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Libri di piombo: il peso del terrorismo in Italia

Strage di BolognaMentre pensavo a quali libri sul terrorismo in Italia valesse la pena leggere, mi è tornato in mente un ricordo. «Buonasera, sono un ex-terrorista»: così si è presentato un relatore a una conferenza sugli anni di piombo, organizzata lo scorso maggio per la ricorrenza della Giornata per la memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi da un circolo culturale in provincia di Verona. Potrebbe sembrare un inizio spavaldo e arrogante, invece era solo un giudizio lucido sulla propria vita. La cronaca di quegli anni, evocata nel racconto controllato ma vivido del testimone, assomigliava in modo inquietante alla trama di qualche thriller, una di quelle letture da spiaggia scelte per evadere dal quotidiano, puntando sulla combinazione di avventura, pericolo e luoghi esotici. E se, invece di proiettarci nel disimpegno tipico dell'estate, scegliessimo di unire il desiderio di una storia avvincente all'occasione di approfondire il tema del terrorismo in Italia? Un periodo non ancora sedimentato in un'interpretazione condivisa, forse troppo vicino in senso temporale ed emotivo, ma oggetto di numerosi studi e fonte d'ispirazione per romanzi.

L'intervento del protagonista degli anni di piombo era anche la sua prima confessione pubblica, dopo la testimonianza davanti alla magistratura. L'uomo si è rinchiuso in un silenzio durato trent'anni per evitare qualsiasi celebrazione del terrorismo e ha chiesto di rispettare il suo anonimato per proteggersi dalla curiosità morbosa e non riaccendere i riflettori sulla sua storia personale. La coscienza dell'irrimediabilità del male procurato è un segnale della necessità di chiudere una stagione di sangue, di far capire cosa è successo e perché, e poi di voltare pagina.

L'Italia tutta avrebbe bisogno di consegnare al passato la guerra civile vissuta tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta: il Paese sembra incapace di separare i dati storici dai giudizi politici e sociali, tanto che il miglior studio sulle sue contraddizioni si deve a uno straniero, l'inglese John Foot, che in Fratture d'Italia (Rizzoli, 2009) ricostruisce la storia del Novecento italiano staccandosi dalle strumentalizzazioni di ogni colore politico.

Un esempio di mancata pacificazione a distanza di decenni è il giudizio sulla Resistenza, che per alcuni ha rappresentato un antecedente del terrorismo per il suo valore di riscatto collettivo. Nel racconto autobiografico Senza tregua: la guerra dei Gap di Giovanni Pesce (Feltrinelli, 1967; nuova edizione 1995), i Gruppi Armati Patriottici vengono indicati come modelli di lotta armata, ripresi dall'estrema sinistra di Prima Linea. Uno dei suoi fondatori, Sergio Segio, espone la sua versione in Miccia corta. Una storia di Prima Linea (DeriveApprodi, 2009), liberamente trasposto in un film nel 2009 per la regia di Renato de Maria.

Lo schieramento opposto del terrorismo nero è approfondito ne La trilogia della celtica di Nicola Rao (Sperling&Kupfer, 2014), tre volumi sulla storia dell'estrema destra italiana, dagli anni dell'eversione e delle stragi ai legami con le attuali formazioni politiche. Il giornalista RAI si è dedicato anche alla storia delle Brigate Rosse nel saggio Colpo al cuore (Sperling&Kupfer, 2011), indagando sull'ultimo anno di attività delle BR in Veneto, regione considerata terreno di coltura dei movimenti terroristici di destra e di sinistra. Per un resoconto territoriale si possono leggere Armi in pugno di Pino Casamassima (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2010) e Terrore a Nordest di Giovanni Fasanella e Monica Zornetta (BUR, 2008). Dalla miseria economica alla prosperità, sembra che la velocità del cambiamento sociale abbia innescato un senso di arroganza sfociato nella violenza più brutale, sospinta da un'ignoranza culturale che non sembra arrestarsi.

