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Le critiche servono a migliorare. Intervista ad Amedeo Modigliani

Le critiche servono a migliorare. Intervista ad Amedeo ModiglianiSe vedeste un ritratto femminile con collo lungo, quale artista vi verrebbe in mente? Amedeo Modigliani, esatto.

 

Figlio di una famiglia ebraica, italiano da parte di padre, francese da parte di madre, nacque a Livorno nel 1884 e manifestò sin da subito il suo talento artistico. A 22 anni emigrò a Parigi dapprima in uno dei quartieri frequentato da artisti squattrinati di Montmartre poi a Montparnasse. Nell’ambiente parigino però non trovò subito terreno fertile perché le sue opere venivano spesso liquidate come obbrobri. L’artista acquisì inoltre il soprannome di Modì, italianizzazione della parola francesemaudit, maledetto, e che risultava un perfetto diminutivo del cognome.

 

Ci siamo recati a Livorno nella sua casa natale, dove ad accoglierci c’era anche la figlia, Jeanne Modigliani, celebre storica dell’arte e saggista che ha raccolto testimonianze sulla vita del padre.

 

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Le critiche servono a migliorare. Intervista ad Amedeo Modigliani

 

Buongiorno, signora Jeanne. Che piacere. Chissà che onore essere figlia di Dedo[1].

A casa mi parlavano del “tuo povero babbo”. Per fortuna a scuola, nessuno, o quasi, sapeva chi fosse il “mio povero babbo”. Per lustrarmi le scarpe, prima di andare a scuola, mi proponevano ogni mattina uno strano cuscinetto fatto di pezzi di velluto marrone a coste, cuciti insieme, ritagli “della giacca del tuo povero padre”.

 

Durante tutta la sua vita, lei si occupò di raccogliere notizie di suo padre, giusto?

Appena sono stata in grado di leggere, ho avuto il diritto di percorrere tutti i libri e gli articoli su Modigliani e Montparnasse che affluivano a casa.

 

[entra nella sala Amedeo]

 

Buongiorno signor Modigliani. Stavo giusto scambiando due chiacchiere con Jeanne, una fortuna avere una figlia che ha cercato in tutti i modi di recuperare le notizie del padre. Sono consapevole però, signora, che per lei non sia stato facile essere etichettata come la “figlia di Modì”.

A: Il mondo può essere veramente crudele con una creatura che porta un marchio. Mia figlia è cresciuta in modo stupefacente. Io attingo in lei un conforto e una spinta che è diventata grande.

 

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Già, lo credo anch’io. Lei ha avuto una vita piuttosto movimentata, a cominciare dalla sua nascita...

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J: Al momento della nascita di mio padre la situazione familiare era disastrosa, i mobili sotto sequestro, e mia nonna mi raccontava spesso che, capitando l’usciere a casa proprio al momento delle doglie, i familiari ammucchiarono addosso a mia madre gli oggetti più preziosi, poiché la legge impediva di pignorare quel che si trovava sul letto di una partoriente. Eugenia [la madre] aveva visto in questo incidente un funesto presagio.

 

Purtroppo Amedeo ci ha lasciato molto giovane, aveva solo 35 anni quando morì a causa della tubercolosi. Lo sa che sua moglie, appena seppe della sua scomparsa, si suicidò gettandosi dalla finestra dell’appartamento al quinto piano e in aggiunta al nono mese di gravidanza? Povera Jeanne, era davvero una bella signora.

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A: Ci mancava solo questo, quando credevo di essere più tranquillo.

 

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Come vi siete conosciuti?

J: Durante il Carnevale del 1917, Modigliani incontra una giovane allieva dell’Accademia Colarossi. Si chiama Jeanne Hébuterne e aveva diciannove anni.

 

Come dicevamo suo padre morì molto giovane. C’erano molti colleghi al funerale?

J: I funerali di Modigliani furono imponenti. Tutta Parigi era a Père-Lachaise. Poiché si usciva dalla guerra non si voleva avere l’aria triste, si aveva l’abitudine della morte. I funerali di Jeannette furono molto diversi. I genitori non volevano vedere nessuno. Fissarono i funerali alle otto del mattino.

 

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Ho letto che spesso suo padre si rifugiava nell’alcol e nelle droghe per disperazione… Cosa ci dice in merito a questi “vizi”?

