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Le emozioni che partono dal corpo. “Disturbi di luminosità” di Ilaria Palomba

Le emozioni che partono dal corpo. “Disturbi di luminosità” di Ilaria PalombaPuntata n. 38 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Stammi lontana, amica di sempre, dico a Lei, ti vedo riflessa nello specchio, gli occhi azzurri, una ciocca di capelli miei tra le mani. Le forbici sono cadute frantumando i pavimenti. Sotto i pavimenti, la notte dormono i mostri. Li conosci, i mostri? Ecco, vieni, te li presento: i loro nomi sono Insonnia, Avidità e Paranoia. I mostri, amico mio, stanno aspettando che infili le dita nel fondo della terra. Stanno aspettando di sfilarti le dita come fossero collant.»

 

Il buio arriva all’improvviso, non siamo mai pronti, non siamo mai in grado di prevederlo; a volte, dentro di noi, ci sono equilibri sottili che, andati in frantumi, fanno nascere qualcosa di malsano, qualcosa di disturbante. Nella vita c’è sempre un prima e un dopo, esiste un evento che fa da spartiacque, e ogni anno si arriva a fare la conta dei giorni che ci separano da quell’evento; prima di allora, dopo di allora. Abbiamo infinite fragilità, il nostro corpo è collegato a doppio filo alla mente; è difficoltoso accettare che le nostre emozioni, prima che nella nostra testa, esplodano sotto la nostra pelle, nei muscoli, sopra le ossa, e a volte saper riconoscere un’emozione a livello corporeo può essere l’unica maniera per cercare di addomesticarla.

Le emozioni che partono dal corpo. “Disturbi di luminosità” di Ilaria Palomba

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Siamo composti da sfere emozionali che dentro di noi hanno un ordine prestabilito e debole; sfere che per un evento possono andare in disordine, possono rimpicciolirsi, mischiarsi e finanche scomparire. E poi siamo bravi a punirci, a odiarci, siamo capaci di biasimare gli altri, di perdonare talvolta l’imperdonabile, con tutto ma tranne che con noi stessi; e in alcune circostanze, quando non sembra esserci una colpa in nessun luogo, la prendiamo, quella colpa, e ce ne vestiamo, perché trovare una colpa, un colpevole, è necessario per il nostro inconscio.

 

Ilaria Palomba è nata nel 1987 e vive a Roma, il romanzo Disturbi di luminosità è stato pubblicato da Gaffi editore.

Le emozioni che partono dal corpo. “Disturbi di luminosità” di Ilaria Palomba

Una ragazza subisce una violenza sessuale e se ne fa una colpa; il peso dell’essere la colpevole di quello che è successo cambia la sua psiche, facendo fuoriuscire la sua parte borderline; e cambia, irrimediabilmente la sua visione della realtà, ogni cosa, ogni colore, viso, oggetto mutano, diventando qualcosa di estraneo. Inizia così il suo percorso verso un’espiazione, un viaggio interno ed esterno in cui avrà la compagnia di altri personaggi/simbolo che la porteranno a scavare maggiormente nel suo disturbo e nella sua ricerca di un senso alla catastrofe.

«Cercavo di riempire i vuoti con i corpi, le sostanze, il cibo e il sangue. Cercavo di riempirli con Lei che era il mio opposto. Con Lei che sempre mi vinceva. Con Lei che decideva di me ogni atomo, ma niente. Sono lo straniero di Camus e morirò in una prigione per aver ucciso qualcuno di cui non so nulla. Dai miei dodici anni tutti mi abbandonano, tranne Lui, Lui non l’ha fatto. Lui non è fuggito. E allora fuggo io. Mi respira accanto, e io non respiro. Mi ama, e io non mi amo. Gli dico: Come posso sentirti se non so amarmi? Stavolta ti lascio, non sopporto il perdono. Addio amore, mi consegno al delirio, non salvarmi più.»

Le emozioni che partono dal corpo. “Disturbi di luminosità” di Ilaria Palomba

Ilaria Palomba ci porta nelle tenebre della mente umana, lo fa senza risparmiarci nulla; ci mette davanti agli occhi pagine piene di livore e sofferenza, pagine che grondano angoscia e disperazione; con una scrittura potente e mai eccessiva, ci mostra cosa significa perdere la rotta, cosa vuol dire diventare altro, e ci descrive tutte le conseguenze corporee di un tragitto verso un posto che appare tanto estraneo quanto necessario.

«Per la prima volta lo guardo e mi accorgo che è un uomo di dieci anni più grande di me, moro, con le iridi molto scure e i lineamenti definiti, e che somiglia incredibilmente all’agente Cooper di Twin Peaks. Gli chiedo, perché non possiamo fare l’amore io e te adesso? Sorride e gli si arrossano le guance. Dice: Non è questo il mio ruolo, non ti farebbe bene. Capisco benissimo che anche lui mi rifiuti, di certo preferirebbe fare sesso con una qualunque non borderline trovata sulla strada, con una che ha ancora qualche bottiglia d’acqua nascosta nelle stive.»

 

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È il corpo uno dei protagonisti di questo romanzo, la carne e le sue evoluzioni; la reazione dei muscoli al dolore e alla paura; il corpo come contenitore di rabbia. Disturbi di luminosità è un libro da leggere in maniera veloce, sono pagine da divorare e divorare ancora, una storia che va poi lasciata sedimentare nello stomaco, va lasciata a cercar pace, prima di risentirla inevitabilmente nei polmoni e nella gola, prima di riscoprirla ancora a fare il giro del nostro corpo.

«Sei quel che inventi di esser stato, dice Lei. Per cui ora cancella le mani, le corde, le paturnie, i polsi divelti. Dimentica gli occhi e i denti e il puzzo di putrido dei tuoi vent’anni. Dimentica le ossessioni del mattino. Dimentica le tende che si gonfiano di fluido viola stinto, la pancia del demone, l’occhio di Dio, le carezze del satiro, il matrimonio indicibile della luce con le tenebre. Dimentica ogni cosa e danza, danza sulle macerie del tempo. Testimoni ultime, tu e io, sulle sponde del nulla, la perfezione dell’ora, senza radici, senza pareti, solo rizomi a pori aperti nello spazio. Prendilo, Narciso, e fattici una stagione, dice Lei. È bello, ti fa star bene, canta da Dio, non farti scrupoli. La più alta forma d’amore è l’erotismo. Ma non sposarlo. Non sposarlo mai. Ti dimenticherà. Non puoi paragonarti al mondo perché sei una sopravvissuta, lo siamo entrambe, vittima e carnefice, bene e male, essenza ed esistenza, entrambe sulla linea di confine, rincorriamo i gatti nella bruma di un varco, spalancate al ricordo, eppure già altrove.»

 

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Siamo il nostro corpo e ne possediamo ogni spazio; ma siamo anche tutto ciò che in maniera intangibile fa ostruzione nella bocca mentre proviamo a ingoiare la saliva, tremanti, mentre il cuore ci batte furioso contro le ossa; siamo le mani che non si fermano mai, e le gambe che ci lasciano al cedimento; siamo lo svenimento per paura, e il solletico sulla faccia per la rabbia; siamo quelli bravi a cercare il colpevole, e a trovarlo sempre nell’immagine che ci restituisce lo specchio.


Per la prima foto, copyright: Volkan Olmez.

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