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Lo schiavismo agricolo in Puglia: la denuncia della Flai-Cgil Puglia

Lavoratori, Agricoltura, PugliaQualche settimana fa, per la rubrica La Puglia allo specchio, ci siamo occupati della situazione di slum pugliesi, i quartieri situati nei comuni agricoli maggiormente noti per episodi di schiavismo.

Nonostante l'aumento della produttività agricola, la Puglia registra un numero imponente di lavoratori completamente a nero, non pochi dei quali rinchiusi in veri e propri ghetti disseminati in tutta la regione, come emerge anche dal rapporto Agricoltura: migranti e lavoro in Puglia, a cura della Federazione dei Lavoratori dell’Agro-Industria (Flai) della Cgil regionale pugliese.

Abbiamo deciso di approfondire l’argomento, ponendo qualche domanda a Giuseppe Deleonardis, segretario regionale della Flai-Cgil Puglia, sindacato che ha avviato una campagna regionale e nazionale di denuncia, per far emergere il fenomeno e provare ad avviare un percorso vertenziale che coinvolga le Istituzioni regionali, nazionali ed europee nella ricerca di soluzioni adeguate.

Dal rapporto Agricoltura: migranti e lavoro in Puglia emerge una presenza di almeno 40.000 lavoratori totalmente a nero, un dato preoccupante che fa della Puglia uno dei luoghi del nuovo schiavismo in Europa. È così?
Sì.

E come si è giunti, nel tempo, a una condizione di questo tipo?
In questi anni, sono state progressivamente annullate tutte le conquiste in materia di incontro tra domanda e offerta del lavoro; il collocamento pubblico ormai è inesistente. Questo in una fase di crescita dell’agricoltura e delle produzioni intensive.
In tale quadro, la manodopera occorrente, prevalentemente migrante e fuori da regole, è stata utilizzata dalle aziende per mettere in discussione diritti contrattuali, costruiti con la stagione politica e sociale degli anni Settanta/Novanta.

In questa fase di crisi, l'agricoltura sembra riuscire a produrre ancora reddito e rendite. Perché, secondo lei, questo avviene a danno dei lavoratori?
Perché si è affermata una cultura delle illegalità, sostenuta da un’idea spesso trasversale anche nelle forze politiche che l’impresa, il mercato e il profitto è tutto, è il motore dello sviluppo, i diritti sono per indotto.

Il vostro sindacato è stato il primo a denunciare il fenomeno. Ritiene che vi sia stata, nel tempo, una caduta dell'attività ispettiva in Puglia?
Sì, ma anche l’uso delle risorse pubbliche e le fiscalizzazioni degli oneri sociali erogate a tutti,senza un controllo, come già previsto dall’art.36 della legge 300/70, ha contribuito a costruire un’idea e cultura delle impunità.

Ritiene, inoltre, che la stampa italiana sia poco interessata al fenomeno, visto che i francesi ne hanno fatto un reportage ed altri no?
Sì, spesso le condizioni di lavoro, quando raccontate, sono solo oggetto di scoop. La cultura delle illegalità è pervasiva: l’impresa è tutto, il mercato è diventato la bussola che regola le relazioni sociali e la vita del Paese, il lavoro ha perso la sua cittadinanza.

Come pensa che possa essere risolto il problema?
Introducendo un sistema di regole con il collocamento pubblico che sconfigga l’intermediazione e bloccando le risorse pubbliche alle aziende che non rispettano i contratti di lavoro e che fanno dumping; infine, avviando misure premiali per chi fa della legalità il modo di essere dell’impresa.

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Lavoratori, Agricoltura, PugliaCi sono responsabilità politiche nella mancata ricerca di soluzioni?
Sì, lo smantellamento della legislazione sul collocamento è opera delle forze politiche, prevalentemente di destra, ma anche di chi nel centro-sinistra ha teorizzato che nel mercato del lavoro andavano introdotte misure di flessibilità, dando la stura a precarietà, intermediazione e assenza di regole.

Quale contributo possono dare i sindacati per favorire l'emersione del nero?
Costruire, con iniziative concrete, una presa di coscienza della società civile e delle Istituzioni per costruire una legislazione di sostegno al lavoro e ai diritti; costruire una coscienza e unità di classe dei lavoratori per porre con il conflitto il tema dei diritti violati e negati nelle campagne.

Possono offrire servizi di accoglienza o ritiene che questo debba essere compito precipuo degli enti locali (comuni, province, regioni)?
Lo Stato e le Istituzioni non possono abdicare al loro ruolo: il diritto di cittadinanza e l’accoglienza devono adirsi ad uno Stato e società civili.

Il fenomeno secondo noi più preoccupante è quello dei ghetti: tanti immigrati concentrati in luoghi abbandonati privi di acqua e servizi igienici. Di chi sono le responsabilità?
Di chi nel nome del prodotto e dello sviluppo senza regole ha permesso di avere accanto alla propria azienda manodopera invisibile a basso costo, funzionale ad un modo di fare impresa.

C'è criminalità organizzata dietro questi flussi?
Sì. L’inchiesta Sabr avviata dalla DDA lo dimostra: traffici di uomini e donne che, a causa della miseria e della necessità di fuggire dalla fame e dalla guerra, finiscono preda di nuovi schiavisti, nei campi della Sicilia, Rosarno, Campania e Puglia, dove, in particolare, sono coinvolti nelle produzioni di pomodori, angurie,uva da tavola, ecc., produzioni che spesso si fregiano del Marchio Prodotti di qualità di Puglia senza una certificazione etica d’impresa.

E come si può tentare di risolvere questo problema?
Con maggiori controlli Ispettivi e con l’attuazione della legge 28/86 in Puglia, agendo sugli strumenti attuativi di recente approvati, facendo delle risorse pubbliche un elemento selettivo di erogazione che coniughi quantità e qualità del lavoro, dei diritti e dello sviluppo, sconfiggendo la cultura delle illegalità e impunità presenti nella società, dando centralità all’uomo e al lavoro.

Infine, cosa intende fare la Flai Cgil Puglia di questo rapporto?
Diffonderlo e farlo assumere come elemento di discussione in questa fase importante sia di nuova programmazione comunitaria e sviluppo rurale,sia per sostenere la campagna nazionale della Flai - Cgil Sgombriamo il campo per un nuovo collocamento pubblico. Per questo con l’Effat (il Sindacato Europeo dell’Agricoltura) il 25 novembre a Bruxelles terremo un incontro con i parlamentari Europei della Commissione Lavoro e Agricoltura, presentando il report e il film inchiesta Schiavi di Stefano Mencherini.

Vuol farlo circolare per attivare vertenze, o altro ancora?
Oltre a farlo assumere,come elemento di riflessione e presa di coscienza del tema delle condizioni di lavoro e delle riduzioni in schiavitù nelle campagne per consolidare e costruire strumenti legislativi di sostegno, la circolazione serve anche per dare fiducia e coraggio ai lavoratori che cambiare è possibile, e che la condizione per fare assumere la centralità del lavoro passa sia attraverso la diffusione e socializzazione dei dati e della propria condizione sia attraverso la costruzione di un protagonismo sociale e di classe con la lotta e il conflitto quale condizione primaria per affermare e costruire nuovi rapporti sociali nelle campagne a favore del lavoro dipendente.


Segui il nostro speciale I nuovi schiavi. Reportage tra i lavoratori agricoli.

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