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Le parole che abitiamo. “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco

Le parole che abitiamo. “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia BraccoPuntata n. 35 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Le parole sono magiche. Le scrivi e chi le vede automaticamente le legge. Le pronunci e si lanciano nel vuoto come dardi fiammeggianti. Le pensi e sono bombe a orologeria che incombono di nascosto. E se le invochi – pochi secondi – ti liberano, anche se dopo spariscono, come in un vuoto temporale. Ma spariscono davvero, oppure vanno altrove, come accade in un viaggio nel tempo?»

 

Esistono molte sfumature in una parola, esistono toni di voce e mutamenti del viso; la stessa frase può possedere decisione o paura, felicità o rabbia; le lettere sono mutevoli, e soprattutto non posseggono verità assolute. Tuttavia è possibile abitare una parola, è possibile scarnificarla per renderla pura e farla coincidere perfettamente con il suo suono o con la sua potenza evocativa; esistono infinite realtà, perché ognuno di noi è in possesso del suo modo di vedere il mondo, della sua maniera soggettiva, ma qual è la vera realtà? Se ogni essere umano mette se stesso al centro della visione del mondo, può esistere una visione oggettiva?

 

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Ma se ci immergiamo in qualcosa di più profondo, potremmo iniziare a farci altri tipi di domande, la scienza ha sempre sostenuto che ci possa essere la possibilità di realtà parallele, di mondi uguali al nostro eppure diversi, di luoghi dove le stesse persone vivono vite che differiscono. Cosa c’è in un mondo che è parallelo al nostro ma che al contempo scorre in maniera completamente diversa? E in quel mondo lì, è possibile che la stessa frase possa indossare dei panni estranei? E poi, l’altra realtà segue il passo della nostra storia temporale oppure va più lenta, o addirittura più veloce?

La dimostrazione teorica di possibili realtà parallele e ipotetici viaggi nel tempo è una cosa che sussiste, ma mettere in pratica le teorie risulta impossibile o quasi; un po’ come con certe frasi, o con certe parole, che hanno suoni e significati ben precisi, ma a cui non segue, poi, la pratica del gesto.

Le parole che abitiamo. “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco

Giulia Bracco è nata a Salerno nel 1979, il suo romanzo La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio è stato pubblicato dalla casa editrice Caffèorchidea.

Due fratelli: Hector e Nabel, madri diverse, lo stesso padre, l’illustre professore Lucrezio Minenti, del quale si sospetta un coinvolgimento nella messa a punto di una macchina del tempo.

I due fratelli sono cresciuti in paesi e con culture differenti, due vite ì slegate l’una dall’altra. Hector è un artista, Nabel una scrittrice che cestina tutto quello che scrive.

Quando i due ragazzi s’incontrano per la prima volta, il corso delle loro vite e soprattutto l’esistenza del professore Minenti, inizieranno a cambiare irreversibilmente.

«Era notte fonda fuori e sembrava che il respiro greve di Hector stesse attraversando la stanza. Nabel avvicinò il palmo della mano al minuscolo obbiettivo della webcam. Dall’altra parte dello schermo, Hector avvicinò la fronte socchiudendo gli occhi per lasciarsi toccare.»

 

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La scrittrice salernitana ci porta in una storia di ampio respiro, dove i suoi personaggi si muovono lentamente, sembra senza fretta. Ci trasmette le inquietudini che attanagliano le vite di ogni essere umano e lo fa con una scrittura semplice e fluente; le pagine non stancano mai, e Giulia Bracco riesce a tenere sempre alta l’attenzione del lettore, cambiando, talvolta, anche il registro narrativo.

Le parole che abitiamo. “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco

Un romanzo sulle sconfitte dell’essere umano e sulle rivincite, sui momenti di felicità che spesso passano e non si fanno afferrare e sui legami che sono, forse, l’unica storia che vale la pena di raccontare.

«I computer hanno un cestino per tutte le memorie e gli script inutili, le persone no. I computer hanno funzionalità per tutto, anche per dire addio a un non – amore. e io ci sto girando intorno da mesi. È un nodo, questo, che diversamente con Marcus non riuscirei a slacciare. Con lui non funziona il gioco delle corrispondenze fatto con Hector, non c’è giardino segreto dove ritrovarsi per restare in silenzio a dirsi tutto, lui è un altro mondo, sepolto in un luogo di dolore dove nessuno saprebbe arrivare mai.»

Le parole che abitiamo. “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco

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Facciamo incontri che ci sembrano casuali, ma alcune volte, se ci girassimo indietro, nella nostra memoria, per percorrere la strada che ci ha portato in quel luogo, quel giorno davanti a quella persona, potremmo renderci conto della magia che pervade la vita, di come tutto possa sembrare incatenato, destinato; e sempre, tutto dipende solo dal mondo in cui siamo capaci di guardare le cose.


Per la prima foto, copyright: Lesly Juarez.

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