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Librerie italiane – Intervista alla Libreria “Il mio libro” (Milano)

Il mio libro, MilanoOggi il nostro viaggio fra le librerie indipendenti italiane ci porta a Milano, precisamente dietro piazzale Lodi, a conoscere la piccola e agguerrita libreria Il mio libro. Non vi fate incantare dalle nuances lilla degli ambienti; Cristina Di Canio gestisce da sola la sua libreria con grande grinta e sete di coinvolgere i lettori.

Da qui, infatti, la primavera scorsa è partito il #librosospeso, iniziativa di promozione alla lettura che ha fatto il giro del Paese. Cristina ci ha raccontato questa e altre avventure di Il mio libro e della Milano letteraria.

 

Da voi sembrano sfumare i confini fra lettori e librai: la libreria dedica uno scaffale alla selezione letteraria dei clienti, i quali possono consigliare letture direttamente al pubblico. Per lei aprire una libreria è stato un naturale evolversi di un rapporto viscerale con i libri o il percorso è stato più complesso?

Credo abbia descritto la mia libreria proprio nella sua domanda. È stato un evolversi naturale. Ho sempre immaginato un luogo (abbastanza raccolto) dove i libri fossero un “mezzo” per instaurare rapporti, conoscere persone, lettori, dove scambiarsi opinioni e confrontarsi e credo sia proprio la piega che sta prendendo la mia piccola #scatolalilla.

 

Alla sua libreria va il merito di aver lanciato il tormentone della primavera scorsa, il libro sospeso. Ci racconta come ha avuto l'idea e se si aspettava la risonanza nazionale che ha avuto l'iniziativa?

È nato spontaneamente e proprio per questo credo abbia avuto così tanto successo. C’era una presentazione, un lettore si è avvicinato alla cassa con un libro in mano e mi ha chiesto di poterlo pagare e di lasciarlo in libreria per un futuro lettore.

 

Io sono stata un mero tramite tra lettori che si regalano libri e che regalano alla libreria la possibilità di vendere volumi. Perché diciamolo, il gesto è un doppio dono: al lettore sconosciuto e al libraio dal quale si acquista il libro. Posso solo dire che per il tormentone #librosospeso devo ringraziare i social. Quando sono andata su Twitter ho pensato a una parola che racchiudesse il significato (un po’ come per il caffè) e non appena ho digitato l’hashtag e ho visto che nessuno l’avesse ancora usato, ho pensato di “lanciarlo”.

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Il mio libro, Milano“Il mio libro” ha portato l'idea della libreria come luogo sociale un passo più in là. Da voi è anche possibile festeggiare il compleanno, con tanto di catering a basso costo e idea regalo risolta. Ci spiegate meglio come funziona e in che modo la vita sociale può influenzare la promozione della lettura?

Come dicevo nella risposta precedente, il libro è un “mezzo”. Se mi limitassi a vendere libri non potrei sopravvivere, mi schiaccerebbe la concorrenza. Ho 30 mq che non basterebbero per accogliere il catalogo intero di un solo editore, figurarsi poter offrire e garantire la reperibilità di tutto e subito.

 

In questi 4 anni ho puntato su tanti editori indipendenti, ma soprattutto sugli incontri.

La libreria non è un luogo asettico, i miei lettori passano a “salutare Cristina”, a raccontare cosa succede loro di bello. Le persone vogliono ancora condividere potendosi guardare negli occhi e, soprattutto, sapendo di non essere un numero di una tesserina, ma una persona con un nome, una storia e qualcosa da raccontare. Ecco perché, sentendosi così a casa, mi è stato chiesto di poter festeggiare in libreria il compleanno. Avevo già la #wishlist dove i lettori potevano segnalare i libri che avrebbero voluto ricevere in dono per il compleanno, ma Elena Giorgi (è suo il merito del #festeggialoinlibreria) mi ha dato questa dritta e ne è uscita una serata pazzesca! Tutti gli amici che hanno partecipato alla wishlist sono poi venuti a brindare e a mangiare la torta in libreria.

 

Intervistato recentemente da «Sul Romanzo» in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo, Gli invincibili, Marco Franzoso ha dichiarato che «Un libro che prevede un target è un libro che ha poca stima dei propri lettori. Li considera dei consumatori e dà loro ciò che loro credono di volere. Non è così. Da quelle letture si esce sempre insoddisfatti. Io credo che un libro quando è un buon libro debba saper parlare a tutti». Condivide questo pensiero o crede che un libraio debba sempre dar peso al tipo di lettore che ha davanti?

Siamo tutti diversi, anche nei libri che amiamo leggere. Sono d’accordo con Franzoso sul non dover “targettizzare” un libro. Mi succede molto spesso (ultimamente proprio nel nostro gruppo di lettura) di vedere come un romanzo, se scritto bene, metta d’accordo lettori con gusti completamente diversi (età, interessi, professioni, gusti letterari).

 

Dovesse consigliare oggi un romanzo che racconti bene la Milano contemporanea, quale titolo le viene in mente e perché?

Più che un romanzo, consiglierei degli scrittori i quali, seppur con libri di generi completamente diversi, hanno scelto Milano per le loro storie, regalandoci una città che accompagna un magistrato in una scelta importante, come nel caso di Giorgio Fontana, o una denuncia, attraverso il giallo, di un sistema corrotto nei romanzi di Federico Tavola. Una città che riscopri l’estate, non potendo più partire per le vacanze con Carlotta Pistone. O, ancora, un romanzo che mette in ginocchio Milano ipotizzandola teatro di un attentato terroristico (questo accade nel libro di Fernando Coratelli). I protagonisti dei romanzi di Baccomo ti fanno conoscere un altro spaccato ancora della città meneghina… Insomma ce ne sono e potrei andare avanti a citarne altri (mi scuso con tutti quelli che ho dimenticato).

 

Per leggere le altre interviste ai librai indipendenti, consulta il tag Librerie.

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