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Le scienziate che hanno cambiato il mondo. Intervista a Gabriella Greison

Le scienziate che hanno cambiato il mondo. Intervista a Gabriella GreisonIl suo libro è stato un caso editoriale. Sei donne che hanno cambiato il mondo, edito da Bollati Boringhieri, ha infatti avuto la capacità di portare all’attenzione di un ampio pubblico di lettori la storia di sei scienziate della fisica del XX secolo, come recita anche il sottotitolo del volume.

E Grabriella Greison ha avuto il pregio di farlo unendo una grande conoscenza degli aspetti scientifici (anche lei è una fisica) a una capacità di scrittura che sa affascinare.

É così che i sei ritratti contenuti nel libro, e dedicati a Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr e Mileva Marić, ci restituiscono non solo i meriti scientifici di queste donne ma anche il loro volto umano.

Proprio da qui, da quello che le sei scienziate scelte da Gabriella Greison possono rappresentare per noi e le ragazze di oggi, abbiamo voluto far partire la nostra intervista, in occasione dell’inserimento del volume nella cinquina finalista del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica.

 

All’inizio del libro lei cita alcune importanti saghe, Star Trek, Guerre Stellari, Divergent e Hunger Games con i relativi modelli femminili proposti in alternativa a quello tradizionale che vorrebbe la donna come “angelo del focolare” (semplifico per agevolare la comunicazione). Secondo lei questi fenomeni sono figli di un cambiamento di cui prendono atto o sono in realtà motori di questo cambiamento?

I modelli femminili con cui sono cresciuta sono quelli di Star Trek e Guerre Stellari, da Uhura a Rey, donne che non aspettano il principe azzurro o che qualcuno arrivi con la scarpetta, si prendono quello che vogliono e lottano al pari di tutti gli altri, e i modelli con cui oggi si confrontano le nuove generazioni provengono da Divergent o Hunger Games, dove le donne sono single che regnano e sono bellissime. Se pensate che il personaggio più amato di Harry Potter è Hermione, la secchiona che si guadagna con il merito tutto quello che ottiene (a differenza del maghetto miracolato) è necessario mettere a fuoco il cambiamento che sta vivendo la nostra società. Le sei donne che racconto nel mio libro sono coloro che hanno fatto nascere questo cambiamento, e il mondo oggi noi lo viviamo meglio grazie a loro.

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Nel saggio lei tratta di scienziate come Marie Curie e Mileva Marić, solo per citarne due. Cosa le ha donato il fatto di confrontarsi con ognuna di loro?

Nel saggio io approfondisco il percorso che hanno fatto le donne della scienza nel corso della storia, e indugio in particolare su queste sei perché loro mi hanno dato qualcosa in più. Grazie a loro oggi posso capire qualcosa in più di me stessa, grazie alle loro ansie, alle loro paure, al loro essere normali nella vita di tutti i giorni. Specchiandoci in queste donne coraggiose che ci hanno preceduto possiamo vedere riflessa la parte di noi stessi di cui prenderci cura come il prezioso dei regali della vita.

 

Al di là dei meriti scientifici, cosa potrebbero suggerire queste scienziate alle ragazze di oggi?

Queste donne, come le ho raccontate nel mio saggio, mostrano il loro lato più debole, non sempre vittorioso. Non erigo lapidi dove tutti sono solo geni, solo eroi, solo santi. Su queste donne ho fatto un lavorone per trovare le sfumature, i lati caratteriali, le incertezze, che mi hanno permesso di andare al di là di come ce le siamo immaginate dai libri di scuola. E le ragazze oggi si possono certamente rivedere in loro.

Le scienziate che hanno cambiato il mondo. Intervista a Gabriella Greison

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Riportando un brano di Helene Langevin-Joliot, nipote di Marie Curie, scrive: «A livello di ricerca in tutto il mondo, le donne costituiscono circa il 30 per cento degli scienziati, divise tra le diverse discipline. Questa percentuale si riduce quando si passa ad analizzare posizioni di prestigio o di comando.» Come vede il prossimo futuro? Ci saranno possibilità di miglioramento in questa direzione?

Certamente. Siamo in continuo miglioramento, in continua crescita. Il mondo sta andando verso un'altra direzione, malgrado quello che ci mostrano i giornali o la televisione. Non solo quelle che ci propongono i giornali o la tv come modelli di donne da seguire. E i ragazzi lo sanno. Ma, sa, come diceva Einstein «E' inutile spiegare a chi ha una certa convinzione radicata nel tempo che le cose stanno cambiando, tanto prima o poi morirà». Sarà la generazione successiva a far vedere le cose diversamente...

Le scienziate che hanno cambiato il mondo. Intervista a Gabriella Greison

Esiste una peculiarità dello sguardo femminile sulla e nella scienza? E in cosa consiste? In caso contrario, perché invece spesso se ne parla?

Il cervello degli uomini e quello delle donne sono uguali, lo diceva Rita Levi Montalcini. E quindi le capacità sono le stesse. Certo, poi, le caratteristiche sono diverse... ma dipende dai contesti, dai casi, dalle persone. Non certo da uomo o donna... dipende... le generalizzazioni non mi piacciono, non si possono fare. Io, nelle donne che descrivo e che faccio parlare, scelgo quelle che hanno il lato umano più forte, che hanno la sensibilità giusta per farci arrivare i valori, l'eleganza delle parole, la dolcezza dei gesti.

 

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Il Premio Galileo è dedicato alla divulgazione scientifica. Qual è oggi il compito di chi vuole praticare quest’attività? Potrebbe indicarci tre caratteristiche che dovrebbe assolutamente possedere?

Per raccontare la scienza è bello averla vissuta, perché solo così senti una spinta, un’esigenza fortissima nel volerla rendere chiara a tutti. Io da fisica sento questa precisa e puntale esigenza, adesso, più che mai. Adesso che si può fare, adesso che le cose stanno cambiando, e che «i paludati cattedratici» (come li chiamava Einstein) stanno lasciando che gli scienziati e i fisici possano raccontare la scienza da dentro, senza per forza attenersi a certe terminologie o modi di essere. Io ho vissuto i centri di ricerca scientifici internazionali, e per questo ho sviluppato una certa propensione nella vita da laboratorio o tra scienziati. Ed è una vita bellissima. Mi piacere raccontarla, attraverso i miei libri, prendendo i fisici del XX secolo e rendendoli attuali oggi sotto forma di metafore, o attraverso Ii miei monologhi nei teatri di tutta Italia, dove porto i miei spettacoli, o anche attraverso il Festival della Fisica che ho creato proprio con questo scopo. Sul mio sito www.GreisonAnatomy.com tutte le info... Comunque, siamo sulla strada buona... prima non c'era, e ora esiste. E questo mi fa vedere un mondo più bello dall'altra parte.


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Per la prima foto, copyright: Igor Ovsyannykov.

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