegno.
È per questo che i cervelli con il compito di scrivere i libri di storia o le enciclopedie assumono dita prezzolate, dunque rese innocue, per digitare le loro falsificazioni.
Le dita, è noto, non hanno emozioni proprie, eccetto il disprezzo che nutrono per la dabbenaggine con cui i cervelli filtrano le informazioni destinate ad appesantire la loro incoscienza. Quando lo "scrittore" al quale siamo attaccate, e del quale riempiamo gli spazi lasciati vuoti dalla sua intermittenza intellettuale, era uno studente, si faceva acriticamente propinare delle balle cosmiche senza batter ciglio. Riuscirono persino a fargli credere che un guerriero di nome Attila, un unno, sia stato il più sanguinario condottiero e Re che la storia ricordi ma, nel contempo, anche colui che si fece fermare, nella sua conquista facile, dalle raccomandazioni di un vecchio Papa di nome Leone e dal suo innocuo crocifisso.
Noi dita comprendiamo le gravose limitazioni di un cervello costretto dal non poter toccare di persona la realtà, che deve ribaltare le immagini che la retina gli invia al contrario, e che si schiaccia contro la fronte ogni volta che il corpo arresta, di colpo, la propria corsa, ma proprio per queste ragioni dovrebbe astenersi dall'elaborare ipotesi fantasiose sull'esistenza. Un rapporto con la vita afflitto da tante pesanti limitazioni dovrebbe indurre il cervello a emulare il comportamento dell'intestino, al posto di ergersi sulla cresta delle cime tempestose sulle quali alpeggia la consapevolezza universale.
Che il cervello si chieda chi traccia la croce del voto politico che lo metterà in croce.
È questo il modo attraverso il quale noi dita organizziamo i crimini del potere mafioso che governa il paese, e lo facciamo allo scopo di mostrare ai cervelli la loro inutilità.
Così come il cervello usa noi dita per esprimere consenso, dissenso oppure, in associazione ai coglioni, anche l'esecrazione della cattiva sorte, le dita minacciano il cervello di accecare quel poco di lui che vede. Il cervello non la prende bene e manda ordini che impongono alle dita di grattare distretti dell'organismo squallidi e puzzolenti. Non che le dita apprezzino granché questo suo senso umoristico, e lo si capisce dal fatto che prolungano la grattata tanto da far perdere il controllo al cervello che non può impedire un arrossamento che richiederà una grattata riparatrice aggiuntiva, volta a peggiorare una situazione che era già compromessa in partenza. Naturalmente quella appena ricordata non è la più sgraziata tra le possibilità che si offrono per aggravare un conflitto perennemente in atto tra l'intuire delle dita e il cogitare supponente della materia grigia; non bisogna infatti dimenticare che le dita si assumono la responsabilità di appiccare fuoco al corpo, mentre il cervello è intento ad autocommiserarsi, o a protestare per la vita grama della quale ha faticato a prevedere le nefaste conseguenze realizzatesi.
L'enorme vantaggio che noi dita abbiamo nei confronti del raziocinio (si fa per dire) che caratterizza il lavorio mentale dell'organo che occupa, abusivamente, il piano rialzato dell'organismo umano, sta nella maggiore distanza che ci separa dal Cielo e che ci concede di prepararci al peggio. Quello stesso Cielo misterioso che invia messaggi troppo carichi di valenze simboliche che, a tradurne il senso, c'è da perdere la gioventù. Noi dita, invece, non ci fidiamo dei gorgoglii sinaptici dei neuroni, che funzionano a impulsi elettrici come le lavatrici, e affidiamo il nostro intuire alla benevolenza dell'Intelligenza ordinatrice del Cosmo, la stessa che ci ha dato l'abilità e le unghie per pulire i condotti respiratori che consentono di inalare la vita dal Cielo. Chi avrebbe l'ardire di affermare che sparare a casaccio ipotesi sull'esistenza sia più importante del respirare?
Che gli frega al cervello di mancare il bersaglio con le sue idee balzane, buttate giù senza tenere in alcun conto le variabili capaci di trasformare un tetto protettivo... in una grondaia a penzoloni alla quale noi dita ci attacchiamo per salvare la pelle?

Nella particolare gerarchia in cui è ordinato lo specializzarsi di noi dita, il primo posto non è occupato dalla presunta santità con la quale i cervelli predicano bene e razzolano male, ma dalle dita dei chirurghi che aprono i cervelli allo scopo di eliminare, senza esagerati danni collaterali, quel settantacinque per cento di cervello che nessuno sa a cosa dovrebbe servire. Tutti gli organi e i componenti del corpo umano sono commisurati alle loro funzioni, ma per il cervello la cosa pare non abbia importanza. Lui funziona con solo un quarto della sua massa fisica e un decimo di quella emotiva. Non è questo un segno inequivocabile d'immaturità?

http://img259.imageshack.us/img259/4058/dita.jpg

Ahimè, devo correggermi. Mi ero inchinata troppo presto.
Ecco, allora mi inchino di nuovo. Le dita consentono molto, ma qui si parla di schiena, e oggi la mia scricchiola. Voglio credere sia il meteo e non il tempo, il meteo lo posso reggere, il tempo è questione ben più seria.

Viene da chiedersi perché questa rubrica sia a nome mio, anzi, sarò sincera, quasi quasi faccio levare il mio nome dai post che seguiranno. Raramente sono incappata in una rubrica satirica - vorrebbe esserlo, ci prova... poverina! - dove i commenti sono tanto piacevoli da mettere in ombra il resto. Cosa che, sappiatelo, non mi dispiace in alcun modo.
La roba che voi leggerete - è soltanto "roba", ebbene sì - io l'ho già digerita. La rubrica è stata consegnata "chiavi in mano", andrà dove deve andare, ormai io e lei non siano nemmeno più parenti... ma vuoi mettere il gusto di ritrovarsi a leggere i commenti dei lettori?

Scrivete per farvi leggere? Anche questo potrebbe essere un motivo, magari buono, un buon motivo per saltellare sulla tastiera. Voi, o le vostre dita, vai a saperlo!
E davvero si deve scrivere? Ci riesce bene questo strano meccanismo cervello-dita-dita-cervello? Come facciamo a esserne certi?

Basta domande, sto diventando tediosa e assomiglio a quella vecchia prozia che abbiamo fatto sopprimere perché metteva troppi dubbi in famiglia.

Io scrivo perché sono davvero bravo.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.