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Leopardi’s story. “Verso l’infinito” e oltre

Leopardi’s story. “Verso l’infinito” e oltreDa due secoli, la vita, lo spirito e le parole di Leopardi continuano ad andare oltre la barriera del presente; a colpire e scolpire le nostre menti in un perpetuo lavorio; a generare nuove letture e interpretazioni: l’ultima in ordine di tempo si intitola Verso l’infinito e sgorga dalla penna di Enrico Palandri, premiato romanziere e traduttore, per la collana PasSaggi di Bompiani.

Il fulcro su cui l’autore si concentra è l’oltranza del pensiero e dell’opera del poeta, suggellata dalla composizione de L’infinito: come in ottemperanza a un dogma imposto da un’auctoritas di tal fatta, Palandri stesso va “oltre” e arricchisce il suo saggio.

Attraverso inquadramenti storici ci permette di percepire la temperie della «tensione clericale ottocentesca», oppure degli anni delle «discussioni milanesi», del «progetto in continuo divenire» di una nuova Italia.

 

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Con puntuali e interessanti ricognizioni sul faticoso e mai sopito tirocinio filosofico, mentale e sentimentale di Giacomo Leopardi (è il caso di varie citazioni dallo Zibaldone, prova ponderosa di diuturno cimento) ci consente di scavare nella storia dell’anima del poeta.

Grazie allo sviluppo di spunti collegati alla realtà attuale, a mo’ di corollari contemporanei (su tutte, una pagina in cui si rincorrono interrogative retoriche sul tema dell’identità nazionale riassumibili nel seguente quesito: se al tempo di Leopardi adolescente ve n’era l’urgenza, oggi è davvero necessario riconoscersi italiani?) offre lo spunto per portare il nostro pensiero oltre l’ostacolo.

Leopardi’s story. “Verso l’infinito” e oltre

Il libello, sebbene superi di poco le centocinquanta pagine, è al contempo denso e di ampio respiro: Palandri afferma di essere stato invitato «a non capire troppo Leopardi […], lasciarlo vivere e parlare» senza «riempire l’altro di quello che pensiamo noi». Le parole del poeta bastano a rivelare come si sia evoluto il suo rapporto con il mondo: dall’infanzia sotto il «patrio tetto» e lo sguardo vigile del padre, gli occhi alle «sudate carte»; dall’azzurro dei monti, dal «Sol che nasce / Su romita campagna» al desiderio cogente della fuga da un mondo di cui voleva varcare al più presto i confini.

Recanati, nello Stato pontificio, era diventata una prigione e Monaldo, in cui il poeta da bambino si era immedesimato (si vedano i due puerilia: Tornasti alfine a’ tuoi paterni lari e Per il sassoso monte la cui cima altera), un carceriere.

L’adolescenza di Giacomo è sdegnosa, irta di scontri e «giudizi spesso feroci […] nei confronti del padre» trova conforto e calore nell’amicizia con Pietro Giordani, segnata da un «fertilissimo scambio epistolare» ricco di «colorazioni emotive», dalla stima, alla supplica, quasi alla seduzione.

 

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Leopardi’s story. “Verso l’infinito” e oltre

Centro del volume di Enrico Palandri è il capitolo eponimo (Verso L’infinito): dopo essere partito da un accostamento tra un violino in cui «il vuoto della cassa armonica […] produce la pienezza del suono della corda che vibra in superficie» e la poesia di Leopardi che grazie alla forza della sua oltranza innalza «ogni immagine […] come una cattedrale agli occhi del lettore» e la pone, la fissa, la finge di là dalla siepe che impedisce di guardare l’ultimo orizzonte, l’autore giunge, sempre seguendo questa chiave, ad analizzare la lirica dedicandole ampio spazio e soffermandosi soprattutto sull’ultimo verso, in cui il poeta «trova la dolcezza nel non rassegnarsi». La vita può ben sembrare un mucchietto di ameni inganni, acerbe illusioni, consolazioni franate nel nulla ma «per noi è tutto».

 

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Il capitolo successivo (Incontrare gli stranieri) protende la discussione in ambito politico: torna sulla percezione dell'italianità, su Leopardi come nume tutelare conteso fra lettori e critici di destra e di sinistra, atei e cattolici, «ciellini» e «rivoluzionari», ma bolla tutto questo fermento, pure prezioso, come una contingenza. Leopardi semplicemente ama e cerca di vivere, anzi vuole vivere: «la realtà c’è lo stesso, non ha bisogno di alcuna militanza», appartenenza o affiliazione. Bisogna andare oltre: come si evince dall’ultimo capitolo, valicare i progetti nazionalisti, «superare il romanticismo, andare oltre l’io e tutti i suoi riverberi». Dirigersi dunque verso l’infinito ed «essere quello che siamo».


Per la terza foto (un’illustrazione di Tullio Pericoli), la fonte è qui.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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