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Le meravigliose lettere di Tolstoj e Gandhi sulla forza dell’amore

Le meravigliose lettere di Tolstoj e Gandhi sulla forza dell’amoreNel 1908 il rivoluzionario indiano Taraknath Das scrisse a Lev Tolstoj, allora una delle figure pubbliche più famose al mondo, chiedendo allo scrittore di supportare l’indipendenza indiana. Il 14 dicembre dello stesso anno, Tolstoj rispose con una lunga lettera, che Das pubblicò sul quotidiano indiano «Free Hindustan». La lettera arrivò anche al giovane Mahatma Gandhi, che stava appena dando avvio alla sua attività a favore della pace e della non violenza. Gandhi scrisse a Tolstoj chiedendogli il permesso di ripubblicarla su un quotidiano che dirigeva in Sud Africa, «Indian Opinion». La lettera fu poi pubblicata come Lettera a un indù.

A seguito di questo contatto Gandhi e Tolstoj inizieranno uno scambio epistolare che durò fino alla morte dello scrittore russo, e qui di seguito riportiamo alcuni estratti delle lettere di quest'ultimo.

Firmando l’introduzione all’edizione originale, in cui definisce Tolstoj «uno dei pensatori più luminosi del mondo occidentale, uno degli scrittori più grandi», Gandhi offre un conciso avvertimento che potrebbe considerarsi tuttora valido:

Non bisogna accettare tutto quello che Tolstoj dice… per rendersi conto della verità centrale della sua argomentazione.

[…]

Non c’è dubbio che non ci sia niente di nuovo in quello che Tolstoj predica. Ma il modo in cui presenta la vecchia verità le dona una forza rinfrescante. La sua logica è inattaccabile. E soprattutto cerca di mettere in pratica ciò che predica. Predica per convincere. È sincero e serio. Richiede attenzione.

 

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Le parole di Tolstoj suonano come straordinariamente premonitrici oggi, dato che ci troviamo di fronte a una crescente ondata di sconvolgimenti politici, violenza etnica e conflitti globali. Scrive:

La ragione del fatto sorprendente per cui la maggioranza dei lavoratori si sottomette a un manipolo di fannuloni che controlla il suo lavoro e la sua vita è sempre la stessa, indipendentemente dal fatto che oppressori e oppressi siano di una stessa razza o che… gli oppressori siano di una diversa nazione.

[…]

La causa risiede nella mancanza di un ragionevole insegnamento religioso che, spiegando il significato della vita, fornisca una legge suprema per la guida del comportamento e sostituisca i più che dubbi precetti della pseudo-religione e della pseudo-scienza con le conclusioni immorali da queste dedotte e comunemente indicate come “civilizzazione”.

Le meravigliose lettere di Tolstoj e Gandhi sulla forza dell’amore

Ma cosa intende Tolstoj per “insegnamento religioso”? Forse una “direzione spirituale”, quella a cui ha dedicato gran parte della sua vita nel tentativo di discernere tale direzione spirituale cogliendo in maniera selettiva tutta la saggezza presente nelle principali tradizioni religiose e filosofiche. Di fatti egli parla di quest’aspetto in un altro punto della sua lettera:

In ogni individuo si manifesta un elemento spirituale che dà vita a tutto ciò che esiste, e questo elemento si sforza di unirsi a tutto ciò che abbia una natura simile a lui, e persegue questo obiettivo attraverso l’amore… Il mero fatto che questo pensiero sia sorto in nazioni diverse e in epoche diverse indica che è proprio della natura umana e che contiene la verità.

 

Ma poi aggiunge come le ideologie politiche abbiano messo a rischio questa legge basilare dell’amore in diverse epoche della storia umana e abbiano tentato di sostituirla con la legge della sottomissione violenta:

Ma questa verità è stata resa nota alle persone che consideravano che una comunità può essere tenuta insieme se alcuni di loro reprimessero gli altri, e così è apparsa abbastanza inconciliabile con l’ordine esistente della società… La divulgazione della verità in una società basata sulla coercizione è sempre stata ostacolata in un modo o nell’altro, vale a dire che coloro che detengono il potere, sentendo che il riconoscimento di questa verità minerebbe la loro posizione, coscientemente o talvolta inconsapevolmente l’hanno corrotta servendosi di spiegazioni e aggiunte abbastanza estranee a essa, e le si sono opposti anche con l’aperta violenza. Perciò la verità – il fatto cioè che questa vita dovrebbe essere diretta dall’elemento spirituale che è la sua base, che si manifesta come amore e che è così naturale per l’uomo – questa verità, al fine di farsi strada nella coscienza dell’uomo, ha dovuto combattere non solo contro il modo oscuro con cui è stata espressa e le distorsioni più o meno intenzionali che l’accerchiano, ma anche contro la volenza deliberata, che attraverso persecuzioni e punizioni mira a costringere gli uomini ad accettare le leggi religiose autorizzate dai governanti e che sono in conflitto con la verità.

