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Le pubblicazioni a pagamento

Le pubblicazioni a pagamentoGrazie per averci inviato il suo manoscritto, che abbiamo particolarmente apprezzato. Adesso, per pubblicarlo, non dovrà fare altro che acquistare, o farsi acquistare da chissà chi, un “certo” numero di copie, comunque non meno di 100. E badi bene, queste opportunità noi mica le diamo a tutti! Attendiamo con ansia il suo bonifico, dopodiché procederemo alla stampa.

Grazie, cordiali saluti.

 

P.s. Per quanto riguarda la distribuzione del suo libro, non si preoccupi. Lei converrà senz'altro con noi che le librerie sono ormai superate. E per la promozione, siamo sicuri che sarà bravissimo da solo a farsi pubblicità! Ancora saluti.

 

Va bene, lo ammetto: nessuna casa editrice ha mai dato una risposta del genere a un autore. Sarebbe fin troppo schietta e dunque controproducente. Anche se con ironia, però sintetizza bene il metodo di molte case editrici a pagamento, che ormai conosciamo tutti: obbligo di acquistarsi un numero spesso ingente di copie, disinteresse nel distribuire il libro, promozione inesistente.

A questo punto, devo ammettere un'altra cosa: ci sono cascato anch'io.

Ancora non ne sapevo niente di editoria e mi feci convincere da un contratto che, all'epoca, giudicai neanche tanto male. A pensarci oggi, chiaramente so di aver peccato d'ingenuità, come molti altri. Ma le case editrici sanno essere davvero fantasiose nelle loro proposte, bisogna ammettere anche questo. D'accordo, forse non scriveranno risposte come quella citata a inizio articolo, ma ci si avvicinano. Qualche esempio?

Un editore milanese mi propose di pagare 300 euro per l'impaginazione di un libro. Mi disse poi che avrebbe stampato 100 copie alla volta per vedere come andava. Tutto mi sembrò quantomeno insolito. Uno toscano, invece, dopo aver indetto un concorso, mi rispose con una lettera che il mio manoscritto non rientrava nei vincitori ma che poteva comunque essere preso in considerazione per un'eventuale pubblicazione. Per dare il consenso, non si doveva far altro che non rispondere alla lettera. Ovviamente io non risposi e mi caricai di una speranza in più. Dopo qualche tempo ricevetti l'agognata risposta: con incredibile atto di auto-pietismo mi dicevano che, visto il momento attuale dell'editoria, avrei dovuto acquistare un “limitato” numero di copie. Giuro, c'era scritto proprio “limitato”. A che numero preciso corrispondeva quella parola? Forse per loro 50 copie era un limitato numero di copie? Oppure 150, chissà. Certo, rispetto a 300 (che avevo sentito proporre da qualche piccola casa editrice), poteva anche essere “limitato”. In ogni modo, in fondo alla lettera mi chiedevano di confermare tramite telefonata o e-mail l'interessamento alla proposta. Naturalmente, non risposi neanche stavolta. Oramai ero più navigato e proposte come quelle non potevo che scartarle senza attribuirgli il minimo peso. Qualche mese di attesa e si rifecero vivi con una mail, meravigliandosi del fatto che mi ero lasciato sfuggire questa ottima opportunità. Dalle righe del messaggio, trasudava appunto la delusione per non aver finalizzato l'adescamento. Fui sintetico ed espressi un cordiale rifiuto, trattenendo ogni risposta offensiva che mi passava per la mente.

Ma gli episodi che vado a raccontare adesso, tutti realmente occorsi ad amici e conoscenti, sono ben più curiosi.

Un editore bolognese fece pagare 600 Euro per l'ISBN. Sì, avete capito bene. Disse semplicemente all'autore che chi pubblicava con lui doveva pagarsi il codice per il proprio testo. Uno romano invece propose la cifra di 3.000 euro in copie del libro. Al rifiuto del ragazzo, la casa editrice si prese evidentemente del tempo per riflettere, salvo poi richiamare lo stesso autore per comunicargli che non avrebbe dovuto pagare più niente, ma sarebbe stata la casa editrice a rischiare. Andato male il tentativo di facile guadagno, dunque, avevano deciso di non perdere il libro e di pubblicarlo gratuitamente. Però ci avevano provato. E che dire poi del 4% sui diritti di autore proposto a un amico, che avrebbe anche dovuto comprarsi 150 copie del libro? Oppure dell'accordo tra una nota agenzia letteraria e una piccola casa editrice entrambi del nord Italia, per il quale la prima procurava alla seconda autori più o meno alla stessa cifra (circa 1.000 euro, per intenderci) che avrebbe chiesto la casa editrice stessa per pubblicare direttamente? È ovvio che poi agenzia e casa editrice si spartissero il bottino dell'inconsapevole autore. Tutto questo comunque è niente rispetto alla cifra astronomica richiesta da una casa editrice milanese, specializzata nel genere fantasy, a un conoscente che aveva inviato il suo manoscritto. Dopo una lettera nella quale l'editore incensava il testo pervenuto, per la qualità narrativa, l'originalità e l'impianto della storia, all'autore prese quasi un colpo quando lesse quanto chiedevano: 11.000 euro!

