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"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent Haruf

"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent HarufLe nostre anime di notte (NN Editore, 2017, traduzione di Fabio Cremonesi), il romanzo che Kent Haruf fece appena in tempo a consegnare al suo editore poco prima di morire, settantunenne, il 30 novembre 2014, è stato pubblicato in tutto il mondo per volontà di Cathy Dempsey, la vedova dello scrittore. In Italia, NN Editore aveva pubblicato recentemente una nuova edizione della "trilogia della pianura", i romanzi (Canto della pianura, Benedizione, Crepuscolo, 2015-2016, traduzioni di Fabio Cremonesi) che diedero ad Haruf la notorietà dopo una lunga gavetta letteraria, di cui Le nostre anime di notte costituisce idealmente la quarta puntata.

Infatti, sebbene ognuno dei quattro romanzi possa essere letto separatamente, sono tutti uniti dal filo conduttore dell'ambientazione nell'immaginaria cittadina di Holt, Colorado, in cui Haruf ha trasferito molte caratteristiche dei luoghi di quello stato in cui ha veramente vissuto, ritraendo con maestria la vita di provincia americana.

Protagonisti di questo breve ma intenso romanzo sono Addie e Louis, entrambi vedovi ultrasettantenni, che vivono da soli in due belle case a pochi metri di distanza l'una dall'altra lungo Cedar Street, una tranquilla strada residenziale di Holt.

I due si conoscono da anni, perché Addie era buona amica di Diane, la moglie scomparsa di Louis, ma in realtà non si frequentano, almeno fino al giorno in cui Addie fa al vicino una proposta piuttosto spiazzante: dal momento che, dopo la scomparsa del marito, ha delle difficoltà ad addormentarsi da sola, invita Louis a recarsi da lei per dormire insieme. Non si tratta di una proposta erotica, ma del desiderio di condividere ancora con qualcuno quell'intimità notturna fatta soprattutto di chiacchierate nel buio prima di cedere al sonno, o di risvegli in compagnia.

"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent Haruf

Per quanto colto di sorpresa, Louis accetta, e la sera stessa, dopo essersi preparato con cura, si reca a casa di Addie per coricarsi con lei nel suo letto.

Inizia in questo modo inaspettato e sorprendente una storia delicata e romantica, anche se la scelta di Addie e Louis scatenerà pettegolezzi, risentimenti, e l'ostilità da parte dei rispettivi figli.

Questo romanzo è già diventato un film, interpretato da Robert Redford e Jane Fonda, che dovrebbe arrivare sugli schermi il prossimo autunno.

Cathy Dempsey è venuta appositamente a Milano per presenziare a una serata molto spettacolare, organizzata da Andrée Ruth Shammah al Teatro Franco Parenti, con la partecipazione di Antonio Calabrò, Marco Missiroli e Fabio Cremonesi, durante la quale Gioele Dix e Lella Costa hanno dato voce a Addie e Louis leggendo le prime pagine di Le nostre anime di notte.

Prima della serata teatrale, Cathy Dempsey Haruf ha risposto alle domande di un gruppo di blogger.

 

Questo libro ci trasmette il messaggio che la vita può riservarci delle belle sorprese anche da anziani, ma ci racconta come la cittadina di Holt reagisce a una storia che giudica scandalosa. Quanto di Holt c'era nella vita di Haruf?

Holt è un luogo inventato, non esiste nella realtà. Credo che alcuni degli atteggiamenti degli abitanti di Holt, una cittadina minuscola in cui gli abitanti si permettono di giudicare gli altri, possono in effetti emergere in tutti i luoghi molto piccoli. Kent è cresciuto come figlio di un pastore metodista, la famiglia per anni ha girato in varie cittadine, e più tardi anche la sua esperienza da insegnante si è svolta in una piccola città. Penso tuttavia che non sia stata necessaria questa esperienza per conoscere i pregiudizi, i pettegolezzi che di fatto chiunque può incontrare nella vita.

"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent Haruf

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Le nostre anime di notte in fondo racconta la storia sua e di Kent Haruf. Che effetto fa rileggere la propria vita in un romanzo?

Nella primavera del 2014, Kent sapeva che stava morendo, ma fisicamente non si sentiva malissimo, era molto annoiato e aveva ancora voglia di scrivere. Un giorno è entrato nella stanza dov'ero io dicendomi "ho deciso che scriverò un libro su di noi", e io gli ho risposto "ah, davvero?".

Quando ha finito il manoscritto e me l'ha consegnato perché io lo inserissi nel computer, come facevamo da sempre, leggendolo mi sono resa conto che ciò che intendeva si riferiva alla struttura di partenza, il fatto di questi due protagonisti che parlano durante la notte tenendosi per mano, perché questo era per Kent il momento preferito della nostra vita insieme. Poi, lui è partito con l'invenzione e ha costruito la struttura romanzesca attorno a questa idea iniziale. Per me è bellissimo avere questo libro.

