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Le biblioteche aziendali, la nuova sfida della Fondazione Pirelli per la cultura

Le biblioteche aziendali, la nuova sfida della Fondazione Pirelli per la culturaPirelli, una delle maggiori imprese italiane, da sempre molto attenta alle istanze culturali, come dimostrano le numerose attività gestite dall'omonima Fondazione, che ospita tra l'altro un imponente Archivio Storico e una altrettanto imponente Biblioteca tecnico-scientifica, ha allestito tre biblioteche per i suoi dipendenti negli stabilimenti di Settimo Torinese, dove la struttura è già attiva da qualche tempo, di Bollate e degli Headquarters a Milano Bicocca, che sono state invece appena inaugurate.

L'apertura di queste strutture, che ospitano già alcune migliaia di libri di tutti i generi, destinate ad aumentare nell'immediato futuro, è avvenuta in concomitanza con la partecipazione dell'azienda a #ioleggoperché 2016, la campagna di promozione della lettura organizzata dall'Associazione Italiana Editori (AIE) negli ultimi giorni di ottobre.

Ma perché una grande azienda ritiene importante dotare i propri stabilimenti di biblioteche per i dipendenti? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Calabrò, scrittore, giornalista e Direttore Generale della Fondazione Pirelli.

 

In un suo articolo in rete lei ha usato l'espressione «lettura come servizio». Mi può raccontare come è nata in seno alla Pirelli la decisione di offrire ai dipendenti proprio questo tipo di servizio?

In azienda sono già a disposizione dei dipendenti un grande centro medico e una mensa di qualità. Perchè creare una biblioteca aziendale? Perché la lettura è insieme conoscenza, libertà, viaggio, possibilità di vivere altre vite, luogo d'incontro e di approfondimento. Non si tratta di una biblioteca di testi tecnici: l'ultimo libro che ci ho visto arrivare nei giorni scorsi è l'autobiografia di Johan Cruijff, grande calciatore, che parla non solo del calcio, ma anche della sua malattia, dell'uscita dallo sport e dalla vita.

Non è un testo che aiuta a fare meglio i pneumatici, ma in cui si entra in una storia, e qualunque storia ci arricchisce la vita. Da questo punto di vista, la biblioteca aziendale fa senz'altro parte del benessere aziendale.

 

Conta quindi anche l'importanza della biblioteca come luogo fisico in cui sostare, oltre che come possibilità di prendere a prestito i libri?

Certo! L'abbiamo pensata a lungo con il presidente Tronchetti Provera, e l'abbiamo voluta bella. Le biblioteche pubbliche straniere, danesi, olandesi, americane, ti rendono contento di esserci entrato, e ce ne sono di belle anche in diverse città della provincia italiana.

Si deve essere contenti di entrarci, e soprattutto di restarci: l'abbiamo arredata con cura proprio per questo. La media per ora è di una decina di accessi al giorno, ma siamo appena all'inizio.

Le biblioteche aziendali, la nuova sfida della Fondazione Pirelli per la cultura

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È possibile sapere che genere di libri viene consultato o preso in prestito di più?

La maggior parte sono romanzi di vario genere, e poi saggi sul mondo attuale.

 

Siamo in un momento di crisi, in cui l'acquisto di libri può essere ridotto come spesa non indispensabile, perciò il calo dei lettori registrato negli ultimi anni potrebbe avere anche una motivazione di tipo economico, oltre che di disaffezione o disinteresse. Una maggiore diffusione delle biblioteche, aziendali e non, potrebbe forse invertire la tendenza?

Io sono una grande sostenitore della funzione delle biblioteche pubbliche. Una biblioteca aziendale è, a tutti gli effetti, una biblioteca pubblica, nel senso che è aperta a un "suo" pubblico, all'incirca come una biblioteca scolastica, dove gli alunni vanno a cercarsi i libri secondo i propri interessi.

Allo stabilimento di Bollate la biblioteca è collocata non nella palazzina degli uffici, ma proprio all'ingresso della fabbrica: chi entra ed esce ogni giorno ci passa per forza davanti e non può non notarla. Quando l'abbiamo inaugurata, molti dipendenti ci sono entrati manifestando un grande interesse.

