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“Le voci delle betulle", saga familiare e atmosfera fiabesca per l'esordio di Eloisa Donadelli

“Le voci delle betulle", saga familiare e atmosfera fiabesca per l'esordio di Eloisa DonadelliEloisa Donadelli, insegnante d'inglese di Morbegno, esordisce nella narrativa con Le voci delle betulle (pubblicato da Sperling & Kupfer), una delicata saga familiare ambientata nei luoghi che conosce meglio: Milano, dove ha vissuto per diversi anni, e la Valtellina, dove è nata e dove vive tuttora.

Anche Bernadette, la protagonista del romanzo, ha lasciato la grande città dov'è cresciuta, unica figlia di una coppia benestante di industriali calzaturieri, per trasferirsi col marito Edoardo in un borgo montano, anche se questo ha significato limitare la sua carriera di violoncellista. Ci sono però la madre, la figlia Malvina, i suoceri, le amiche a riempirle le giornate, almeno fino al giorno in cui avviene qualcosa che fa vacillare tutte le sue certezze, costringendola ad affrontare la realtà con occhi diversi. Ed è in un momento di crisi profonda che Bernadette, vagabondando per la montagna, incontra Giosué, un vecchio saggio che vive come un'eremita in un'antica casa di pietra circondata da un boschetto di betulle: in quel luogo fuori dal tempo Bernadette scoprirà le sue vere origini e troverà la forza per imprimere alla sua vita una svolta radicale.

Abbiamo incontrato Eloisa Donadelli in un luogo speciale, un'antica villa milanese, oggi trasformata in bed&breakfast, dove sono ambientati alcuni capitoli del romanzo.

 

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“Le voci delle betulle", saga familiare e atmosfera fiabesca per l'esordio di Eloisa Donadelli

Da dove è nata la prima idea di Le voci delle betulle?

Questo romanzo è nato nell'estate in cui cinque mie amiche, con storie diverse, si sono tutte separate dai mariti e si sono confidate con me. Tutto ciò mi ha fatto purtroppo ripensare al divorzio dei miei genitori, che io ho subito da ragazzina, e dalle mie riflessioni è nata la storia di Bernadette, che poi ha avuto sviluppi particolari.

Sono molto legata alla natura, vengo da una valle al confine con la Svizzera e abito in un paese di quindicimila abitanti, ma tutti noi del posto abbiamo ereditato delle case in alta montagna: anch'io possiedo una baita che è nostra da generazioni e dove ho passato quasi tutte le mie estati.

Il tema del romanzo è doppio: da un lato la ferita dell'abbandono, dall'altro la ricerca delle proprie radici. Per me l'abbandono è come un lutto, ma non volevo che la protagonista delegasse il suo dolore agli altri, come ci capita spesso di fare. Per me un lutto, un abbandono devono essere uno stimolo a guardare dentro noi stessi e a capire perché: Bernadette lo fa, e in questo modo riesce anche a colmare un vuoto che ha sempre avvertito dentro di sé.

Le radici sono importanti, como ho capito quando ho vissuto per un certo periodo negli Stati Uniti. Noi italiani siamo fortunati ad averle, mentre gli americani magari nascono in un posto e muoiono a migliaia di chilometri di distanza, dopo vari trasferimenti. Noi abbiamo quasi sempre un nido a cui fare ritorno.

 

In questa bellissima villa, in cui ci troviamo oggi, ha ambientato una parte del romanzo. Come mai?

Mi era capitato di soggiornarci qualche tempo fa, ed ero rimasta incantata da questa casa. Mi è tornata in mente mentre scrivevo il romanzo e ho immaginato che questa fosse la residenza milanese della famiglia di Bernadette, perché io parlo solo di luoghi che conosco, anche se la storia non è certo una mia autobiografia.

Anche i miei bisnonni, comunque, erano sellai come gli antenati di Bernadette, che poi riescono a reinventarsi diventando calzolai. In questa zona di Milano ci sono molte ville costruite al principio del Novecento dalle famiglie benestanti dell'epoca: molti erano i proprietari delle fabbriche che sorgevano appena più in là, verso la periferia.

“Le voci delle betulle", saga familiare e atmosfera fiabesca per l'esordio di Eloisa Donadelli

Come ha mantenuto l'equilibrio tra le parti autobiografiche della storia e l'invenzione?

Anche se, come ho detto prima, questa non è un'autobiografia, che è una cosa che non scriverò mai, in ogni personaggio c'è senz'altro una scintilla di me, perché secondo me scrivere è anche essere onesti: tu ci metti prima di tutto inventiva e fantasia, ma ci metti sempre un po' di te stesso.

 

In questo libro riesce a parlare con leggerezza di temi profondi come le adozioni, le separazioni, il divorzio. Ci può dire qualcosa di più sulla sua costruzione?

