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Le ragioni delle donne

Pretty Woman Carrot, pic by eyecmoreQuali sono le ragioni delle donne, in un mondo che esce da forme materiali di patriarcato per entrare, come ha scritto di recente la studiosa Irene Strazzeri, in una forma di post-patriarcato? In un mondo che si ridefinisce, che entra in una nuova era nella quale, lo si voglia o no, le democrazie sono destinate a ridimensionarsi, il senso stesso della ragione – come quello della colpa – va in frantumi.

Gli uomini, noi uomini, siamo stati allevati come soggetti della cura femminile, come curati e adempiuti esseri umani accompagnati alla vita da un'agente donna. Non sarà più così, e già non lo è in alcuni strati della società mondiale. La donna ha cominciato a sottrarsi, a perdere un ruolo e ad agire in un’altra direzione, non necessariamente più libera, ma altra e quindi diversa, lontana dalla regola ferrea del mantenimento dell’ordine sociale ed economico.

Reagisce, il mondo maschile organizzato, in ordine sparso, non sempre con violenza, ma con una manifesta inconsapevolezza. Vi sono maschilismi robotici – familiari – che si avventano contro le donne e ai quali il diritto sembra inadeguato, con sanzioni minime e prese di posizione soltanto morali: tutto mentre si replica, costantemente, l’uso del corpo come messaggero di contenuto.

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preview, pic by Paola RizziNon più soltanto il corpo femminile, ma anche quello maschile svirilizzato, privato di identità di genere o assorbito in una nuova identità tra i generi o sopra i generi: un’identità assolutamente corporea e, se vogliamo, proprio per questo meno corporea delle altre. Emblematico come all’esilità delle mannequin si associ sempre più una hypster esilità angelicata maschile, o come alla debordanza delle pornoattrici si accompagni una muscolosità totale maschile.

Non v’è più gusto per la differenza, perché la differenza demolisce il mercato. Nella fiera delle finte opzioni imposte dai grandi costruttori dell’immaginario contemporaneo (agenzie private, anonime, social-virtuali) ogni corpo si categorizza, ogni differenza fuori corso viene reinserita in un codice, ogni azione deviante sanzionata con lo snobismo.

Ecco, ricordare questo, o rivelarlo di nuovo, significa addensarsi intorno a un concetto chiave: quello della liberazione. Da cosa, oggi, le donne – e gli uomini, quindi – devono liberarsi? Da una decorporeizzazione del sé, e forse dalle stesse ragioni di una volta.

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Commenti

Mi piace molto questa analisi. Credo sia attualmente vera se la visuale rimane all'interno delle dinamiche riportate. Sappiamo che però certi ragionamenti, non per colpa dell'autore naturalmente, sono oggi parziali e perciò non del tutto esaustivi delle condizioni umane all'interno delle società capitaliste. Ci sfugge qualcosa che ha ancora a che fare con il sociale e con i modelli conformi dettati dal consumo. La differenza rivelata anche nell'articolo di una diverse funzioni che oggi hanno le donne e non solo loro, non deriva soltanto da una sorta di evoluzione dei "generi" ma risiede ancora nell'aspetto del rapporto società - lavoro. Da quì la difficoltà a poter leggere la società in modo più approfondito e coerente. Per farla breve, dovremmo prendere atto della scomparsa del lavoro e delle sue conseguenze anche culturali sulla società. Fuori dal vecchio paradigma tutto è possibile, ma anche molto nebuloso e frammentato, compreso i rapporti tra i sessi (generi). Stiamo entrando nell'epoca della fuoriuscita dai capisaldi culturali che ci hanno determinato fino ad ora. Oltre non sappiamo cosa ci sarà e spesso solo pensarlo ci fa paura, come il fascismo per esempio. Per esempio inserire questi ragionamenti in un contesto come appena descritto e in una società che sta producendo sottoproletariato urbano potrebbe voler dire, come predica Diego Fusaro, che tutto quello che ci propongono come dialettica centrale, compreso quella sui generi, sia soltanto la pagliuzza rispetto ad una trave che profuma già di barbarie e a cui ci stiamo abituando. Grazie per gli stimoli che proponete.

Io credo, Maurizio, che solo una nuova letteratura della fantasia può arrivare a profetizzare quel che sarà. A volte sono decentemente pessimista anch'io, come il mio amico Fusaro, in altri casi, invece, propendo a una forma di irrealistico ottimismo della ragione. In verità viviamo un'oscillazione in avanti e una indietro, e questo ci rende così incomprensibile la storia che stiamo vivendo e facendo.

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