 

La biblioteca dello stabilimento di Settimo Torinese è stata inserita nel circuito delle biblioteche pubbliche dell'area metropolitana torinese. Questo cosa significa esattamente?

Significa che dalla biblioteca aziendale è possibile prenotare un libro presente nel circuito, che poi viene recapitato in fabbrica. Il dipendente quindi ritira il libro e lo riconsegna alla biblioteca dello stabilimento, senza essere costretto ad andare in una di quelle pubbliche. Si tratta insomma di un servizio ulteriore che viene offerto ai dipendenti, che potrebbero non avere accesso alle biblioteche comunali per problemi di orario.

 

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Questo verrà fatto anche a Milano?

Ne ho già parlato con l'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, che si è detto favorevole a studiare una soluzione analoga. Perché no? Più facciamo girare i libri, meglio stiamo tutti quanti.

Spesso, per chi non è abituato a trattare con i libri, una grande libreria con migliaia di volumi esposti, o una grandissima biblioteca pubblica, possono anche essere intimorenti. La biblioteca aziendale, per come l'abbiamo pensata, vuole offrire un approccio più amichevole: è possibile esaminare i libri sugli scaffali e prenderli in mano senza timore.

Per ora la teniamo aperta dalle 11,30 alle 15, ma poi studieremo anche altri orari. Dimenticavo di dire che l'abbiamo collocata vicino al bar: chi scende dal proprio ufficio per andare a bersi un caffé ci passa davanti e può entrarci a fare un giro, magari vede L'isola del tesoro che aveva amato da bambino, pensa che suo figlio non l'ha ancora letto e se lo porta a casa, oppure decide di rileggerserlo. Il timore dei libri come oggetti sconosciuti è molto diffuso nel nostro Paese, e ci piacerebbe provare ad abbatterlo.

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Negli ultimi anni sono fiorite molte iniziative per favorire la lettura, dalle fiere tradizionali agli eventi come BookCity, che sembrano piacere molto al pubblico, ma che in realtà, cifre alla mano,  non hanno fatto aumentare il numero dei lettori. Servono forse altri strumenti per avvicinare e convincere i non lettori?

Io non credo che ci siano strumenti o soluzioni ideali per tutti, ma sono assolutamente convinto che più frequente è il contatto nella quotidianità tra persone e libri e meglio è. BookCity, la biblioteca scolastica, la biblioteca aziendale, il bookcrossing, gli avvenimenti come il Festival di Mantova o Pordenonelegge, che per me è un posto straordinario.

Certo, non è così scontato che chi partecipa a un incontro poi compri un libro: se accadesse davvero questo, avremmo già risolto la crisi dell'editoria. Molte persone vanno a questi eventi per fare un'esperienza, per conoscere gli autori, ma entrano comunque in un rapporto positivo con i libri. Tutto questo senza dubbio aiuta, perché, in definitiva, si tratta d'imparare a vivere i libri come viviamo tutti gli altri nostri oggetti quotidiani. La familiarità conta più di tutto.

Le biblioteche aziendali, la nuova sfida della Fondazione Pirelli per la cultura

C'è stata un'altra iniziativa di #ioleggoperché a cui Pirelli ha partecipato?

Sì, era quella per cui se i nostri dipendenti compravano un libro, nei giorni stabiliti e nelle librerie aderenti alla manifestazione, e lo regalavano a una biblioteca scolastica, l'azienda ne avrebbe donato uno a sua volta.

 

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Pensa che altre aziende seguiranno l'esempio di Pirelli?

Io credo di sì. Ci sono aziende che hanno già una biblioteca aziendale, ma che non la valorizzano, o che l'hanno abbandonata da tempo. Noi abbiamo potuto contare sull'interesse di gruppi interni all'azienda: a Settimo Torinese se n'è occupato il Cral, mentre a Bollate abbiamo un circolo di lettura dei dipendenti che ha donato di suo cento libri. In Bicocca la RSU, rappresentanza sindacale aziendale, aveva nei suoi uffici settecento libri raccolti nel corso del tempo e li ha offerti alla biblioteca, e questa è stata senz'altro una donazione molto importante.

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