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Lo scrittore è come un autista di autobus. Un incontro particolare con Maurizio De Giovanni

Lo scrittore è come un autista di autobus. Un incontro particolare con Maurizio De GiovanniEsce per Rizzoli Una lettera per Sara, il nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni, autore prolifico, dalla grande capacità di far appassionare il lettore alle sue storie, sia che si tratti degli amanti del genere sia che si tratti di lettori casuali. Maurizio De Giovanni è un narratore fluido e coinvolgente per cui l’unica condizione da soddisfare per apprezzare questo nuovo appuntamento con Sara è quella di essere un lettore.

Siamo al terzo appuntamento con Sara Morozzi, una donna con un potere speciale, quello di osservare i dettagli sui volti delle persone. Dettagli che tradiscono le emozioni, i pensieri nascosti e le parole non dette.

A spiegare chi è Sara Morozzi è stato lo stesso Maurizio De Giovanni durante un incontro stimolante con blogger, giornalisti e lettori. Si è trattato di un incontro virtuale che ha permesso di confrontarsi con le emozioni e le riflessioni suscitate dalla lettura. Protetti dallo schermo, si è diventati invisibili e si è potuta sperimentare una forma di ascolto amplificata. In qualche modo, il blogger-lettore ha indossato i panni di Sara.

Ma chi è Sara? «Sara è una donna in pensione», ha spiegato De Giovanni, «che ha pagato la sua vita caro, senza sconti. È una donna che ha combattuto contro l’ingiustizia, le maschere, le menzogne. Si trova nell’autunno della sua vita ed è bella. Io sono innamorato di lei, mi coinvolge, è il tipo di donna che ogni uomo vorrebbe incontrare. È una donna che non ha paura del tempo».

 

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Di Sara non si arriverà a conoscere ogni piega del suo pensiero, perché De Giovanni ha un’altra urgenza: vuole raccontare una storia. Una storia che prende spunto dalla realtà. Graziella Campagna, a cui è dedicato il romanzo, è una ragazza morta a diciassette anni solo perché si è trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato, all’età sbagliata. Lavorava in una lavanderia e, da un bigliettino caduto dalle tasche di un paio di pantaloni portato in bottega per il lavaggio, ha compreso che la persona che li possedeva non era quella che diceva di essere. Troppo ingenua perché troppo giovane, ha messo la sua vita in pericolo e ha pagato a caro prezzo. La sua vita non è stata l’unica a spezzarsi. Entrambi i genitori muoiono a breve distanza di tempo e il fratello passa tutta la vita a cercare l’assassino della sorellina. «Mi sono ispirato a questo mistero», ha detto De Giovanni, «ed è stata dura raccontare. Nel caso specifico, si era trattato di un delitto di mafia che aveva coinvolto diverse figure istituzionali corrotte che hanno partecipato a insabbiare le indagini. È la prima volta che prendo le mosse da un evento realmente avvenuto e questa volta ho deciso anche di non raccontare la città, muovendomi quindi nei quartieri residenziali, che sono uguali ovunque».

Il romanzo prende il via in una libreria di antiquariato dove una ventenne, una studentessa fuori sede, svolge le sue mansioni da libraia part time. È una brava ragazza e, allo scortese cliente che rivuole un certo libro, risponde cortese e, anzi, nel leggere il dispiacere negli occhi dell’uomo, comprende il perché e gli restituisce anche una certa lettera. A fare il regalo alla signora Maddalena, le sembra evidente, l’uomo ci teneva molto. Se lo sa, è perché lo ha dedotto da una rapida lettura del foglio spiegazzato, finito in mezzo alle pagine. La gente dimentica qualsiasi cosa nei libri.

Ecco l’unica colpa della ragazza. Ma il fatto di essere questa la sua unica colpa non basta per salvarsi.

Sono tanti gli elementi che rendono la lettura una specie di viaggio interiore. Uno di essi è senz’altro l’ambientazione. Ci si muove tra carceri e ospedali, luoghi che rendono l’amore impossibile. «L’amore è impossibile», ha replicato De Giovanni, «l’amore è terribile. Quasi sempre, quando finisce, non è mai in contemporanea, da entrambe le parti. Uno dei due rimane ancora nella stanza deserta e da lì nascono le gelosie, l’invidia, il dolore. Le carceri e gli ospedali sono i luoghi della solitudine. Io ho voluto raccontare proprio questa impossibilità dell’amore, l’incontro di due solitudini che restano legate le une alle altre senza però dissolversi. Parlo dell’amore di un nonno, giunto tardivo, nei confronti di un nipote che quasi non conosce. In ultima analisi, è una storia d’amore, questo romanzo».

Cos’è raccontare una storia per Maurizio De Giovanni? Lo spiega con una metafora calzante: «Lo scrittore è come un autista di autobus. I lettori ci salgono e lui li guida, a volte si incontra un bel panorama e allora si fa una sosta, ma non bisogna mai deviare dalla strada principale».

Lo scrittore è come un autista di autobus. Un incontro particolare con Maurizio De Giovanni

Se il risultato è così coinvolgente è anche perché De Giovanni, nell’atto della creazione, si lascia travolgere dalla storia e diventa un «uomo insopportabile. Non mi faccio più la barba, mangio poco e mi lavo poco, mi chiudo nello studio e passo intere giornate a scrivere. Dura un mese circa questo momento, e non torno mai indietro. Se, per esempio, a un certo punto mi serve che i capelli di Tizio siano biondi ma io ho detto che sono mori, non torno indietro per cambiare il dettaglio. Se un romanzo rispecchia il mondo, la realtà, allora deve stare nei medesimi confini. Dal punto di vista della trama, traccio su un foglio A3 i punti cruciali della storia, poi scrivo, lasciandomi sospendere dalla storia. Quando sono pronto, passo tutto nelle mani dell’editore, anzi di Tommaso De Lorenzis, un uomo meraviglioso, sebbene inguardabile [ndr ride]. Della storia, ne parlo solo con lui e qualsiasi cosa considera che vada rivista, io lo accetto, perché è lui il lettore. Se lui non capisce, il lettore non capisce. A dirla tutta, il suo nome dovrebbe stare sul frontespizio del libro, accanto al mio».

 

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Una lettera per Sara, pronto già a marzo, ha atteso per uscire perché «sebbene sia un autore fortunato, che viene letto molto anche in ebook, e quindi forse con la quarantena quasi mi conveniva farlo uscire, trovo irresponsabile pubblicare un romanzo con le librerie chiuse. Gli autori noti, quelli letti dal grande pubblico, hanno la responsabilità di diventare una macchia di luce per gli autori meno noti, per gli editori meno noti. Un lettore che entra in libreria per prendere un libro, uscirà sicuramente con altri due o tre nella borsa. E questo è importante. Con Rizzoli, ne abbiamo parlato e abbiamo concordato di aspettare la riapertura delle librerie per l’uscita del romanzo».

Leggere Una lettera per Sara è uno dei migliori modi per lasciarsi sorprendere e indignare, per intrattenersi e riflettere, ma anche per innamorarsi di Sara, di Viola, di Davide e di un mondo che, per quanto crudo e difficile, resta colmo di umanità.


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