 

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Cos'ha pensato mentre trascriveva al computer questo libro?

La prima volta che ho letto questo manoscritto sono rimasta molto sorpresa, già a pagina due, come immagino capiti a ogni lettore, ma ho pensato "che idea fantastica".

Mi sono anche messa a ridere, perché sapevo che Kent era convinto che io sarei stata capace di fare una cosa del genere, ma lui no, perché era troppo timido.

Poi ne ho parlato a un incontro di un club dei lettori, dove c'era una lettrice che diceva che non avrebbe mai potuto comportarsi come Addie, mentre io pensavo che, in fondo, non ci sarebbe nulla da perdere a tentare una cosa del genere. Dopo la pubblicazione del libro ho incontrato diverse persone che mi hanno detto di tenere gli occhi bene aperti, nel caso trovassero qualcuno con cui comportarsi allo stesso modo...

Dopotutto, il mondo è pieno di anziani che vivono soli, quindi perchè non provare a condividere qualcosa insieme? Certo, ci vuole un po' di coraggio per cominciare, ma soprattutto per pensare che, se poi non funziona, non è la fine del mondo. Ho trovato l'idea bellissima e in questo periodo sto raccogliendo anche storie di persone che si sono messe insieme in modo un po' particolare. È davvero sciocco pensare di essere soli quando si potrebbe vivere insieme con qualcuno.

"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent Haruf

Un altro tema del libro è quello della redenzione. Con il loro legame, Addie e Louis sembrano voler in qualche modo rimediare ai rapporti non facili avuti nei precedenti matrimoni o con i figli. Questo tema deriva della vita di Haruf? Sentiva il peso di qualcosa del suo passato?

Questo non è un romanzo autobiografico, anche se alcuni elemenit si ritrovano, come il fatto che Louis sia un insegnante. C'è senz'altro qualcosa di Kent che traspare nel personaggio di Louis, come la sua gentilezza e sensibilità, ma poi le vicende sono tutte frutto della sua fantasia, sempre nell'ambito della sua osservazione della condizione umana. Lui osservava ogni cosa e diceva di se stesso: "io raccolgo tutto quello che vedo e sono un tremendo pettegolo".

Questa sua particolare attenzione agli altri ha fatto sì che riuscisse a calarsi così bene nei sentimenti degli altri. Quanto al fatto che questo potesse essere un fardello da portare, immagino di sì: soffriva moltissimo per le situazioni difficili della vita. Era una persona molto introspettiva. Era nato con il labbro leporino e questo da ragazzino lo aveva reso molto consapevole di sé, ne aveva sofferto e non voleva attirare l'attenzione. Poi, diventando adulto, si è fatto crescere i baffi e le cose sono migliorate.

Il non voler attirare l'attenzione su di sé ha però fatto sì che Kent fosse molto concentrato sugli altri. Era un amico straordinario, con una rara capacità d'ascolto e un grande interesse per le storie delle persone.

 

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Come siete poi arrivati all'idea del film che uscirà quest'anno, con Robert Redford e Jane Fonda come protagonisti?

Robert Redford ha letto il manoscritto prima ancora che fosse pubblicato. Mi ha telefonato, dicendomi di averlo amato moltissimo: insieme a Jane Fonda, era alla ricerca di un film da girare di nuovo insieme dopo tanti anni. Ci siamo messi d'accordo: io gli spiegato che tenevo moltissimo al fatto che il film fosse uguale al libro, anche se in questo forse ammetto di essere un po' pretenziosa. Redford si è rivelato una persona molto carina, perciò nel 2015 abbiamo stipulato il contratto: le riprese sono terminate nel novembre scorso e il film dovrebbe uscire nelle sale a settembre. È stato finanziato da Netflix, per cui resterà nelle sale per pochi giorni, perché poi sarà trasmesso dal suo canale tv, ma dovrà passare anche sugli schermi per essere candidato ai vari premi.

Lo scorso mese di luglio Jane Fonda, che stava girando la sua serie tv, aveva una settimana di pausa delle riprese, mi ha telefonato e mi ha chiesto se potevamo vederci. Così è venuta e abbiamo fatto dei giri in auto in Colorado nella zona dove potrebbe trovarsi Holt. Abbiamo parlato moltissimo ed è stato davvero divertente.

 

Secondo lei, queste storie avrebbero potute essere ambientate anche altrove o restano strettamente legate al Colorado? Che importanza dava Haruf agli elementi del paesaggio?

Le pianure dalle nostre parti sono molto piatte e asciutte, e Kent diceva che, attraversando quella zona, le persone guidavano il più rapidamente possibile per arrivare alle montagne, ad Aspen, per esempio, mentre lui sosteneva che fossero luoghi bellissimi, se solo uno sapeva come guardarli. I dettagli avevano per lui la massima importanza. Quando gli chiedevano se un giorno avrebbe mai scritto su altri luoghi, lui rispondeva di no, perché era bloccato a Holt.

