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Le orme invisibili del potere. “Nella notte” di Concita De Gregorio

Le orme invisibili del potere. “Nella notte” di Concita De Gregorio«Non tutti capiscono la storia mentre accade» afferma uno dei tanti personaggi che abitano l’universo raccontato da Concita De Gregorio nel suo ultimo libro Nella notte (Feltrinelli, 2019). Una frase che racchiude l’intero romanzo che, a partire dal titolo, ci accompagna in un mondo in cui le questioni importanti si snodano nell’ombra, tra incontri segreti, ricatti, macchine del fango e perfino la morte di un ragazzo per overdose, a prima vista casuale e senza alcuna connessione con il contesto in cui avviene. Eppure, già attraverso la copertina – una finestra luminosa, circondata dal blu e dal nero dell’oscurità, dietro cui si intravedono tre sagome maschili che conversano –, l’autrice presenta il fulcro del suo intreccio narrativo: non è nei luoghi istituzionali che si esercita, si assume e si perde il potere, ma in altri spazi, celati, che possono essere una casa nel centro di Roma o un ristorante di periferia, ubicato all’ultimo piano di una palazzina dismessa. E tutto ciò che ne deriva di importante, che sta dietro alle svolte, o all’immobilismo, ai ritorni, non lascia alcuna impronta: la strada degli eventi politici decisivi non presenta dietro di sé alcun segno di passaggio. Almeno in apparenza, nella realtà è piena di orme invisibili che si possono scoprire solo se si ha la caparbietà di scavare sotto il manto di catrame.

«Quando qualcosa accade in realtà finisce già di accadere, non inizia […] Chi ha potere resta nell’ombra, manda avanti gli speaker. Chi tira i fili è dietro. Nulla ha peso senza mistero».

 

Ed è un vero e proprio mistero il filo di accadimenti che segue una delle due protagoniste, Nora D., dottoranda dell’università di Pisa la cui tesi si incentra sulla mancata elezione di un Presidente della Repubblica, Onofrio Pegolani, qualche anno prima. Una vicenda che ricostruisce attraverso fonti testimoniali dirette e che la porta ad alzare il velo su un universo sommerso, dominato da figure ambigue e ciniche, che sfruttano la Rete per dirigere i bisogni e i desideri delle persone, degli elettori. Ma non solo: fanno del Web, degli algoritmi e di tutti i meccanismi che ruotano attorno ai motori di ricerca e ai social, uno strumento di costruzione del consenso politico mediante l’acquisizione di informazioni sensibili: quelle che rivelano le debolezze umane, perlopiù connesse ai comportamenti sessuali, e che rappresentano la più potente arma per annientare la reputazione di un qualsiasi personaggio pubblico.

 

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Poco importa se le notizie date in pasto all’opinione pubblica e alla comunità virtuale si rivelino alla fine false: la verità, perfino quella giudiziaria, finisce per corrispondere a ciò che resta impresso nella memoria collettiva. Ne sa qualcosa l’ex sindaco Luca Morani – la cui storia rimanda a quella dell’ex presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo –, finito nel tritacarne della gogna mediatica per essere stato sorpreso in atteggiamenti intimi con una trans e la cui immagine, pubblica e privata, è indissolubilmente legata a quell’episodio.

Le orme invisibili del potere. “Nella notte” di Concita De Gregorio

Ma Morani è solo uno dei tanti personaggi che si muovono tra le pagine del libro, con cui l’autrice torna a scrivere di politica. Lo fa senza remore, servendosi di figure fittizie che, però, sono facilmente collegabili a personalità di spicco avvicendatesi nella nostra Repubblica. E De Gregorio non risparmia nessuno, fornendo un quadro di insieme crudo, in cui a tessere la ragnatela ci sono esponenti di destra e di sinistra, giornalisti, editori, banchieri, docenti universitari, scrittori, consulenti e portavoce. Perché al di là dei comportamenti, delle vicende e delle idee, in quell’arena che è la politica, vi entrano tutti coloro che accettano il Sistema, suscettibile di generare notizie false, distruggere carriere e legami personali, addirittura di eliminare chi, in quel momento, è un pericolo per la sopravvivenza del Sistema stesso. Quel Sistema che è, al contrario, in grado di creare un profilo professionale ad hoc, a seconda delle necessità, dell’obiettivo a cui si aspira. Chi ne resta fuori, invece, lo è per due motivi: non ha accettato le regole del gioco oppure le ha accettate, ma ne è rimasto vittima, divenendo lui stesso causa del suo male perché «chi cade ha la colpa di essere caduto».

