Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

"Lulù Delacroix" di Isabella Santacroce

Lulù Delacroix, Isabella SantacroceL'ultima fatica dell'ex fenomeno letterario Isabella Santacroce si chiama Lulù Delacroix.

Si tratta di un bel librone edito da Rizzoli di quasi quattrocento pagine, dove abbandonata la vena dark erotica, l'autrice si lancia in un fantasy edificante alla neo post post Carroll, dal taglio bruttamente disneyano.

Oh take me down to the Perfect City / where the grass is green / and the girls are pretty!

Lulu Delacroix, è una bimba calva di Perfect City, una specie di Paradise City di Guns'n'rosiana  memoria, dove le siepi sono verdi –  che dico verdi? Verde esattissimo! e le bimbe sono belle e bionde. È una povera creatura infelice, sottoposta a tutte le soperchierie da parte delle sorelle cattive e all'indifferenza e alla vergogna dei genitori.

È segregata in casa, e parla da sola o con le bambole in maniera sgrammaticata, costantemente scambiando imperfetto congiuntivo con presente indicativo, cosa che comunque non le impedisce di comunicare per via medianica con un genio della letteratura: Emily Dickinson. Addirittura!

Certo, in fin dei conti, il retro della copertina riporta le citazioni non solo della Dickinson, ma financo di Dante. Giusto per far capire che questo è un libro che parla di letteratura, e non sia mai che pensiamo che si tratti di un libro di ninna-nanne in gotico.

È a partire all'incirca dalla seconda parte, che incominciano le avventure di Lulù Delacroix, a cui viene chiesto dalla bambola di pezza monca di salvare il mondo dalla regina Ingiusta.

E qui l' “ohhh” ci sta a pennello.

A partire da questo punto, Lulù viene catapultata in un universo parallelo pullulante di incontri iperbolici e impensabili, tutti comunque prodotti esagitati della fantasia più kitsch.

Non lo dovevi dire!

Oddio, ho usato il termine kitsch.

Mi ero riproposta di usarlo un po' più in là nella recensione, ma è difficile rimanere seri con un libro simile e continuare a giocare liscio, quando le carte in mano sono così pesanti.

Anche perché, nonostante la quarta di copertina, il mio spirito di lettore bastian contrario si rifiuta di considerare quest’ammasso di pagine un qualcosa di letterario.

Mi chiedo, perché tanto battage per un fantasy? Per leggere una minestra scritta di cartoni animati, che non hanno sugo, ma sanno solo di dado e conservanti?

Perché poi il resto del libro è condito di spezie a ogni pie’ sospinto così impossibili e dal gusto così stucchevole che si perde quasi voglia di continuare l'assaggio.

In una parola, si rimane stomacati.

De gustibus, si può dire.

Eh no. Non è la visionarietà, la fantasia galoppante a dare fastidio, come se solo le opere “serie” , ostentatamente “realiste” fossero le uniche a poter vantare un marchio letterario in questi anni. Per carità, no. Il punto è che c'è fantasia e fantasy, ci sono visionarietà o surrealismo e luoghi comuni.

C'è insomma una separazione non definibile ma palpabile fra immaginazione e già immaginato.

Si fa fatica forse a credermi se dico che le dontolline pulsanti o i cervi blu o il ragno tenore li ho già  sentiti  e visti da qualche parte. La fantasia per la fantasia, intesa come fantasia disneyana, non basta. Non basta sproloquiare a briglia sciolta di inimmaginabili e non futuribili mondi post-anderseniani (e di un Andersen deleterio, per giunta).

Insomma, non è che se coloriamo il Pedissequo con i colori dell'arcobaleno e ci mettiamo due soldatini di legno marcio a farci la guardia, lo rendiamo più nobile. Sempre Pedissequo rimane.

Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi, baby.

Una maniera di camuffare il Pedissequo usata abbondantemente dalla Santacroce è il ricorso al citazionismo.

Un vizio che personalmente trovo pericoloso, e controproducente, perché induce nel lettore l'idea che neppure l'autore creda davvero nel proprio testo e ne cerchi in un Altrove Alto una conferma di qualità .

Nel caso di Lulù Delacroix,  tirare in ballo ad esempio - oltre ai già citati Dante, Emily Dickinson, e Lewis Carrol -  Chopin (“Primo preludio chopiniano in la maggiore”), Brahms (“Isabella: primo breve intermezzo sinfonico brahmsiano”) o addirittura Cristina Campo (”la tigreassenza algebrica”) non aiuta questo cumulo di pagine a ergersi al di sopra del già digerito. Anzi, a mio parere lo affossa ancora di più nel ridicolo.