Ho cercato di affrontare queste tematiche in modo tenue e senza esprimere troppi giudizi, perché non mi piace giudicare gli altri. Ogni cosa può essere vista in modalità diverse, a seconda dei differenti punti di vista delle persone coinvolte.

La scrittura per me è catartica, penso che faccia bene esprimere scrivendo quello che si ha dentro. Le separazioni delle mie amiche mi hanno fatto rivivere sentimenti della mia adolescenza, soprattutto il senso di abbandono, la mancanza delle persone. Da lì sono arrivati molti altri ricordi personali, come la casa tra le betulle, quella in cui vive Giosué, che esiste veramente, non lontano dalla mia baita in montagna: è una casa di pietra dove non ho mai visto nessuno, anche se appare curata, e non ho ancora risolto il mistero dei suoi abitanti. Mio nonno mi diceva vagamente che appartiene a persone che vengono in montagna in periodi diversi da quelli abituali dei turisti, ma a me non è mai capitato d'incontrarli.

“Le voci delle betulle", saga familiare e atmosfera fiabesca per l'esordio di Eloisa Donadelli

Personalmente m'incuriosiscono le autrici che sono madri e che raccontano la maternità di altre donne. Cosa c'è di lei madre nel rapporto tra Bernadette e sua figlia Malvina?

Io ho tre maschi, quindi forse ho proiettato su Bernadette la mia speranza di avere un giorno anche una femmina. Bernadette in parte è dispiaciuta di aver avuto solo una figlia femmina, perché nel suo mondo si dà ancora molta importanza all'erede maschio: io, invece, avrei tanto voluto almeno una femmina. Insegnando, poi, mi sono ispirata a tante bambine conosciute, anche tra le compagne dei miei figli.

 

Io invece sono incuriosita dal rapporto di Bernadette con gli uomini: ci sono i maschi forti della generazione precedente, mentre quelli più giovani restano un po' sullo sfondo. Come mai?

Più che sullo sfondo, fanno parte di una coralità, perché i personaggi sono tanti, perciò nessuno di loro può avere troppo spazio. Ho avuto un nonno meraviglioso che mi ha senz'altro ispirato i personaggi della generazione precedente.

 

Perché le betulle?

Perché illuminano il bosco. Mio nonno le aveva piantate davanti alla mia finestra, nella casa in montagna, perché i loro tronchi chiari davano davvero luce rispetto al bosco oscuro che avevano alle spalle, che da bambina mi faceva paura. Sono piante pioniere, che colonizzano terreni poco fertili, come quelli bruciati dagli incendi. Nelle mitologie nordiche rappresentavano un legame con il cielo e le fate.

 

Nel libro si parla anche di Segantini, il grande pittore.

É un pittore che ammiro moltissimo, ma che ha una biografia molto particolare. Orfano, apolide per sfuggire alla leva nell'esercito austriaco, è riuscito a legarsi a una Bugatti, appartenente a una delle grandi famiglie milanesi dell'espoca, e a diventare un pittore di fama internazionnale. È un emblema del fatto che nella vita bisogna sempre credere a noi stessi, comunque vadano le cose, come deve fare Bernadette.

 

Come si è sentita alla fine del libro?

Io? Un po' più verde... Di sicuro mi sono sentita ancora di più a contatto con la natura.

“Le voci delle betulle", saga familiare e atmosfera fiabesca per l'esordio di Eloisa Donadelli

In un'intervista ha dichiarato di scrivere di notte "per raccogliere i cinque sensi", ma cosa intende esattamente?

Per me scrivere è soprattutto "descrivere" delle emozioni attraverso tutti i cinque sensi, ma per fare questo devo essere veramente molto concentrata, per questo la notte è perfetta. Nel buio e nel silenzio mi sento molto più sciolta. Di giorno prendo appunti se mi vengono le idee, poi di notte scrivo.

 

Il suo è un esordio assoluto. Continuerà a scrivere?

Sì, sto già lavorando ad altro.

 

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Pareri raccolti durante la stesura del romanzo?

In realtà voi blogger siete i mieiprimi lettori assoluti. In famiglia aspettavano il libro completo, nessuno l'ha letto prima. Ho fatto leggere qualcosa alle amiche, ma in realtà preferisco non farlo mentre scrivo, perché non voglio essere influenzata dal giudizio degli altri in fase di stesura. Questo libro per me è come un figlio, è una cosa mia: ho iniziato a scrivere per me e non sapevo nemmeno se sarei arrivata a finirlo, o se l'avrei mai pubblicato.

 

Quanto tempo ha impiegato?

Un'estate per delinearlo, circa un anno per arrivare al libro finito. Un'amica esperta di scienze forestali mi ha dato preziosi consigli per la parte naturalistica della storia.


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