Concludo qui, anche perché dopo una cifra del genere non si può che rimanere senza parole...

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Commenti

Mi è successa una cosa singolarissima. Secoli fa partecipai con un mio pezzo a un concorso letterario, di cui non ho più avuto notizie.
Circa un mesetto fa ho ricevuto una telefonata da parte di una collaboratrice della "Xxxxxxra Edizioni" la quale, dopo un panegirico di almeno 20 minuti i cui ha lodato sperticatamente il mio pezzo, mi ha detto che - previo pagamento di una somma ancora da definire, "ma guardi sicuramente UNA TANTUM", che avrebbe coperto le spese per un editing più confacente alla casa editrice e compreso addirittura anche la realizzazione della quarta di copertina -, avrei potuto finalmente vedere la mia opera pubblicata, opera peraltro di cui non ricordavo nemmeno più il titolo, e pubblicizzata in tutti i luoghi e tutti i laghi.
La collaboratrice si è congedata dicendomi che mi avrebbe spedito per posta un contrattino pro forma.
Dopo una settimana ho ricevuto per posta raccomandata il "contratto di edizione" da parte della "Xxxxxxra Edizioni".
Mi chiedono 1.890 euro per la stampa di 800 copie, di cui 40 andrebbero a me - e posso farne quello che mi pare - e circa 50 distribuite per vari fini promozionali; sulle circa 700 restanti, in caso di vendita, percepirei il 12% del prezzo di copertina "al netto d'iva" (?). Inoltre potrei acquistare copie personali con uno sconto del 20% sul prezzo di copertina (ma su queste, come su quelle circa 50 date a fini promozionali, non percepirei alcun diritto).
Adesso dico, se curano l'editing delle opere come quello del contratto c'è da stare freschi.
Il supporto cartaceo è, sì, accattivante (una bella grafica di copertina e una carta robusta costituiscono un insiene globale piacevole alla vista), ma nella prima parte del "contratto" la punteggiatura - laddove è stata messa - è completamente da rivedere, mentre la seconda parte - oltre a riportare il titolo dell'opera sbagliato - inizia con un bel "Agendo per sè", per continuare con una lunga serie di "d" eufoniche disseminate a casaccio. Il tutto è completato da una concordanza sbagliata.
Il contratto è accompagnato da una nota, redatta da un responsabile dell'ufficio che dovrebbe curare la promozione e la distribuzione dell'opera, - nota sulle cui peculiarità stilistiche è meglio sorvolare - che termina con un bel "perchè".
E io aggiungo un bel adieu, ma chi cappero vi ha cercati?

La controversia sulla piccola editoria a pagamento è ormai trita e ritrita. Certo se si è uno dei pochi autori privilegiati, e qualche volta di talento, che pubblicano nella media grande industria letteraria il problema non si pone né in Italia e neanche in Europa, dove possibilità per i debuttanti sono di certo minori che da noi: per esempio in Olanda, dove risiedo, ci sono un milione di scrittori esordienti inediti su una popolazione di sedici e un paio di decine di autori professionisti che campano sulla scrittura, anche quella giornalistica... Il punto della questione quindi, per me, è uno solo: per pubblicare il suo sudato dattiloscritto, l'esordiente ha tutto il diritto di pagare una certa cifra a un piccolo editore serio e intendo colui che si fa il mazzo per i soldi che riceve dall'autoree non a un imbroglione qualsiasi.
Non ci sono altre vie per un debuttante in Italia a meno che non voglia far marcire il suo romanzo nel cassetto. Quei piccoli editori Non a pagamento che crescono ormai da qualche anno come funghi in una palude, non riescono proprio a competere e sopravvivere più di tanto nel mercato dell'editoria, a meno che non vengono acquistati da qualche Grande editore di chiara fama. Certo devo ammettere che le frustrazioni degli aspiranti scrittori sono ben giustificate, ma in Italia forse hanno qualche possibilità di affermarsi.

Grazie, @Mirko, per la tua testimonianza.

Grazie a te, Simona. E grazie anche agli altri che hanno voluto commentare. Sì, l'argomento non è certo nuovo, ma è sempre di attualità in ambito editoriale. E poi queste bizzarre richieste, come quella che ha documentato Mario, fanno sempre riflettere. Meglio quindi saperne il più possibile ed essere preparati, anche quando uno è consapevole di dover pagare.
Al prossimo articolo

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