Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Le prostitute dell’Impero giapponese. Intervista a Mary Lynn Bracht

Le prostitute dell’Impero giapponese. Intervista a Mary Lynn BrachtPer decenni, delle comfort women non si è saputo niente. Poi, nel 1991, una di queste donne costrette durante la seconda guerra mondiale a far parte dei corpi di prostitute creati dall'Impero del Giappone ha deciso di parlare e raccontare questa tragedia rimasta nell’oscurità per la meschinità degli oppressori e l’innocente vergogna delle vittime. Di questo ha deciso di parlare Mary Lynn Bracht nel suo brillante romanzo d’esordio, Figlie del mare, appena portato in Italia da Longanesi nella traduzione di Katia Bagnoli.

L’autrice, di origini coreane, è cresciuta in una comunità di donne coreane emigrate negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. Con una scrittura lieve e densa ha preso in mano questa storia e ne ha fatto un libro, costruito su due piani temporali diversi: nel primo siamo nel 1943 e la giovane pescatrice di perle Hana, nel tentativo di salvare la sorellina Emiko, viene rapita da soldati giapponesi e costretta alla prostituzione; nel secondo, e siamo sessantotto anni dopo, Emiko è a Seoul, chiede giustizia per le comfort women di fronte all’ambasciata di Tokyo e cerca di scoprire la verità su quanto è accaduto nel 1943.

Abbiamo incontrato l’autrice, in Italia per parlare del suo libro. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Le protagoniste della vicenda sono donne che hanno un forte legame spirituale col mare. Com’è nata l’idea di raccontare la storia di queste donne, accostandola a quella delle comfort women?

Studiando la storia della Corea per preparare il libro mi sono imbattuta nella storia delle tuffatrici. Era la prima volta che leggevo di queste signore. In una società molto patriarcale, come quella coreana, dove le donne non guadagnano, non lavorano, non sono indipendenti, mi è parso giusto descrivere la storia delle tuffatrici che su queste isole da quattrocento anni sono a capo della famiglia; è una storia incredibile, soprattutto se pensiamo alla Corea e alle sue tradizioni. Dato che volevo scrivere il romanzo dal punto di vista di una donna e raccontare cosa significhi per una donna vivere la guerra e sopravvivere a tutte le traversie che un conflitto comporta, mi è parso interessante accostare le tuffatrici a uno spaccato della cultura femminile coreana che serviva da sfondo alla narrazione principale.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Un tema forte è anche quello della resilienza. Protagoniste sono donne che nella complicità riescono a trovare la forza di sorridere e accendere la luce quando l’oscurità sembra coprire tutto. Tra i suoi intenti c’era anche quello di raccontare questa attitudine alla resilienza, universale nel mondo femminile?

Mi sono sempre chiesta cosa abbia permesso a queste donne di trovare la forza interna necessaria per sopravvivere a una situazione del genere, per riuscire ad andare oltre al dolore e acquisire attraverso questa forza interna un’indipendenza. Teniamo presente che il problema è grosso, visto che parliamo di 200mila donne condannate dai giapponesi alla prostituzione, donne che per la maggior parte sono morte senza fare in tempo a raccontare la loro storia. Deve pensare che si trattava non solo di donne maltrattate ma anche di un paese occupato. Allora mi sono chiesta chi fossero queste donne, cosa potevano fare in una situazione del genere, cosa avrei potuto fare io per restituire loro l’indipendenza perduta, come hanno fatto a sopravvivere, e – riguardo a chi è sopravvissuto – come ha fatto a vivere normalmente dopo eventi del genere?

Le prostitute dell’Impero giapponese. Intervista a Mary Lynn Bracht

Si tratta di domande enormi.

Sì, ma mi ha aiutato pensare a mia mamma, che si è trasferita dalla Corea al Texas nel secondo dopoguerra trovandosi a vivere insieme a signore coreane che, dopo aver vissuto la realtà orribile delle comfort women, hanno sposato degli americani, con i quali si sono trasferite negli Stati Uniti. Si sono ritrovate così a condividere le storie della loro vita, ridendo e piangendo insieme. Volevo inserire nel libro questa situazione: nonostante la sofferenza e la fatica della lontananza queste donne riuscivano a sorridere.

