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Le svolte che cambiano la vita. “Un’ultima inutile serata” di Andre Dubus

Le svolte che cambiano la vita. “Un’ultima inutile serata” di Andre Dubus«Si avvicinò e lo tenne stretto, e il suo cuore piangeva, ma non di dolore, il suo corpo tremava, ma senza passione o paura. Lo baciò, chiuse gli occhi e respirò con il naso l’odore del suo viso, e l’aroma dolce dei fiori selvatici e i profumi estivi che giungevano dall’erba e dagli alberi.»

 

Ci sono dei momenti che cambiano il resto della nostra vita. Ci sono attimi, che una volta accaduti, sconvolgeranno e mischieranno le carte, e tutto quello che credevamo di sapere, ce lo ritroveremo come polvere da soffiare via. Ma è difficile per noi comprendere per tempo che quella situazione che stiamo affrontando potrebbe essere quella decisiva per cambiare e cambiarci. E allora viviamo nell’inconsapevolezza, passando i giorni con leggerezza, a volte, con eccessiva tristezza, altre.

Ci sono cose che iniziano, primi passi che cambieranno irrimediabilmente tutto quello che credevamo di sapere su di noi. La prima volta del sesso, la prima lite, le prime botte date o ricevute, quella prima, cocente delusione che hai sentito bruciare nello stomaco proprio perché veniva da una persona di cui ti fidavi.

Attimi, dunque, secondi che scorrono, minuti che diventano ore, e una ragazza diventa donna e forse non era pronta, e un uomo diventa un assassino, senza nemmeno rendersene conto; una coppia si separa, senza badare al fatto che ci aveva già pensato il tempo a farli stare lontani, a farli vivere su piattaforme spazio-temporali differenti.

 

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Andre Dubus (11 agosto 1936 – 24 febbraio 1999, Stati Uniti) è stato uno dei maestri per quanto concerne l’arte del racconto, Un’ultima inutile serata è il suo settimo libro pubblicato in vita (la quinta raccolta di racconti) portato in Italia da Mattioli 1885 editore, con la traduzione a cura di Nicola Manuppelli.

Le svolte che cambiano la vita. “Un’ultima inutile serata” di Andre Dubus

Questi racconti di Dubus hanno un filo conduttore che è la sera, in quanto momento di sospensione tra il giorno che sta finendo e il domani che non è ancora arrivato. E in ogni pagina possiamo sentire il racconto della tragedia umana, delle indecisioni che ci affollano, del buio e di come la mancanza del sole possa attenuare i contorni del mondo intero. E ci troviamo su una nave da guerra, con un uomo che dal mare scrive lettere alla moglie, raccontandole dei giorni che passano tutti uguali, di incidenti e conoscenze che lentamente gli stanno cambiando la prospettiva (Le morti in mare).

«Ho l’impressione che di notte il mondo ci abbandoni. Smettiamo di vederlo. Scompare e rimaniamo con quel poco che resta di visibile; e senza quella distrazioni che il giorno di rivela, la nostra vita non è solo limitata, ma si affina e si concentra su ciò che per la maggior parte di noi è il mondo – noi stessi. Così il disagio che teniamo a bada nella frenesia e nell’immobilità della luce del giorno, racchiuso nell’oscurità della notte piò diventare disperazione.»

 

Oppure veniamo catapultati all’interno di uno spogliatoio, poco dopo la fine di una partita di baseball, dove uno degli atleti cade in uno spaventoso black out, perdendo ogni tipo di coordinata con la realtà (Dopo la partita). O ancora, assistiamo all’incontro tra un ex marine tormentato dai fantasmi del passato e un giovane ragazzino, e osserviamo la violenza, quella fisica e quella, forse ancora più profonda, psicologica (Vestito come di foglie d’estate). E siamo poi a seguire le vicende di un giovane avvocato, di un omicidio misterioso, di colpevoli che colpevoli non sono, di movimenti che cambiano tutto in pochi secondi (La terra dove sono morti i miei padri).

Le svolte che cambiano la vita. “Un’ultima inutile serata” di Andre Dubus

Seguono le pagine della formazione mentale e fisica di una bambina, e la vediamo crescere, la vediamo piccola e indifesa, poi sicura, poi donna, poi lo specchio o il contrario di una madre che l’ha dovuta tenere al mondo, da sola (Molly).

«Il suo spirito arretrava ed era al tempo stesso affascinato mentre li osservava, il suo spiritò lassù nella foresta incantata dove i demoni facevano viziosamente l’amore, i loro visi né confortati né in preda all’estasi: sibilavano tra i denti serrati, e i loro occhi brillavano dell’odio vendicativo e furioso della lussuria.»

 

E infine ci immergiamo nel racconto di vita di un uomo che, seduto in un bar, osserva quello che lo circonda, rapportandolo continuamente ai suoi avvenimenti personali trascorsi (Rose).

La maniera che Dubus ha di scrivere è molto leggera, ma non priva di fascino e oscurità. Attraverso frasi, flashback, guidandoci nei meandri della follia e delle inquietudini umane, con parole di un’eleganza potente, ci conduce nelle sue terre, nelle sue ossessioni, chiarendo che poi in fondo i suoi demoni somigliano molto anche ai nostri.

«Ma è quella parte di me che non riesco a far tacere o anche solo a soddisfare, e che a volte, mentre sono a letto con una donna, si stacca da noi e rimane vestita nella stanza a fissarci, ironica o accigliata; quella piccola stronza mi stava ancora tormentando.»

 

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Le svolte che cambiano la vita. “Un’ultima inutile serata” di Andre Dubus

Cambi di scenario, quindi, destini che si modificano, scelte e spostamenti che rendono le nostre vite enigmi, drammi, o raramente, isole felici.

Ma quanto sarebbe importante essere lucidi e consapevoli che quelle ore che stiamo vivendo potrebbero cambiare tutto, irrimediabilmente?

Se potessimo sapere che quel momento segnerà per sempre quello che saremo, riusciremmo davvero a comportarci diversamente da ciò che siamo?

«Se Teresa ha immaginato di poter attraversare il cielo sotto cui mi trovo stasera, allora il mio amore per mia moglie, per la mia paziente Camilla, la mia donna forte e saggia e dolce, dovrebbe aiutarmi ad attraversare il cielo per sedermi con te a colazione.»

 

Ma forse tutto quello che possiamo fare è lasciarci andare al flusso che ci conduce in avanti, e vivere tutte le svolte come fossero mutazione di quello che siamo stati.


Per la prima foto, copyright: Aziz Acharki.

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