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Licia Troisi ci racconta il “suo” fantasy

Licia Troisi ci racconta il “suo” fantasyTorna in libreria Licia Troisi con La saga del Dominio. L’isola del santuario (Mondadori), terzo capitolo con protagonista la giovane Myra. Dopo Le lame di Myra e Il fuoco di Acrab (pubblicati sempre da Mondadori) la giovane protagonista sarà alle prese con una nuova intrigante avventura nella quale il malvagio Acrab farà tutto il possibile per conquistare il Dominio delle Lacrime e imporre la propria giustizia.

Per fare questo, l’uomo ha bisogno di Myra, ma deve prima trovarla. Myra è pronta a difendersi dal suo acerrimo nemico, anche se non è tutto odio quello che prova per lui. In questo conflitto tra bene e male, la giovane protagonista farà i conti con il suo antagonista, con il mondo che la circonda e con quei poteri che imparerà a conoscere meglio. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

 

Siamo al terzo capitolo della Saga del Dominio. L’isola del santuario. Come si è svolto il processo di creazione di questa nuova avventura con protagonista la giovane Myra?

È stato un po’ particolare, perché il finale che avevo immaginato per questa saga quando ho iniziato a scriverla era completamente diverso. Giunta alla fine del secondo volume, mi sono accorta che la storia aveva delle potenzialità inespresse che sarebbe stato un peccato non sfruttare, e quindi ho deciso di cambiare rotta. Fatto questo, è stato tutto incredibilmente facile: la prima stesura è filata liscissima e anche l’editing è stato davvero, davvero ridotto.

 

Ancora una volta il male incombe sui regni della narrazione e nei cuori dei personaggi. Perché è così difficile per gli esseri viventi trovare un equilibrio adeguato tra i conflitti interiori e con quelli che li circondano?

Perché siamo animali sociali, e le nostre legittime aspirazioni entrano in collisione con quelle, altrettanto legittime, degli altri. Io credo che il conflitto nasca proprio qui, dall’interazione assolutamente inevitabile con le altre persone. A volte ci è impossibile non fare del male agli altri, anche quando li amiamo. Anzi, credo che questo sia proprio uno dei nuclei tematici de L’Isola del Santuario.

 

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Acrab vive un rapporto conflittuale nei confronti di Myra, nel senso che lui vede la ragazza come lo strumento ideale per portare a termine i suoi piani di conquista, però c’è qualcosa che lo ferma dal catturarla. È amore o timore di perderla poi per sempre?

Il loro rapporto è estremamente complesso, ed è al centro del libro. Acrab vive prima di tutto un conflitto interiore, tra le due grandi tensioni che sente dentro di sé: da un lato il desiderio di rivalsa sul Dominio, il bisogno di cambiarlo, e dall’altra il bisogno di avere una vita normale. Il suo rapporto con Myra è il riflesso di queste tensioni. Da un lato vorrebbe usarla per i propri scopi, dall’altra vorrebbe invece semplicemente amarla. Su tutto, si stende l’ombra di ciò che gli è accaduto in passato, di tutto quanto ha perso.

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Myra invece come vede Acrab, colui che l’ha sì cresciuta, ma che è anche il carnefice che le ha tolto per sempre il padre?

Anche per Myra il rapporto con Acrab è estremamente complesso. Da un lato è appunto il suo carnefice, ma anche il suo demiurgo, che l’ha plasmata, nel bene e nel male, in ciò che è oggi. Tra l’altro lui l’ha sempre amato, ne è sempre stata profondamente consapevole. Il suo dunque è un cammino di liberazione: liberarsi dal dominio che sentimenti così contrastanti hanno su di lei.

 

Come si riesce a costruire, romanzo dopo romanzo, l’evoluzione caratteriale dei personaggi, in particolare quello della protagonista Myra?

Probabilmente c’è una componente autobiografica. Io, come tutti, sono in continua evoluzione. Ma, essendo una persona fin troppo attenta alla propria interiorità, sono estremamente consapevole di tutti questi cambiamenti. Se questo non è che aiuti tanto nella vita di tutti i giorni, è invece un ottimo strumento da usare quando si è narratori. Inoltre, io leggo tantissimo, libri e fumetti, e quindi studio molto i personaggi altrui. Quasi tutti i miei personaggi risentono dell’influenza delle creature di altri autori che ho particolarmente apprezzato.

Licia Troisi ci racconta il “suo” fantasy

Quanto la realtà contemporanea ha influenzato la scrittura della storia e la creazione dei protagonisti?

In questo caso specifico, non credo in modo determinante. Certo, c’è un po’ l’ombra delle rivendicazioni femministe, visto che quello tra Acrab e Myra è pur sempre un rapporto d’amore malato. Però credo che sia soprattutto una storia più intima, che parla di liberazione dai propri demoni, ma anche di maternità e genitorialità in senso più ampio.

 

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Se si dovesse fare un adattamento cinematografico della Saga del Dominio, quali attori vedrebbe nei panni di Myra e Acrab?

Acrab è stato modellato sul Leonardo di Da Vinci’s Demons, quindi non può che interpretarlo Tom Riley, che ha anche fatto da inconsapevole modello per le copertine. Per Myra non ci ho mai pensato, ma ho sempre avuto grande ammirazione per Natalie Portman, e secondo me avrebbe la faccia e soprattutto l’attitudine giuste per riportare i tormenti di Myra.

 

Cosa rappresentano per lei la scrittura e il genere fantasy?

La scrittura è un po’ tutto. Non so stare senza scrivere, sto male quando non lo faccio. È una valvola di sfogo, un divertimento, un modo per riflettere su me stessa e il mondo, è anche il mio ponte gettato verso gli altri e in parte verso il futuro. Il fantasy è principalmente la quinta sulla quale ambiento le mie storie, che, al loro cuore, sono universali. È anche il mondo nel quale una parte della mia testa vive perennemente. Lo vedo sempre in trasparenza a tutto, e mi suggerisce nuove storie da raccontare.


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Per la prima foto, copyright: DESIGNECOLOGIST.

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