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Le nostre umane mediocrità in sette atti

Le nostre umane mediocrità in sette attiIn mezzo al mare di Mattia Torre (Mondadori) è una raccolta di sette atti velati da un sottile e pungente sarcasmo e da una disillusa malinconia nei confronti della vita e della società, che lascia poco spazio alla risata sottointesa nel sottotitolo Sette atti comici, dato che più che comici si rivelano quasi tragici.

Mattia Torre, autore teatrale, vincitore di numerosi premi, è un bravo scrittore di monologhi. Sono molti i temi affrontati in questa raccolta, che già tra il 2003 e il 2007 era stata pubblicata con l’aggiunta oggi di due monologhi inediti, Figli e Perfetta: l’insensatezza del mondo, il mito dello scaricabarile, l’ossessione per il cibo, il culto della ricchezza e del potere, il cinismo contro l’essere eccessivamente ossequiosi con gli altri, i figli, la figura femminile. Sono tutti temi che mettono in rilievo la fragilità umana e le contraddizioni che pervadono l’individuo. Che si parli di gola, di carriera o di qualunque altra tematica, Torre porta alla luce le ossessioni che dilaniano gli uomini, l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità, la superficialità della società. In Italia sono in molti a vivere come pendoli che oscillano tra il successo e la schiavitù, in molti a essere alla continua ricerca di qualcosa che possa soddisfarli pienamente. Siamo una società che vive alla continua e disperata goffa ricerca di una qualche salvezza che porti a ottenere qualcosa: soldi, successo, carriera… Conclusa la lettura di questo libro si ha la piena consapevolezza di vivere in una società ipocrita e incosciente che suscita quasi commiserazione.

 

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Il primo atto In mezzo al mare (da cui la raccolta prende il titolo) narra di un giocatore di ping pong ossessionato a tal punto da una donna di nome Elena, da vederla dappertutto. È un uomo a cui piace incorniciare le cose, perché se le cose le vede incorniciate gli appaiono più chiare e comprensibili. È in realtà un uomo sciocco e smarrito nell’insensatezza del mondo. Gola il secondo atto è tra i monologhi più avvincenti della raccolta. Qui l’ironia prevale prepotentemente perché Torre deride gli italiani e la loro ossessione per il cibo. L’Italia è quel paese a cui piace mangiare, «questo paese vitale e virile che quando c’è da mangiare mangia, senza troppe storie, questo paese che semplicemente mangia più di tutti gli altri paesi del pianeta». Si tratta senza dubbio di una fotografia dell’Italia e degli italiani, i quali pur di avere la pancia piena accettano tutto: «Lasciateci mangiare e noi ce ne staremo buoni».

Le nostre umane mediocrità in sette atti

Colpa di un altro è una breve e forte riflessione sul mito dello scaricabarile che caratterizza la figura del prototipo italiano. È una peculiarità di questo paese dare sempre la colpa agli altri per qualsiasi cosa avvenga. «È sempre colpa di quello che veniva prima, di quello che ha fatto il lavoro prima». Di qualunque argomento si tratti la colpa sarà sempre di qualcun altro. Anche nel caso della politica: un nuovo governo che si insedierà incolperà quello precedente dei buchi economici che troverà, un po’ come una catena di Sant’Antonio. Nessuno ha infatti la maturità di assumersi le proprie responsabilità.

Con Yes I can viene affrontato il tema della ricchezza e della società sempre più avida di potere, con il desiderio costante di qualcosa che sia sempre più costoso, perché quello che si possiede viene alla noia con facilità e allora bisogna comprare altre cose che siano più lussuose e pregiate per poter essere superiori agli altri.

Le nostre umane mediocrità in sette atti

Il Migliore è la storia di Alfredo, un giovane che lavora in un call center, succube di un lavoro che non lo gratifica, tragicamente dominato da una paranoia che è deleteria. Un giorno, di colpo, si risveglia dal torpore in cui vive, tirando fuori un cinismo e una cattiveria che dimoravano nel fondo della sua anima e che attendevano solo di venire a galla, facendogli ottenere cose che con una condotta pacata e rispettosa non era mai riuscito a procurarsi. Con Figli la riflessione si sposta sulla maturità che si dovrebbe acquisire una volta divenuti genitori, dato che quando i figli vengono al mondo «mettono fine, con violenza inaudita, a quella stagione di aperitivi, feste e possibilità che ti sembravano il senso della vita». I figli ti invecchiano e s’insinuano in ogni parte della tua esistenza, perché se sei con loro ti senti soffocare, mentre se non li hai accanto ne senti la mancanza. L’ultimo atto, infine, Perfetta, getta uno sguardo sulla macchina faticosa e perfetta del corpo femminile. Alla donna si richiede ogni giorno un doppio sforzo: agire con una forza mascolina per essere nel mondo e ritrovare poi l’energia femminile per essere se stessa ed esprimere la propria natura.

 

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In mezzo al mare è un libro che si legge con piacevolezza e che lascia dietro di sé tutta una serie di riflessioni su chi siamo, su come viviamo e sul luogo in cui viviamo. Comicità e tragicità si mescolano di continuo. Lo stile di Mattia Torre non è mai scontato o banale, ma sempre ironico e pungente; il sarcasmo che fa da sottofondo a tutta la raccolta porta con sé una forte e prepotente carica di amarezza che occorrerebbe forse cercare di smorzare un po’.


Per la prima foto, copyright: Ashley Jurius su Unsplash.

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