L'inizio degli scontri e di quella che verrà chiamata “strategia della tensione” coincide con la strage di Milano del 12 dicembre 1969, descritta ne Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli (Ponte alle Grazie, 2009). Carlo Ginzburg, a partire dai documenti processuali, realizza il pamphlet Il giudice e lo storico (Feltrinelli, 1991; edizione aggiornata 2006), per evidenziare la catena di legami tra l'attentato, l'omicidio di Luigi Calabresi e la condanna di Adriano Sofri. Sul caso del commissario assassinato si soffermano Marco Sassano con Pinelli. La finestra chiusa (Marsilio, 2009), Gli anni della peggio gioventù di Giampiero Mughini (Mondadori, 2009) e Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi (Mondadori, 2007), il giornalista figlio di Luigi.

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Strage di Piazza FontanaL'impatto pubblico degli attentati e la loro risonanza storica rischiano di eclissare la questione privata, il carico emotivo e umano che i protagonisti si trovano a gestire. Eugenio Occorsio, figlio del magistrato che indagò sulla strategia della tensione e fu assassinato nel 1976 da un commando di Ordine Nuovo, ha scritto Non dimenticare, non odiare (Dalai, 2011) per placare l'indignazione del proprio figlio, coniugando la biografia individuale a una riflessione generazionale sul lutto e sulla memoria. Nel saggio di Giovanni Bianconi, Figli della notte: gli anni di piombo raccontati ai ragazzi (Dalai, 2012), si raccolgono le storie dei familiari delle vittime, quasi a bilanciare la diffusione di tante memorie di terroristi. A entrambi i fronti manca un pezzo di vissuto, la possibilità di una vita normale: sono due facce della stessa medaglia. Entrambi hanno il diritto di parlare, di diffondere la propria verità: c'è il rischio di una mistificazione della criminalità, ma c'è più bisogno di sapere e di ascoltare tutti i punti di vista.

L'altra strage entrata nell'immaginario collettivo è l'attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che segna il declino della stagione più sanguinosa: Daniele Biacchessi nel suo 10.25 cronaca di una strage (Gamberetti, 2000) offre una voce ai testimoni, mentre Loriano Macchiavelli si ispira agli atti giudiziari per costruire un romanzo, Strage (Einaudi, 2010), che alla prima uscita editoriale fu ritirato a causa della denuncia di uno degli imputati al processo. Delirio rivoluzionario, suspense e intrighi si ritrovano nell'opera di Angelo Petrella, La città perfetta (Garzanti, 2008), ambientata a Napoli tra violenza, terrorismo e collusioni criminali. D'altronde la mafia, come il terrorismo, è una sfida alla Stato e alla democrazia combattuta dalla stessa trincea: Gian Carlo Caselli in Le due guerre: perché l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia (Melampo, 2009) riassume domande e risposte, soluzioni e casi aperti.

Nuovi terrorismi si affacciano nel terzo millennio:Un istante prima (Mondadori, 2011) è frutto della collaborazione tra un magistrato, Stefano Dambruoso, e il giornalista Vincenzo Rosario Spagnolo sui fatti dell'Undici Settembre che hanno scosso l'intero pianeta, coinvolgendo concretamente molti Stati nella guerra contro il terrorismo islamico. Il conflitto ha riguardato da vicino l'Italia, toccando il culmine emotivo nell'opinione pubblica con la morte di diciannove persone tra Carabinieri, militari e civili (oltre che di nove iracheni) a Nassiriya: l'aiuto regista Aureliano Amadei, che lavorava nella troupe di Stefano Rolla per girare un documentario sulla ricostruzione  postbellica, nel libro Venti sigarette (Einaudi, 2005) riflette sulla presenza italiana in Iraq e sulla missione di pace condotta dai soldati con umanità e spirito di fratellanza.

Ideali che giustificano la violenza quando l'arroganza e l'egocentrismo cancellano il senso della misura, portando ad azioni insanabili: A.C.A.B. di Carlo Bonini (Einaudi, 2009) e Noi della Diaz di Lorenzo Guadagnucci (Terre di mezzo/Cartarmata, 2008) riportano l'azione sulle strade d'Italia, in città che diventano teatri di guerriglia urbana.

Se a distanza di decenni i metodi terroristici continuano a essere applicati nel presente, significa che il passato non è diventato una memoria storica univoca, ma è ancora piegato a interpretazioni tendenziose. La consapevolezza di ciò che è stato si alimenta con la conoscenza non solo delle date degli anniversari, ma di tutte le versioni che compongono il quadro complesso però veritiero della drammaticità della storia. Quanti altri libri sugli anni di piombo dobbiamo leggere per affidare il terrorismo al passato?

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