[…]

 

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Il fatto che l’amore rappresenta la forma più alta di moralità è stato ovunque negato o contraddetto, ma questa verità era così intrecciata con tutti i tipi di menzogne che la distorcevano che alla fine non ne è rimasto niente se non semplici parole. È stato insegnato che questa altissima moralità era applicabile solo alla vita privata, ma che nella vita pubblica tutte le forme di violenza, come la detenzione, le esecuzioni e le guerre, potrebbero essere usate per la protezione della maggioranza contro una minoranza di malfattori, anche se tali strumenti erano diametralmente opposti a qualsiasi traccia d’amore. E anche se il senso comune ha indicato che se alcuni uomini rivendicano di poter decidere chi debba essere soggetto alla violenza per il beneficio di altri, questi uomini verso i quali è applicata la violenza potrebbero, uno alla volta, arrivare a una simile conclusione verso quelli che hanno impiegato la violenza contro di loro, e anche se i grandi maestri religiosi… prevedendo un tale pervertimento della legge dell’amore, hanno costantemente richiamato l’attenzione su quell’invariabile condizione dell’amore (cioè, il persistere di ingiurie, insulti e violenza di tutti i tipi se non ci si oppone alla legge del combattere il male con altro male) le persone hanno continuato – senza riguardo per tutto ciò che fa progredire l’uomo – a cercare di unire ciò che non è compatibile: la virtù dell’amore e ciò che si oppone all’amore, cioè la repressione del male attraverso la violenza. E quest’insegnamento, nonostante la sua interna contraddizione, è stato affermato con tale forza che le persone che riconoscono l’amore come una virtù accettano come legittimo anche un ordine di vita basato sulla volenza e che permette agli uomini non solo di torturare ma anche di uccidere gli altri.

Le meravigliose lettere di Tolstoj e Gandhi sulla forza dell’amore

Tolstoj conclude così con una vecchia e semplice verità:

È naturale per gli uomini aiutarsi e amarsi reciprocamente, ma non torturarsi e uccidersi a vicenda.

 

In aggiunta alle false interpretazioni della religione, Tolstoj si dedica anche al riduzionismo scientifico. Sia la scienza che la religione, sostiene Tolstoj, potrebbero trasformarsi in un dogma pericoloso che ci rende ciechi verso la legge dell’amore, se prese alla lettera e spogliate delle loro sfumature. Il rischio è quello di giungere a una «superstizione scientifica che sostituisca quella religiosa»:

Ma con il termine “scientifico” s’intende ciò che prima rientrava nel termine “religioso”: proprio come qualsiasi cosa precedentemente chiamata “religiosa” era ritenuta indiscutibile per il solo fatto di essere considerata religiosa, così ora quello che è chiamato “scientifico” è ritenuto indiscutibile… La maggioranza sfortunata degli uomini vincolati alla dura fatica è così abbagliata dall’ostentazione con cui queste “verità scientifiche” sono presentate che sotto questa nuova influenza accetta queste stupidità scientifiche come fossero verità sacra, proprio come prima accettava le giustificazioni pseudo-religiose.

 

Ritorna poi al punto centrale, prendendo le difese di Gandhi in merito alla resistenza non violenta:

L’amore è l’unica strada per salvare l’umanità da tutte le malattie, e in esso c’è anche l’unico metodo per salvare la tua gente dalla schiavitù… L’amore e la resistenza energica a chi ci fa del male implicano una tale reciproca contraddizione che può arrivare a distruggere completamente il senso e il significato del concetto di amore.

 

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Considerando la colonizzazione inglese dell’India, Tolstoj si meraviglia di come «un’azienda commerciale abbia potuto ridurre in schiavitù una nazione di duecento milioni di abitanti» e sostiene che questo è stato reso possibile dalle persone, sia oppressori sia oppressi, che hanno fallito nell’agire alla luce della «eterna legge dell’amore che è all’interno dell’umanità». Scrive:

Non appena gli uomini vivono del tutto in accordo con la legge dell’amore propria dei loro cuori e che ora gli è stata rivelata, legge che esclude la resistenza violenta, e perciò si allontanano da ogni forma di partecipazione alla violenza – non appena questo accade, non solo centinaia di persone non saranno in grado di ridurre in schiavitù milioni di uomini, ma nemmeno milioni di uomini saranno in grado di ridurre in schiavitù un solo individuo.