J: Se la domanda: perché beveva, è d’interesse solo psicologico, la risposta è perché Modigliani doveva finire un quadro in una sola seduta perché era incapace di riprenderlo a mente riposata. Forse alla consapevolezza di avere pochi anni di vita davanti a sé si aggiungeva l’ansia di un artista torturato da sollecitazioni estetiche contraddittorie e pronto allo scoraggiamento. Non possiamo però confondere l’avventura di un uomo solitario con quella di un “mondano”; quella di un essere che amava la compagnia, il vino, con quella di un alcolizzato.

 

I livornesi non l’amavano molto, non ho ben capito il motivo. So che lei, signora Jeanne, ha cercato di recuperare notizie dagli amici di suo padre che abitavano proprio a Livorno. Si narra che, in una notte di novembre del 1909, avesse gettato nel Fosso Mediceo alcune sculture e che un vecchio marinaio lo vide spingere una carriola per strada e che poco dopo sentì dei tonfi come di pietre che cadevano in acqua. La famosa beffa del 1984...

A: A Livorno si divertono? Se vuoi fuggire da Livorno io posso aiutarti finché posso.

 

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No, la ringrazio. Ho soggiornato bene qui. Ci sono molte contraddizioni tra i critici e gli storici che narrano la sua vita…

J: Una biografia completa e documentata di Modigliani non esiste e non esisterà mai. Gli studiosi che dell’opera di Modì hanno reso conto nel modo più competente hanno deliberatamente trascurato le ricerche biografiche. A Livorno ho trovato che non c’era niente. Ognuno raccontava una propria storia e queste storie erano tutte contraddittorie fra loro.

 

Come ha fatto, signor Modigliani, a sopportare tutte le critiche che le rivolgevano? A: Si soffre, ma il dolore non può forse divenire per te uno sprone perché tu riesca a rinnovarti ancora e a portare il tuo sogno più in alto ancora, più forte del desiderio?

Un borghese oggi mi ha detto, mi ha insultato, che io, ossia il mio cervello, oziava. Mi ha fatto molto bene. Ci vorrebbe un avvertimento simile tutte le mattine al proprio risveglio.

 

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Ha ragione. A volte però è talmente difficile affrontare alcuni momenti che non si sa proprio dove andare a cercare il coraggio...

A: Con un occhio cerca nel mondo esterno, mentre con l'altro cerca dentro di te.

 

Se qualcuno mi mettesse di fronte un’opera che rappresenta una figura femminile con collo lungo non esiterei a pensare che si tratti di un suo dipinto. So che lei ha mantenuto una linea propria, non ha seguito le influenze dell’epoca. Avrebbe potuto diventare cubista, tardo impressionista, invece no...

Le critiche servono a migliorare. Intervista ad Amedeo Modigliani

La funzione dell'arte è di combattere contro le imposizioni.

 

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Tra i suoi colleghi, ammirava particolarmente Picasso. Di lei il pittore spagnolo dichiarò: «C'è solo un uomo a Parigi che sappia vestirsi, è Modigliani [...] È un fatto molto curioso: da ubriaco, non lo si vede mai sul boulevard Saint-Denis, ma sempre all'angolo tra boulevard Montparnasse e Raspail».

Le critiche servono a migliorare. Intervista ad Amedeo Modigliani

Avrà avuto pure talento, ma non c’era una ragione al mondo per andare vestiti in quel modo.

 

Ha qualche desiderio che non è riuscito a realizzare?

Avrei voluto che la mia vita fosse stata come un fiume ricco d’abbondanza che avesse scorso con gioia sulla terra.

 

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Ora si è fatto tardi, corro a prendere il treno per Firenze, mi attende un altro suo collega. Vuole lasciare ai nostri lettori un consiglio?

Il tuo dovere è di non consumarti mai nel sacrificio. Il tuo dovere reale è di salvare il tuo sogno. La bellezza ha anche dei doveri dolorosi, creano però i più belli sforzi dell’anima. Ogni ostacolo sormontato segna un accrescimento della nostra volontà, produce il rinnovamento necessario e progressivo delle nostre aspirazioni.


Per approfondire consigliamo la lettura dei seguenti testi:

- Amedeo Modigliani. Lettere, a cura di Elena Pontiggia, Abscondita, 2006.

- Jeanne Modigliani, Modigliani mio padre, Abscondita, 2005.

- Corrado Augias, Modigliani l’ultimo romantico, Mondadori, 1999.


[1] Dedo era diminutivo di Amedeo utilizzato dalla famiglia.

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