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Lo scarafaggio primo ministro e i destini di un Paese

Lo scarafaggio primo ministro e i destini di un PaesePer quanto tempo un moscone morto conserva un buon sapore?  Come si parla senza avere una bocca? E come ci si sente a avere uno scheletro esterno?

Domande vitali per chi volesse scrivere una storia che ha come protagonista uno dei milioni di scarafaggi con cui conviviamo nelle nostre città. Domande che potremmo girare al primo ministro inglese, vero esperto nel campo, almeno secondo Ian McEwan e il suo nuovo romanzo Lo scarafaggio (edito da Einaudi e tradotto da Susanna Basso).

Una metamorfosi inversa rispetto a quella di Gregor Samsa, personaggio scolpito nella memoria collettiva di noi occidentali grazie alla mente visionaria di Franz Kafka, risvegliatosi una mattina nei panni, anzi nel guscio di uno scarafaggio. Il protagonista della storia di Ian McEwan vive infatti la sorte opposta, Jim Sams, nobile blatta dalla corazza splendente, si sveglierà una mattina in un disgustoso corpo umano, provando così l’ebbrezza di sorprendenti altitudini e l’orrore di una massa molliccia di carne che si agita nella sua bocca. Ma questo è solo l’inizio di un giorno di ordinaria follia per il povero scarafaggio. Il corpo che lo ospita è niente di meno che quello del primo ministro inglese alle prese con l’approvazione di una legge epocale, capace di staccare la Gran Bretagna non solo dall’Europa, ma dal mondo intero.

 

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Lo scarafaggio primo ministro e i destini di un Paese

Gli scarafaggi hanno dato tempo all’uomo di trovare una scappatoia dal sistema democratico che lo affligge e dalle relative unioni fra stati volte a portare prosperità e a ridurre le disuguaglianze. Il cervello collettivo delle blatte sa che c’è bisogno di sovranismo, di odio, magari di una guerra, così da creare l’habitat ideale per la proliferazione del popolo di Jim. Per questo, contornato da un gabinetto di ministri, anch’essi ex scarafaggi, il capo del governo britannico Sams tenterà di mettere ordine grazie all’Inversionismo, teoria economica che parte dal presupposto di invertire tutti i flussi finanziari. Essere pagati per comprare, non sarebbe bellissimo? Così da avere abbastanza soldi per pagare il datore di lavoro e poter continuare a produrre beni e servizi da offrire ai consumatori insieme a un bel mucchio di contanti. Il padrone di casa diventerebbe un instancabile consumatore di beni e servizi, pur di avere abbastanza soldi per pagare i suoi inquilini e gli albergatori acquisterebbero solo i cibi e le lenzuola migliori pur di avere abbastanza liquidità e pagare così i loro ospiti. Un ciclo perfetto che si autoalimenterebbe per l’eternità, almeno secondo l’idea del partito populista che lo ha lanciato e di quello conservatore che si è trovato ad appoggiarlo. Superando tradimenti di umani non ancora ricondizionati dalle idee “blattesche” e insubordinazioni delle proprie truppe, Jim Sams porterà avanti la sua linea politica con fermezza e assoluta indifferenza verso i diritti dei singoli, avendo imparato dalla sua specie che sono solo quelli della massa a essere rilevanti.

Lo scarafaggio primo ministro e i destini di un Paese

Fin qui l’incredibile struttura narrativa che McEwan costruisce attorno a una satira dal sapore settecentesco (fra i tanti echi, forte quello di Jonathan Swift e del suo Gulliver) ispirata al percorso che il governo di Boris Johnson sta completando per portare la Gran Bretagna fuori dall’Europa.

L’autore di Sabato, Espiazione, Nel guscio e Macchine come me si trova, come egli stesso racconta, a osservare incredulo la più folle delle akrasie, ossia l’abilità di un soggetto (in questo caso di un popolo) nel decidere di agire in modo da sfavorire al massimo i propri interessi. È questa la scelta che la Gran Bretagna sta portando a compimento: uscire da un sistema europeo che ne aveva garantito la leadership, preservandone peculiarità e identità, per avventurarsi in un mare di pescecani finanziari pronti a farne sicuro attracco per i loro affari.

 

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Da profondo sostenitore dello “stay” nel referendum del 2016 che portò il suo Paese a decidere di staccarsi del resto dell’Europa, Ian MacEwan si trova di fronte alla scelta che tutti dobbiamo compiere davanti a una cocente delusione: lamentarsi o reagire. Questo romanzo breve dimostra la preferenza per la seconda e più irta strada del riscatto attraverso la penna tagliente e geniale che contraddistingue l’autore, ricordandoci così che «It is not easy to be Homo sapiens. Their desires are so often in contention with their intelligence»[1].


Per la prima foto, copyright: KAL VISUALSsu Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

 


[1] “Non è facile essere un Homo sapiens. I loro desideri sono spesso in conflitto con la loro intelligenza”.

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