 

Riflettendo sul processo di ritorno a questa “legge eterna”, Tolstoj offre un’interessante metafora:

Quello che sta succedendo alle persone in Oriente così come in Occidente è come ciò che accade a ogni individuo quando passa dalla fanciullezza all’adolescenza e dalla gioventù all’età adulta. Egli perde ciò che fino a quel momento aveva guidato la sua vita e vive senza direzione, non avendo trovato un nuovo standard adeguato alla sua età, e così inventa tutti i tipi di occupazioni, interessi e stupori per distrarre la sua attenzione dalla miseria e dall’insensatezza della sua vita. Tale condizione potrebbe durare a lungo.

Quando un individuo passa da un periodo di vita all’altro viene un momento in cui non può più proseguire con attività ed eccitazioni senza senso come faceva in precedenza, ma deve capire che anche se ha perduto quello che prima lo guidava, questo non significa che deve vivere senza nessuna ragionevole guida, ma piuttosto che deve giungere da sé a una comprensione della vita che corrisponda alla sua età, e avendola espressa con chiarezza deve essere guidato da questa. E allo stesso modo un tempo simile deve giungere nella crescita e nello sviluppo dell’umanità. Credo che tale tempo sia ora arrivato, non nel senso che è venuto nell’anno 1908, ma che la contraddizione interiore della vita umana ha ora raggiunto un grado estremo di tensione: da un lato c’è la consapevolezza del potere benefico della legge dell’amore, e dall’altro l’ordine esistente che per secoli ha dato vita a un modo di vivere vuoto, ansioso, senza quiete e pieno di problemi, in conflitto con la legge dell’amore e fondato sull’uso della violenza. Questa contraddizione dev’essere affrontata, e la soluzione non sarà evidentemente favorevole alla legge della violenza, ma alla verità che è conficcata nei cuori degli uomini da tempi remoti: la verità che la legge dell’amore è in accordo con la natura dell’uomo.

Ma gli uomini possono riconoscere questa verità in tutta la sua pienezza solo quando si sono completamente liberati da tutte le superstizioni religiose e scientifiche e da tutte le conseguenti cattive interpretazioni e sofistiche distorsioni attraverso le quali il suo riconoscimento è stato ostacolato per secoli.

Per salvare una nave che sta affondando è necessario buttare in mare la zavorra che, anche se un tempo è stata necessaria, ora farebbe affondare la nave.

 

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Le meravigliose lettere di Tolstoj e Gandhi sulla forza dell’amore

Sentendo che le tensioni globali stavano fermentando, Tolstoj aggiunge una straordinaria ammonizione: «nella nostra epoca tutte queste cose devono essere chiarite affinché l’umanità possa sfuggire dalle calamità auto-inflitte che hanno raggiunto un’intensità estrema»:

Quello che serve agli indiani ma anche agli inglesi, ai francesi, ai tedeschi e ai russi, non sono costituzioni e rivoluzioni, né conferenze e congressi, né i molti dispositivi ingegnosi per la navigazione sottomarina e per quella aerea, né i potenti esplosivi, né tutti i tipi di comodità per il divertimento delle ricche classi dominanti, né nuove scuole e università con innumerevoli facoltà di scienze, né un aumento di riviste e libri, né grammofoni e cinematografi, né quelle stupidità infantili e per la maggior parte corrotte considerate arte, ma solo una cosa è necessaria: la conoscenza della semplice e chiara verità che si trova in ogni anima che non è instupidita dalle superstizioni religiose e scientifiche, la verità che per la nostra vita solo una legge è valida, la legge dell’amore, che porta la più grande felicità a ogni individuo e a tutta l’umanità. Liberate le vostre menti da queste enormi imbecillità che vi impediscono di riconoscerla e subito la verità emergerà dalla sciocchezza pseudo-religiosa che la sta soffocando: l’indubitabile, eterna legge che è dentro l’uomo, che è l’unica e la stessa in tutte le grandi religioni del mondo.

 

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Scrivendo di nuovo a Gandhi il 7 settembre del 1910, otto settimane prima di morire, Tolstoj ritornò sull’argomento con maggiore convinzione:

Più vivo, soprattutto adesso che sento di avvicinarmi alla morte, più credo di dover esprimere quello che sento con maggiore forza di qualsiasi altra cosa, perché secondo me è di immensa importanza, cioè che ciò che chiamiamo la rinuncia all’opposizione con la forza semplicemente significa la dottrina della legge dell’amore non pervertita da sofismi vari. L’amore, o in altre parole lo sforzo delle anime degli uomini verso l’unità e il reciproco comportamento di sottomissione che ne deriva, rappresenta la più alta e perciò l’unica legge della vita, come ogni uomo sa e sente nelle profondità del suo cuore (e come vediamo con maggiore chiarezza nei bambini), e lo sa fino a quando non è imbrigliato nella rete dei pensieri mondani… Ogni impiego della forza è incompatibile con l’amore.

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