"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent Haruf

Quali erano per lui i confini tra realtà e fantasia? Aveva bisogno di tornare ogni tanto alla realtà o preferiva scrivere in solitudine le sue storie? Com'era la sua vita mentre scriveva?

I suoi personaggi partivano da un'emozione e poi crescevano finché lui arrivava a conoscerne ogni dettaglio. Ci pensava per circa un anno prima di mettersi effettivamente a scrivere. A parte Le nostre anime di notte, per tutti gli altri libri ha impegato sei anni per completarli. Qualche volte attingeva ai ricordi personali per inventarli, come i due fratelli protagonisti di Canto della pianura che frequentavano la chiesa della sua infanzia.

Spesso i personaggi erano legati solo a un'idea, una sensazione.

 

Nei libri precedenti di Haruf si ritrova molta letteratura americana, si parla della vita di provincia e della classe operaia. Qui, però, i protagonisti appartengono alla classe media. C'è un'influenza della letteratura europea? Che cosa leggeva Kent Haruf?

Leggeva Pavlovič Čechov e Faulkner, ma nei periodi in cui scriveva non leggeva molta narrativa, si concentrava sulla saggistica perché non voleva mettersi in competizione o avere strane sensazioni, sentirsi spinto a fare confronti. Non credo che avesse ricevuto una particolare influenza europea.

 

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Nella trilogia erano molto importanti i silenzi, mentre in questo romanzo si parla moltissimo. Com'era Kent Haruf nella vita, prima di essere uno scrittore, silenzioso o loquace?

Era timido, silenzioso, ma popolare e amato a scuola, perché sapeva essere molto divertente. Aveva un bellissimo senso dell'umorismo e lo apprezzavano per le sue battute. Era anche molto disponibile, una persona vera e priva di corazza, così la sua sincerità stimolava quella degli altri. Era un uomo divertente, pieno di pensieri e in generale tranquillo tranne quando giocavano i Denver Colorado, la sua squadra di football americano, perché in quel caso diventava completamente pazzo, gridava e diceva cose che non si potevano sentire.

Il fatto di parlare era fondamentale per noi nell'intimità. Per quanto un argomento fosse difficile, parlarne era sempre un sollievo, senza attaccarsi ma esprimendo le emozioni e restando in contatto. Poco prima che Kent morisse, gli ho chiesto "credi che ci sia qualcosa che non ci siamo detti?" e lui mi ha risposto "non saprei", ed io lo stesso: è bello non avere rimpianti. Non dovevamo chiederci se avevamo sbagliato qualcosa, eravamo sempre molto aperti uno con l'altro.

"Le nostre anime di notte", l'ultimo romanzo di Kent Haruf

Com'era il suo rapporto con lui in quanto scrittore? Lei ha detto che trascriveva le sue bozze, ma interveniva in qualche modo nel processo creativo, dandogli magari dei consigli?

Kent scriveva a macchina e faceva due bozze della prima stesura, che annotava e poi mi passava in modo che la potessi trasferire sul computer e stamparla: era del tutto incapace di usare il computer. Lui poi lavorava ancora su questa versione, finché facevamo circa cinque giri di bozze. Il mio lavoro era quello di trascrivere, di controllare i refusi, ma assolutamente senza nessun intervento sulla trama: leggevo, correggevo, gestivo il viavai delle bozze con la casa editrice. Una volta, durante la stesura di Canto della pianura, mi sono permessa di dire che c'era un personaggio che mi piaceva molto e di cui avrei voluto scoprire qualcosa di più. Io lo intendevo come una cosa positiva, ma Kent se n'è andato a letto e non è più uscito dalla camera per due giorni, così da allora ho capito che non potevo permettermi di fare commenti.

 

Qual è per lei il messaggio fondamentale dei libri di Haruf, che sembrano voler contrapporre una visione di serenità alla violenza dei nostri giorni?

Kent scriveva della condizione umana, di eventi che tutti condividiamo. Le situazioni descritte nei suoi libri sono attraversate e vissute dagli esseri umani. Qualche volta sono allegri, qualche volta hanno paura, ma in ogni caso lui non giudicava mai i suoi personaggi, che amava in maniera profonda e che sono semplicemente umani.

Soffriva molto per la situazione dei nostri tempi, ma per quanto rigurada i personaggi li descrive come comuni, anche se poi, magari, fanno cose diverse per reagire ai sentimenti. Persino i personaggi negativi vivono e reagiscono in base alle loro cicatrici e al loro dolore. Lui non giudicava nessuno.

Quando ho passato quei tre giorni con Jane Fonda, qualcuno dei miei amici mi ha detto "caspita, chissà com'è stato, che tipo è Jane Fonda?", ma in realtà proprio attraverso questa esperienza mi sono resa conto di come siamo tutti uguali: certo, Jane Fonda ha una carriera pubblica sotto i riflettori, ma di fatto è una persona come me e come voi.

Ritengo che Kent scrivesse proprio con questa consapevolezza.

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Mi interessa molto, e vorrei leggere anche la Trilogia.

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