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Liberarsi dai propri orchi. “La bambina falena” di Luca Bertolotti

Liberarsi dai propri orchi. “La bambina falena” di Luca BertolottiLa bambina falena (Fandango) è il romanzo di esordio di Luca Bertolotti, classe ‘77, operaio brianzolo del legno alla sua iniziazione letteraria. Un libro che mescola la vita quotidiana più semplice a intrighi polizieschi, per poi perdersi nel mondo fantastico che ricorda i fratelli Grimm. Il lettore si trova immerso in situazioni molteplici, tra storie con una diversa temporalità che s’intrecciano e solo alla fine si dipanano con chiarezza, mostrandoci la realtà e la crudeltà della vita.

La protagonista della storia, Greta, è spuntata all’improvviso dal mare, bambina misteriosa di tre o quattro anni che ricorda solo il suo nome “Glete” e la sua mamma dai capelli biondi. Cominciano le ricerche, ma senza risultati, finché la bimba misteriosa viene accolta da una coppia di insegnanti, Alfredo e Vittoria, lui «vitale e brutto come un pesce siluro». Greta cresce, studia all’università che poi abbandona perché «non vuole insegnare D’Annunzio a una classe di futuri geometri"K. Sulla sua vita e sulla sua identità incombe un’anomalia del DNA, la sindrome di Ehlers-Danlos, che contribuisce a non farle dimenticare il mistero delle sue origini. L’originalità dell’intreccio fa sì che la storia avvinca inizialmente il lettore, desideroso di scoprire il mistero di Greta e le sue implicazioni, ma lo sviluppo narrativo poi si complica tra il desiderio di Greta di ritornare indietro e scoprire la verità, il suo incontro con Lorenzo Schulz, «un belloccio che forse non aveva ancora trent’anni, biondo e con gli occhi grigi» e la casa nel bosco dei «fratelli Grimm».

 

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La storia si amplia ulteriormente con l’entrata in scena di due personaggi, Andrion e Paolo, immersi in un mondo terribile e disperato: quello della cocaina, fatto di pusher e consumatori senza scrupoli e senza pietà. Le emozioni dei vari personaggi anche minori, come Miriam, Sissi Hansel ci conducono in un mondo fantastico in cui si mescolano la fiaba che richiamaifratelli Grimm a personaggi come il Signore degli Anelli, la leggenda dell’uomo falena, la tragedia delle Twin Towers, Guerre Stellari e il bacio di Breznev. Varie storie, situazioni differenti che sovraffollano e non sempre completano organicamente la vicenda narrata. L’impressione che il lettore riceve è quella di una donna, Greta, sola, rabbiosa, in cui il dolore e la malattia prevalgono su ogni altro sentimento, Greta è troppo concentrata su se stessa per riuscire a emozionare con le sue storie collaterali che non riescono a essere coinvolgenti e soprattutto rallentano la trama. Troppo lunga la parentesi nella casa sulla collina, dove il mistero della sua origine si chiarirà e i ricordi come «gli elefanti bianchi e il gioco dell’oca» verranno inquadrati nella loro realtà. Quella ragazza che si sente sbagliata perché diversa non stimola l’empatia con il lettore quando crea congegni strani o fa volare la sorella, mentre attira tutta la nostra simpatia quando si rivede piccola, amante dellestorie della Pimpa e beveva tonnellate di Nesquik.

Liberarsi dai propri orchi. “La bambina falena” di Luca Bertolotti

Anche il mare ha un’influenza fortissima sulla storia. Il libro inizia mostrando questa bimba che ringhia contro il mare, da cui vuol sapere la sua origine e la sua storia: «eccoti stronzo, pensavo, veniamo subito al dunque». Dopo venti anni Greta si ritrova dinanzi allo stesso mare, sulla spiaggia di S. Michele Arcangelo lungo la riviera spezzina, a invocare rabbiosa la verità. Ha davanti a sé l’acqua del mare, pochi ricordi «frantumati» e la vista sconvolgente di una femmina di capodoglio spiaggiata: «io stavo a distanza di sicurezza e pensavo a quanto fosse nuda quella femmina di capodoglio e a quanto fossero odiose le occhiate di cupidigia della gente che voleva vedere le viscere e il sangue».

 

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Liberarsi dai propri orchi. “La bambina falena” di Luca Bertolotti

Sarà lo stesso mare che la rivedrà libera insieme ai suoi fratellastri, fuori da quel buco nero che aveva caratterizzato la sua esistenza, quello stesso mare che l’aveva vista «bagnata, fradicia, urlante e per un quarto affogata» e che ora la restituisce a una vita nuova, fatta di sogni e non più di streghe e orchi. «Rimanemmo tutti ad osservare il mare. Pure Sissi dopo aver strillato di gioia [...]» e Greta: «mi ritrovai la faccia premuta contro i ciottoli umidi. Poi mi misi a respirare l’odore di femmina di capodoglio. Lo trovavo piacevole, anzi straordinario...»

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