In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Corso online di editing

Corso online di scrittura creativa

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Luigi Pirandello: Mattia Pascal non è morto

Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello«[…] C’è un oltre in tutto. Voi non volete o non sapete vederlo. Ma appena appena quest’oltre baleni negli occhi d’un ozioso come me, che si metta a osservarvi, ecco, vi smarrite, vi turbate o irritate» – è un oltre che mette a nudo la maschera pirandelliana e denuncia, agli occhi di chi ancora riesce a vedere qualcosa, una mancanza: l’assenza dell’uomo, il vuoto della facciata, l’impossibilità di sottrarsi alla velocità delle macchine.

Punge, Luigi Pirandello; dà fastidio. Lo stile non è quello di Alberto Moravia: non si avverte il distacco dalla borghesia egotista, egocentrica, indifferente, anzi. Pirandello partecipa, si fa sentire, aggredisce quelle inconsapevoli macchine borghesi chiamate «uomini» – lo stesso protagonista dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, colui che avrebbe dovuto denunciare il male, finisce per essere vittima del male stesso. Non c’è pietà per l’uomo, per colui che non riesce a vivere, a essere se stesso in un mondo che non è più se stesso: l’apparenza regna sovrana, l’ipocrisia borghese trasforma il soggetto in uno stupido oggetto, in qualcuno che si vede vivere, pur non riuscendo a vivere.

L’uomo diventa persino vittima di un oggetto inanimato o, meglio, di una sua azione ben precisa: girare senza sosta alcuna. È impassibile, gira assieme a quello e nel frattempo cerca di «trovare un meccanismo, che possa regolare il movimento secondo l’azione che si svolge davanti alla macchina. Giacché» – sostiene quegli – «io, caro signore, non giro sempre allo stesso modo la manovella, ma ora al più presto ora più piano, secondo il bisogno. Non dubito però, che col tempo – sissignore – si arriverà a sopprimermi. La macchinetta […] girerà da sé. Ma che cosa poi farà l’uomo quando tutte le macchinette gireranno da sé, questo caro signore, resta ancora da vedere».

La denuncia è forte, il male è assoluto: cosa succederebbe se tutte le macchine prendessero il posto di chi, adesso, «gira la manovella»? E, soprattutto, cos’è questa «macchina»? C’è sicuramente, da parte di Pirandello, una presa di posizione rispetto al trionfo degli ordigni nella vita moderna, ma il discorso va oltre. È certo, infatti, che avrebbe parlato e scritto diversamente se i protagonisti del Novecento fossero stati altri, e non esseri umani ridotti a sagome, a maschere divorate completamente dalle attività di tutti i giorni, da qualcosa che «va fatto», perché così vuole quel mostro chiamato «società». Sono maschere consumate a tal punto da rischiare un pauroso «stato di follia». E solo dinanzi a questo, forse, potrebbero manifestarsi nella loro umanità.

Le parole che usa sono così incisive da risuonare nella mente come una sorta di sentenza: «[…] Guardo per via le donne, come vestono, come camminano, i cappelli che portano in capo; gli uomini, le arie che hanno o che si dànno; ne ascolto i discorsi, i propositi; e in certi momenti mi sembra così impossibile credere alla realtà di quanto vedo e sento, che […] mi domando se veramente tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita, che di giorno in giorno sempre più si complica e s’accèlera, non abbia ridotto l’umanità in tale stato di follia, che presto proromperà frenetica a sconvolgere e a distruggere tutto. Sarebbe forse, in fin de’ conti, tanto di guadagnato. Non per altro, badiamo: per fare una volta tanto punto e daccapo» (corsivo aggiunto).

C’è, insomma, un meccanismo della vita che è stato sconvolto e che non potrà essere ripristinato, se non con un cambiamento radicale. Un cambiamento che non è avvenuto – ancora una volta, è la Storia a parlare; movimenti del Sessantotto a parte, sarà il trionfo della borghesia, della sua fisionomia ipocrita, indifferente a tutto e a tutti, persino a se stessa.

Si capisce bene, insomma, che la condanna non è rivolta alle macchine, ma a uno strano meccanismo che, all’epoca, iniziava a regolare la società intera: un sistema in cui – scrive Serafino verso la fine del II capitolo dei Quaderni – «[…] Servo la mia macchinetta, in quanto la giro perché possa mangiare. Ma l’anima, a me, non mi serve. Mi serve la mano; cioè serve alla macchina. L’anima in pasto, in pasto la vita, dovete dargliela voi signori, alla macchinetta ch’io giro. Mi divertirò a vedere, se permettete, il prodotto che ne verrà fuori. Un bel prodotto e un bel divertimento, ve lo dico io». L’essenza prima dell’uomo – lo confessa, quasi scherzando – non serve più. Che se la prenda pure la macchina!

È questo il cuore di gran parte dell’opera pirandelliana: l’uomo non agisce, il suo animo resta immobile, imperturbabile; si limita ad assistere, a trasformarsi in ciò che gli altri vogliono, poco importa se tra questi «altri» si nasconda un uomo, un animale o una macchina. Ciò che conta è che quell’«oltre» è svanito per sempre, come se ognuno di noi fosse l’ennesima riproduzione di un Mattia Pascal: «in una condizione così eccezionale, che posso considerarmi come già fuori dalla vita; e dunque senza obblighi e senza scrupoli di sorta».

Un essere del genere può essere definito «uomo»? Non è forse “più morto” di coloro che lo sono già? E, soprattutto, quella società è davvero diversa da questa società?

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.9 (8 voti)

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.