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"Le ultime cinque ore"

Le ultime cinque ore«Si può avere l'informazione o si può avere la vita, ma non tutt'e due le cose».

Tutta l'opera di Douglas Coupland ruota attorno a questi due elementi; la vita e l'informazione. Pochi come lui hanno saputo esplorare le dinamiche in cui, nel mondo contemporaneo, l'una sostituisce e rimpiazza l'altra, l'una si rifugia e nasconde nell'altra. Il mondo della generazione x è un mondo confuso in cui la notizia è più reale della realtà e in cui l'effluvio di informazioni, messaggi, comunicazioni, tracima ed esclude la possibilità di comprensione.

L'ultimo romanzo di Coupland, Player One. What is to become of Us, pubblicato in Italia da Isbn edizioni, con il solito incomprensibile e pirotecnico ritocco nel titolo, trasformato in Le ultime 5 ore (traduzione di Marco Pensante), ci racconta un'apocalisse postmoderna, vissuta da quattro, pardon cinque, personaggi, chiusi nel Lounge bar di un alberghetto, in prossimità dell'aeroporto internazionale di Toronto. Karen è la segretaria di vari studi psichiatrici, madre di Casey, volata in Canada per incontrare un uomo conosciuto in chat. Rick è il barista sfiduciato e disilluso che vorrebbe riscoprire l'esaltazione per la vita attraverso il programma di recupero di un guru televisivo improvvisato e fasullo. Luke è un prete che ha appena perso la fede e che è scappato rubando i soldi della parrocchia. Rachel è la ragazza bellissima e irreale, affetta da prosopagnosia e autismo, che sembra venire da un altro pianeta.

Il libro è diviso in cinque capitoli, uno per ogni ora, divisi a loro volta in cinque sottocapitoli, che seguono ciascuno il punto di vista di un personaggio. Ovviamente arrivati a questo punto vi sarete accorti che manca il quinto personaggio. Giusto. Il quinto personaggio ce lo siamo persi nel passaggio dal titolo inglese a quello italiano. Il quinto personaggio è il Giocatore Uno, impalpabile e indefinibile, che chiude ogni capitolo tirando le fila e riassumendo le sensazioni, le idee, le paure, gli sviluppi psicologici degli altri protagonisti. Salvo colpi di scena finali, il Giocatore Uno è il narratore; il narratore di una storia, che nel mondo postmoderno è anche il narratore della realtà, perché come abbiamo detto le due cose non sembrano più così marcatamente distinte e separate. Giocatore Uno come i personaggi dei videogiochi e della realtà virtuale.

L'apocalisse scoppia all'improvviso, quando la TV annuncia che il prezzo del petrolio è arrivato a 251 dollari al barile. Il meccanismo complesso del mondo si inceppa e va fuori giri, ogni cosa si arresta, tutto si sfalda. È la fine. Una fine senza redenzione e senza doppi sensi. Una fine che era nell'ordine delle cose. Ma spetta a voi il compito di leggere le ultime cinque ore vissute dai nostri cinque personaggi, nel giorno in cui il mondo sta finendo e l'uomo si riscopre debole e solo, schiacciato da se stesso.

Noi ci limitiamo a notare come la scrittura di Douglas Coupland mostri i soliti punti di forza, esibisca brillantezza, freschezza e originalità, vigore e potenza espressiva. Lo scrittore usa tutti i colori della tavolozza; amore, religione, paura per il tempo che passa, considerazioni generali sul senso della vita, prediche, battute e attimi di suspance da thriller. C'è la riflessione non troppo velata e non troppo marcata sella nostra condizione, sul mondo contemporaneo, sulla nostra situazione sociale, economica, politica, ma anche affettiva, intellettuale, sul senso della fede nel mondo divenuto post-religioso e forse anche post-umano. E questi sono i lati senz'altro positivi. Una scrittura bella e potente, geniale, che, come sempre, vale la pena dei essere letta.

Il lato a nostro parere negativo è che, anche la genialità di Douglas Coupland, anche la sua spregiudicatezza e il suo inarrestabile estro, a tratti faticano a tenere il controllo della sterminata mole di temi, argomenti e sollecitazioni. Inevitabile cadere in colpi di scena scontati, innamoramenti da Walt Disney, dialoghi saturi al punto da risultare banali, contorsioni filosofiche che sembrano lievemente fuori luogo, che sembrano semplicemente troppo. Cinque ore e cinque personaggi forse non bastano, se si cerca di racchiudere il mondo, la realtà e tutte le cose, anche per un accanito sostenitore del pensiero e dell'arte postmoderna, anche se le premesse di base includono già dall'inizio l'ironica presa in giro, da parte dell'autore, di sé stesso e delle sue stesse pretese.

In ogni caso, se mai dovessimo scegliere qualcuno per raccontarci la fine del mondo, Douglas Coupland rimarrà uno dei candidati più validi ed efficaci.

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