Ridicolo, appunto. Ridicolo pensare che il lettore o certi lettori possano sentirsi intrattenuti da un romanzo simile.

Possibile che l'unica fantasia sdoganabile editorialmente non vada al di là di un puerile cartone animato? Si ha davvero paura di riscoprire il surreale vero, quello che nasce da una critica profonda e sentita e non banalizzante? Quella fantasia che non è una droga per assuefare gli animi al luogo comune, ma che al contrario li vuole distruggere?

Ma forse le mie domande sono troppo ingenuamente idealiste.

E allora riconosciamo la vittoria del luogo comune e del cattivo gusto, del Pedissequo nella grande distribuzione editoriale, ancora una volta.

 

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (4 voti)
Tag:

Commenti

Magari quando gli saran venuti a noia anche gli animali antropomorfi che interagiscono vicendevolmente tramite appendici corporee si inventeranno una nuova pornografia basata su enormi vegetali animati da intenzioni lussuriose. Sì, sarebbe fantastico leggere di un broccolo che arriva e zacchete! sodomizza con violenza selvaggia il cavoletto di Bruxelles.
Sì.
Ora scusate corro fuori a farmi una vita sociale, perchè mi sta seriamente venendo paura.

Raramente lascio commenti a blog letterari, mi occupo di faccende diverse: da me i libri vengono semplicemente derisi, presi a calci, lanciati per aria e poi intervengono i cecchini (la redazione l'abbiamo scelta con cura, solo gente con ottima mira). E' però con vivo piacere che mi appresto a commentare l'articolo di Anna, voglio però fare due importanti precisazioni: non ho letto questo libro, ho invece letto alcune cosette sparse online e nobilitate dalla sacra penna di Isabella Santacroce. E questa era la prima. La seconda, invece, si riferisce a come io - m'avessero puntato una pistola alla testa per farmi leggere questo libro - avrei trattato la vicenda.
Non starò a postarvi il link in cui abbiamo saggiato alcune perle santacrociane, diciamo che là, a casa mia, su quel maledetto blog dove spariamo ai libri (alcuni si salvano, sono i migliori, ma per uscirne vivi vengono sottoposti a test scrupolosi)... beh, là non saremmo stati così inappuntabili come la nostra Anna.
Già, il lettore può anche dire "l'ho letto e mi fa schifo", "non l'ho letto perché prevedo mi farà schifo", "lo leggerei, ma se poi fa schifo?". Allo stesso modo un autore - se trova trippa per gatti, in questo caso gatti editoriali - può uscirsene con un malloppazzo da strapazzo: è libero di farlo.

Bene, dopo tutte queste precisazioni, dopo non avervi postato il link che mi avrebbe fatto incassare decine e decine di nuovi lettori al blog (ma tu guarda che ottimista!), posso quindi concludere augurando ad Anna di incrociare (e non santacrociare) presto nuovi titoli di suo interesse e - in maniera assolutamente egoistica - di incrociarne altrettanti terribilmente odiosi e criticabili.

Io amo le recensioni di Anna quindi, gentili autori, se vi fosse possibile pubblicare malloppazzi... ecco, sì, io ve ne sarei grata.

Fenomeno letterario 'sta cippa! La Santacroce è solo una figa dark, il cui successo è dovuto al fatto che, all'epoca del suo esordio, andavano modelli femminili tipo Asia Argento (una cagna d'attrice come la succitata è una cagna di scrittrice). A me aveva già fatto cacare "Destroy"- ammasso di clichè giovanilistici immersi in una storia inesistente e conditi
con un linguaggio wanna be sperimentale (in realtà solo sgrammaticato). Il resto non l'ho letto perchè si vive una volta sola

Mi riesce davvero difficile credere che un cognome così altisonante e sacro (Santacroce) possa scrivere tali nefandezze ed oscenità e comunque, leggendo la recensione della Costalonga, man mano che scorrevo giù le righe, cresceva in me la curiosità di leggere simile atrocità. Cara Anna, secondo me, le hai fatto una gran pubblicità. Troppo onore, a quanto pare....

Mi spiace dissentire ma il mondo è bello perchè è vario. Ho appena finito di leggere il libro e mi è piaciuto moltissimo. Mi ha trasportato in un mondo fantastico e non mi ha mai annoiato.
Inoltre con questo libro Isabella si è avventurata in ambiti completamente diversi rispetto a quelli cui ci ha abituato con i precedenti libri, dimostrando di essere una eccellente scrittrice indipendentemente dai temi trattati.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.