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Le abitudini di scrittura di Ernest Hemingway

Le abitudini di scrittura di Ernest HemingwayProsegue il nostro cammino tra le abitudini di scrittura di importanti autori contemporanei. Dopo Susan Sontag, Joan Didion, Ray Bradbury e Kurt Vonnegut, è la volta di Ernest Hemingway. Sì, anche il papà di libri come Il vecchio e il mare e Per chi suona la campana, lo scrittore famoso per le sue intemperanze, aveva delle abitudini regolari che seguiva per scrivere meglio e con maggiore velocità.

Come riportato in un articolo apparso su «The Paris Review», Ernest Hemingway amava scrivere nella camera da letto della sua casa a San Francisco de Paula, sobborgo dell’Avana:

 

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«Ha una stanza speciale per lavorare appositamente allestita in una torre quadrata nell’angolo sud-ovest della casa, ma preferisce lavorare in camera da letto, salendo sulla torre solo quando i “personaggi” lo conducono fin lì».

 

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Ma soprattutto, continua George Plimpton, autore dell’articolo-intervista:

«Un’abitudine di lavoro che aveva fin dall’inizio: Hemingway sta in piedi quando scrive. Resta in piedi in un paio di mocassini troppo grandi, tenendo il tavolo con la macchina da scrivere e il leggio giusto di fronte a lui, all’altezza del petto».

Le abitudini di scrittura di Ernest Hemingway

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E Plimpton aggiunge qualche altro particolare:

«Quando Hemingway inizia un nuovo progetto comincia sempre con una matita, utilizzando il tavolo per scrivere sulla carta velina di solito usata per la macchina da scrivere. […] Passa poi alla macchina da scrivere vera e propria solo quando la scrittura procede più velocemente e bene, o quando la scrittura è, almeno per lui, semplice: i dialoghi, ad esempio».

 

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A questo punto lasciamo che sia proprio Hemingway a raccontarci le sue abitudini di scrittura (che diventano veri e propri consigli) citando una delle risposte rilasciate nell’intervista:

 

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Le abitudini di scrittura di Ernest Hemingway

«Quando lavoro a un libro o a una storia, scrivo ogni mattina subito dopo le prime luci dell’alba. Non c’è nessuno che ti disturbi e c’è fresco o proprio freddo e ti dedichi al tuo lavoro e ti riscaldi scrivendo. Leggi quello che hai scritto, e come sempre fermati quando sai quello che succederà dopo, parti da qui.

 

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Scrivi fino a quando non arrivi a un punto in cui hai ancora la tua linfa vitale e sai quello che succederà dopo e fermati e prova a vivere facendo altro fino al giorno dopo quando riprenderai a lavorarci su. Hai cominciato alle sei del mattino, diciamo, e potresti andare avanti fino a mezzogiorno o potresti finire anche prima. Quando ti fermi sei come svuotato, e allo stesso tempo mai svuotato ma ti senti pieno, come quando hai fatto l’amore con qualcuno che ami. Niente può farti del male, non può succederti nulla, nulla significa proprio niente fino al giorno dopo quando lo farai di nuovo. È l’attesa del giorno dopo che è difficile da sopportare».


Per leggere altre strane abitudini di scrittura, clicca qui.

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