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Le Prix de rester humain di Azam Hadj Heydari

Le Prix de rester humainGli editori francesi: un grido dall'Iran.

“Nel momento in cui mi condussero all'interno del caseggiato, nella camera delle torture, udii il grido di una bambina di cinque o sei anni. Quando fui più vicino mi accorsi che piangeva, perché vedeva frustare sua madre.

Il carnefice continuava a dirle: 'quando mi dirai il nome di tua madre, smetterò di colpirla'. La piccola disse: 'Fatemeh', che era il proprio nome.

Non disse il nome di sua madre. Allora furono trasferite nella sezione 209.”

 

L'editore francese Jean-Claude Gawsewitch nella collana “Il grido” (Coup de Gueule) ha pubblicato nel giugno scorso “Le Prix de rester humain” della scrittrice iraniana Azam Hadj Heydari.

 

“Il prezzo per restare umani” è una storia autobiografica narrata in prima persona. È una testimonianza audace, scritta con un linguaggio piano, ma intenso e schietto. I fatti raccontati, dolorosi e scandalosi, emergono tra i paragrafi senza inciampo.

Certe atmosfere ricordano da vicino i campi di sterminio nazisti.

Azam Hadj Heydari comunica con equilibrio la feroce indifferenza dei carnefici, la loro soddisfazione di seviziare in nome di un fanatismo religioso. Spesso i personaggi, gli ambienti, gli episodi ci destabilizzano, perché la nostra mente è avvezza ad un altro tipo di violenza e ad un altro tipo di comunanza.

 

Per comprendere ciò che rivela la storia di Azam dobbiamo aprirci ad un altro sentire e dare peso allo spirito più democratico dell'Iran e dell'islam.

 

Quello narrato in “Le Prix de rester humain” è il percorso di emancipazione spirituale e intellettuale di una donna. È un cammino di scelte coraggiose per la propria vita e per la democrazia di un paese, l'Iran, soffocato da secoli di dittature teocratiche: gli Scià, Ruhullah Musavi Khomeini e oggi Mahmud Ahmadinejād.

 

Azam Hadj Heydari suddivide il libro in cinque parti, che sono le tappe della sua libertà e del suo riscatto.

Descrivendo la sua ribellione nei confronti del padre e dei fratelli, rivela come gruppi religiosi fanatici manipolino le menti, specialmente quelle degli uomini, portandoli piano piano ad un disprezzo profondo per la vita e per il prossimo.

La scrittrice mostra un mondo familiare dove i sentimenti naturali, quali l'amore e la solidarietà, sono così fortemente repressi che non vengono più sentiti e tanto meno esternati.

Gli uomini col tempo raggiungono un'a-sensibilità totale a causa di una distorsione delirante della religione.

Vediamo Azam opporsi a qualsiasi manipolazione e dare inizio al suo cammino di ricerca.

Incontra il movimento dei Mujaheddin, dove trova un ambiente aperto e altre donne che vivono la sua stessa condizione e i suoi stessi ideali. Diventa lei stessa una Mujaheddin e, impegnandosi su quel versante, le si apre un nuovo orizzonte.

 

È necessario distinguere i Mujaheddin dell'Iran dai Mujaheddin dell'Afghanistan. I primi sono un movimento creato dai seguaci del leader democratico iraniano Mohammed Mossadeq, mentre i secondi sono un gruppo terroristico legato ad Al-Qa'ida.

 

Azam Hadj Heydari partecipa alle attività dei Mujaheddin, fino a che non viene catturata dai Pasdaran di Khomeini e rinchiusa nel carcere per più di cinque anni in condizioni terribili.

Le pagine dedicate alla prigionia sono piene di sentimenti autentici e profondi.

La sera i prigionieri facevano dei giochi per non perdere la lucidità e per sostenersi emotivamente. Descrivevano le città, i villaggi, le strade per tenere viva la memoria.

 

“Ella mi disse: 'Azam, se un giorno sarai liberata non dimenticare la città di Kerman, non perdere la sua notte piena di stelle'

poi mi abbracciò forte e se ne andò… durante la notte udii gli spari… ogni notte numerosi prigionieri venivano fucilati”.

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