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Le parole in direzione ostinata e contraria. “Saggezza” di Eugenio Borgna

Le parole in direzione ostinata e contraria. “Saggezza” di Eugenio BorgnaEugenio Borgna è uno degli intellettuali più preziosi di questo Paese, prezioso perché ha sempre avuto la modestia, la saggezza (è proprio il caso di dirlo) di non giudicare autosufficiente il suo ramo del sapere (la psichiatria). Come un esploratore nel deserto molto spesso inconoscibile del nostro “Io” più profondo, ha cercato in altre discipline del sapere l’aiuto, l’ausilio in grado di comporre un quadro il più possibile esauriente della sfera clinica dei pazienti. In un’intervista ha infatti affermato:

«Come hanno sempre fatto gli psichiatri di lingua tedesca, francese e olandese, capire qualcosa del dolore, dell’angoscia, della disperazione, richiede conoscenze di psichiatria ma anche di filosofia, di letteratura e di poesia: scienze umane che, alleate, sono indispensabili alla conoscenza e alla cura. La sola farmacologia può essere adeguata alle altre discipline mediche, ma in psichiatria il mistero della vita interiore oltrepassa ogni rigido criterio tecnologico.»

 

La stessa logica si ritrova in questo libro dal titolo Saggezza che ha appena dato alle stampe per Il Mulino. Borgna è primario emerito di psichiatria presso l’Ospedale Maggiore di Novara e ha lavorato per vent’anni nel manicomio femminile della città piemontese, venendo a contatto diretto con la schizofrenia, «una delle forme di sofferenza più enigmatiche e strazianti che si conoscano».

 

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In questo piccolo ma prezioso libro l’autore tenta di delimitare il campo della saggezza, attingendo, come suo solito, alle parole di alcuni “illuminati” che lui ha incontrato nella sua fame onnivora di conoscenza. Innanzitutto il medico piemontese parte dall’esistente, cioè dalle definizioni che si possono trovare nei dizionari, come quello di filosofia di Nicola Abbagnano, dove per saggezza si intende «la disciplina delle faccende umane; cioè il comportamento razionale in ogni campo o la virtù che determina ciò che è bene o male per l’uomo». La componente razionale, secondo Borgna, è comunque monca senza quella emozionale, costituita dall’intuizione e dall’immaginazione. Lo scriveva anche Leopardi, molto amato e citato dall’autore:

«Non bisogna estinguer la passione con la ragione, ma convertir la ragione in passione; fare che il dovere la virtù l’eroismo ecc. diventino passione. Tali sono per natura».

Le parole in direzione ostinata e contraria. “Saggezza” di Eugenio Borgna

È il trasporto emozionale verso gli altri, verso quelli che ci circondano che ci consente di essere mediatori di saggezza, e il dialogo con il prossimo è una dei capisaldi fondamentali di Borgna; nella sua vita di medico ha sempre puntato l’accento sull’ascolto, sul dialogo, evitando le facili, a volte troppo abusate scorciatoie farmacologiche.

La saggezza è innanzitutto approfondimento di noi stessi, conoscenza del nostro Io più nascosto, più oscuro. Soltanto conoscendo se stessi, si riesce a entrare in empatia, in contatto con gli altri, a capirne, a comprenderne le debolezze. Certo sono argomenti non facili in un tempo come il nostro, dominato dalla rabbia e dall’odio verso l’altro. Oggi sui social gli hater da tastiera la fanno da padrone, mettendo molto spesso alla berlina le debolezze degli altri (forse perché, in fondo, non riescono, ad accettare le loro). È un tempo che ha sdoganato la superficialità, l’egoismo, il cinismo e per questo le parole di Borgna sono in qualche modo rivoluzionarie, perché non hanno paura di andare in direzione “ostinata e contraria”:

«Non dobbiamo mai essere monadi dalle porte chiuse, ma monadi dalle porte aperte alla comprensione delle emozioni, degli stati d’animo, delle speranze e delle attese, nostre e degli altri».

 

La grande vittoria è quella di continuare a domandarci, come faceva il teologo luterano Martin Bonhoeffer ucciso dai nazisti durante la guerra, cosa siamo realmente, come se questa domanda non dovesse avere mai fine, perché continuamente messa alla prova e vivificata dal contatto con gli altri.

Per un medico come Borgna le parole sono fondamentali, ma occorre utilizzarle con cura, facendo ben attenzione a quelle da non dire, correndo anche il rischio di fallire, naturalmente; «le parole della cura sono alla ricerca di schegge, di frammenti di saggezza che non inaridiscano la speranza: non dimentichiamoci mai che siamo responsabili delle nostre parole e dei nostri silenzi, e che la saggezza ci dice quando parlare e quando tacere».

Le parole in direzione ostinata e contraria. “Saggezza” di Eugenio Borgna

Così parte fondamentale della saggezza è la gentilezza. Hölderlin, il grande poeta tedesco, scriveva che «finché la gentilezza pura si conserva nel suo cuore, l’uomo non si misura infelicemente con la divinità». Soltanto saggezza e gentilezza, ci dice il medico piemontese, possono tenere testa, misurarsi con i tanti tipi di follia, riconoscendola «nella sua straziata sensibilità, nella sua dignità e nella sua umanità ferite, che non la rendono estranea a ciascuno di noi».

In un bellissimo brano del libro l’autore si domanda se l’atto di Antigone, quello di dar sepoltura a Polinice il fratello traditore, possa essere paragonato alla saggezza o alla follia. L’autore naturalmente non fornisce una risposta univoca, ma gli esseri umani saggi non possono che lottare contro le leggi disumane della società, correndo anche il rischio di essere scambiati per dei pazzi, per degli sconsiderati, oppure per degli imprudenti come Bonhoeffer e i ragazzi cattolici della Rosa bianca durante la dittatura nazista.

 

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La grande sapienza conoscitiva e la straordinaria curiosità di Borgna ci permettono di entrare in una specie di museo della saggezza dove possiamo attingere alle citazioni di scrittori e filosofi, che permettono di illuminare i nostri passi su un aspetto della vita oggi così sottovalutato, quasi disprezzato. Sottovalutato perché è l’immagine, il selfie che domina incontrastato il nostro tempo, mentre quello che indica Borgna è un percorso non semplice, faticoso certo e che richiede attenzione per sé e gli altri, un percorso che deve dar spazio al coraggio, il coraggio di aprirsi al mondo. Non dobbiamo aver paura, questo potrebbe essere il sottotesto di tutto il libro, perché altrimenti vivremmo una vita monca, desolata. Una vita sconosciuta perfino a noi stessi. Questo ci dice Borgna con la passione e la sensibilità di un uomo che, quasi novantenne, non smette di farsi domande e di guardare all’umanità senza preconcetti. Un esempio che ci rende meno soli in questi tempi difficili e tempestosi.


Per la prima foto, copyright: Alexandra su Unsplash.

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