La ricostruzione delle ragioni quindi che hanno portato alla mancata elezione di Pegolani all’ultimo momento – l’uomo aveva già pronti il vestito e il discorso per il suo insediamento al Quirinale – costituisce per la giovane dottoranda un’occasione di confronto con questa realtà nascosta, che si asseconda o si combatte, esponendosi al rischio di essere estromessi dalle possibilità di avere un futuro all’altezza delle proprie competenze perché a fare da padroni ci sono l’ignoranza, l’incompetenza, il sesso come merce di scambio, il denaro. Per questo le si apre l’opportunità di fare i conti con se stessa, con i propri ideali, con il ruolo che lei – e che in fondo ognuno di noi – sceglie di rivestire nella società perché il cambiamento parte, in primis, da noi. Nora ne prende coscienza quando, grazie al suo professore di tesi, si ritrova a lavorare per un Centro studi che, in realtà, non fa altro che raccogliere e vendere, a chi ne fa richiesta, dati utili a costruire dossier scottanti su personalità di rilievo, dossier che inevitabilmente diventano il perno di quell’arma potente chiamata ricatto. E in quel luogo, così in contrasto con la sua fame di verità, avviene l’incontro con Alice, l’amica di liceo che, anni prima, aveva scelto di trasferirsi all’estero e che ora, grazie alle sue competenze informatiche, ha un ruolo chiave proprio in quello stesso ente.

Un ricongiungimento che, fin da subito, ha poco della coincidenza e che porta a un confronto tra le due donne, tra riflessioni di ordine politico e sociale – il ruolo delle fake news, l’uso quotidiano di svariati argomenti quali mezzi di distrazione dell’opinione pubblica dalle questioni importanti, la messa sullo stesso piano di chi è chiamato a «raccontare la realtà e chi si limita a commentarla senza conoscerla»– e ricordi, anche dolorosi, legati agli anni trascorsi nella piccola città natia.

Un riflettersi l’una nell’altra, come se ognuna costituisse la metà della stessa persona, stretta tra la voglia di partire e il desiderio di restare, tra la volontà di lottare contro un mondo disfunzionale e la tentazione di soccombere al Sistema, tra la cura del bene comune e la soddisfazione dell’interesse individuale. Tra la Verità e l’accettazione della falsità travestita da Verità.

E tutto ciò si snoda in un costante stato di “attesa”, di “rivelazione”, di conoscenza delle decisioni dell’una e dell’altra, che tiene il lettore con il fiato sospeso, fino all’ultimo, quando l’autrice ci regala tre lettere, dal tenore intimo, che sono simbolo dell’alba, del momento in cui la notte fa spazio al giorno e tutto diventa più chiaro. Il faro che può illuminare le coscienze: semplici parole, scritte da un ex amante, un padre e una giovane e pasionaria sconosciuta, sciolgono i complessi nodi della storia che avevano condotto in un mondo sotterraneo, vivida raffigurazione dell’epoca attuale. In quegli scambi epistolari si esce dal buio, si calpesta una terra fatta del rimpianto e dell’ambizione al cambiamento, della forza di restare fedeli a se stessi, della determinazione nell’andare fino in fondo alle cose, anche esponendosi alle conseguenze derivanti dallo svelare le orme invisibili del potere.

Le orme invisibili del potere. “Nella notte” di Concita De Gregorio

«Il giorno ha occhi. La notte ha orecchie» recita un proverbio persiano. E Concita de Gregorio non poteva darci migliore rappresentazione di queste parole, regalandoci un romanzo politico, in cui da un lato si può toccare con mano la capacità giornalistica di osservare gli avvenimenti con sguardo distaccato, senza mai ridurli a mera espressione di posizioni personali, dall’altro, non si può fare a meno di chiedersi quanto ci sia di lei stessa nelle due protagoniste.  

La sua scrittura ha in sé qualcosa di magico: informa, affascina, incuriosisce ed emoziona, allo stesso tempo. Ciò s’incarna in un ritmo che colpisce il cuore, il cervello e la mente del lettore, trascinando quest’ultimo tra descrizioni di luoghi ed eventi, avvolti da un’atmosfera noir, e dialoghi scorrevoli che, grazie al limitatissimo uso del virgolettato, appaiono come un vero e proprio flusso di pensieri: i protagonisti diventano le loro stesse parole, si confondono con esse, permettendo di visualizzarli e contestualizzarli attraverso il loro modo di pensare ed esprimersi.  

Non è tutto: la forma epistolare conclusiva ha la forza di smorzare l’amaro in bocca che accompagna e cresce nel corso della lettura. Insieme alla consapevolezza di quanto quelle righe siano la lente di osservazione di un presente a noi familiare.

Il merito di De Gregorio è di affidare la descrizione dei fatti a voci diverse – lo scrittore, il portavoce, la escort di lusso, l’ex sindaco, l’autista, l’ispettrice di polizia, il giornalista,  il direttore artistico di un teatro, la candidata sconfitta alle elezioni –, senza mai creare confusione, ma con la lucidità di chi ha svolto un lavoro di ricerca certosino, fatto di documenti e soprattutto di ascolto: ed è forse per questo che, fin da subito, ci si sente “dentro” la storia.

 

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Da questa lettura si esce toccati, nel profondo, dopo essere stati trascinati dall’autrice nella melma, con l’intento di farcela guardare dritta negli occhi, senza la possibilità di distogliere lo sguardo. E, quasi sicuramente, con l’ambizione di far vibrare quelle corde invisibili dell’animo umano che, nel corso della Storia, sono state il motore del cambiamento. E che hanno permesso di dare una traiettoria diversa al potere nei momenti più cupi e di lasciare delle tracce per il futuro.

«Che altro possiamo fare se non quello in cui crediamo: in ogni modo possibile, onestamente e con umiltà ma a qualunque costo»


Per la prima foto, copyright: Jeremy Perkins su Unsplash.

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