 

Come mai ha deciso di raccontare la storia attraverso le vicende di due sorelle?

All’inizio avevo in mente solo Hana, che era la summa di quello che era la figura della prostituta. Però mi sono detta: da che cosa fugge Hana? Dove va, e perché va? E dov’è la sua casa? E dato che sono la sorella di mezzo, e quindi sono sia una sorella minore che una sorella maggiore, mi è venuto normale pensare a un legame di sorellanza. Quando mia sorella maggiore è partita per andare all’università, un po’ come Hana pensavo tutti i giorni a lei chiedendomi dove fosse e cosa stesse facendo. L’idea di introdurre la sorella mi è venuta da questo.

 

Perché ha deciso di raccontare una storia che risale a mezzo secolo fa come quella dell’occupazione giapponese?

Le guerre ci sono sempre state ma le donne non hanno mai avuto voce in capitolo. Nei libri di storia si parla sempre di soldati, di uomini politici, dell’economia, ma le donne non hanno mai voce, eppure sono coloro che tra i sopravvissuti hanno più aiutato a ricostruire il paese e a dare adito alle generazioni successive. Pensiamo poi alla prima donna che negli anni Novanta ha parlato delle comfort women: lo ha fatto perché era vecchia e non aveva più parenti. Nessuno si poteva vergognare di quello che aveva fatto, per questo ha deciso di rendere pubblico quel segreto che ha tenuto celato per moltissimi anni. Alla fine ha voluto parlare perché si sapessero le ragioni per le quali non aveva avuto figli (e quindi una famiglia, che in Corea è molto importante). E voleva che si sapesse che l’etichetta di prostituta che tante volte le era stata affibbiata non era vera, che non aveva scelto di fare la prostituta per soldi. Nessuno si era occupato di loro, allora ha deciso di far sentire la sua voce. Io, come scrittrice, volevo mettere in luce questa storia e renderla nota al mondo occidentale, volevo che ne rimanesse un ricordo, e soprattutto un ricordo che non fosse filtrato soltanto dal punto di vista dei giapponesi ma che fosse la storia vera di queste donne, soprattutto per il futuro, perché molte di queste sono morte e altre stanno morendo. Oggi ne sono sopravvissute solo ventotto, che non sono state minimamente risarcite dal governo.

Le prostitute dell’Impero giapponese. Intervista a Mary Lynn Bracht

In una nota finale parla di quarantaquattro sopravvissute. Sedici sono morte da quando l’ha scritto a oggi?

Sì, alcune sono morte. Erano quarantaquattro nel 2016.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Una cosa è la storia, un’altra è la memoria, che è viva e dipende da ciò che chi vive ne fa. Qual è il rischio che corriamo quando se ne andranno anche queste ventotto sopravvissute? Si tratta di un problema che viviamo oggi anche noi in Italia con la resistenza e i reduci della seconda guerra mondiale. In sostanza, di cosa è fatta la memoria?

Il ricordo è molto importante per le generazioni a venire. Dobbiamo essere in grado di passare il testimone alla generazione seguente e questa generazione dovrà passarlo a quella che verrà dopo di lei. Le persone si ricordano le cose non tanto per quanto effettivamente sia successo, ma per come sono state raccontate. La storia è storiografia, è dramma, è commedia, è immaginazione, è sperimentazione. Sono queste le cose che rimangono nei nostri cuori e si trasformano in ricordo. D’altro canto, nonostante queste storie vengano raccontate dal 1991, quando la prima di queste donne ha deciso di parlare, e nonostante sia stato creato a Tokyo un tribunale dalle Nazioni Unite, nonostante tutto ciò non si è arrivati a nulla, perché il Giappone non ha ammesso che si sia trattato di un crimine di guerra e non è stato dato nessun risarcimento alle vittime. Spero di riuscire a passare il ricordo attraverso la narrazione e l’immaginazione romanzesca.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.