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Le 10 regole del Nazismo contro il jazz

Le 10 regole del Nazismo contro il jazzIl Nazismo studiò molti modi per concretizzare delle forme di controllo sempre più sofisticate. Una di queste furono le dieci regole contro il jazz.

La nascita del jazz non fu accolta positivamente e fu accompagnata spesso da profonda preoccupazione per una forma di espressione propria della cultura della minoranza di colore. A partire dalla Seconda guerra mondiale però il jazz fu intrinsecamente legato alla cultura americana, anche se spesso in versioni mitigate da sfumature blues. Non accadde lo stesso nell’Europa occupata dal Nazismo, dove il jazz fu osteggiato se non addirittura soppresso. Come molte forme di arte moderna infatti era considerato impuro, oltre che estremamente innovativo e troppo incline alla passione, tutte caratteristiche che il totalitarismo nazista non poteva accettare.

Non sorprende dunque che i nazisti odiassero il jazz, ma ebbero la capacità di esprimere quest’odio in modi che rasentavano la stupidità.

Lo scrittore dissidente ceco Josef Škvorecký che, da aspirante suonatore di sassofono nella Cecoslovacchia occupata dal Terzo Reich, sperimentò sulla propria pelle le manifestazioni di un controllo capillare, nell’introduzione al suo racconto Il sax basso, richiama alla memoria queste dieci bizzarre regole preparate da un Gauletier, un ufficiale nazista in carico dell’amministrazione della regione, e imposte alle orchestre durante l’occupazione ceca:

 

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  1. Pezzi in foxtrot (cosiddetto swing) non dovranno eccedere il 20% del repertorio dell’orchestra e dei gruppi di ballo.
  2. Nel repertorio cosiddetto jazz va data preferenza alle composizioni in tonalità maggiore e a testi che esprimono gioia di vivere piuttosto che a testi cupi alla maniera ebraica.
  3. Per quanto riguarda il tempo, bisogna preferire le composizioni vivaci a quelle lente, cosiddette blues); tuttavia il ritmo non deve eccedere un certo grado di Allegro, commisurato al senso ariano della disciplina e della moderazione. Non saranno mai tollerati gli eccessi negroidi nel tempo (il cosiddetto “hot jazz”) o negli assoli (i cosiddetti “break”).

Le 10 regole del Nazismo contro il jazz

  1. Le cosiddette composizioni jazz possono contenere al massimo il 10% di sincopi; il resto deve consistere in un naturale movimento legato privo degli isterici cambi di ritmica caratteristici delle razze barbare e che possono condurre a oscuri istinti, alieni al popolo tedesco (i cosiddetti riff).
  2. È severamente vietato l’uso di strumenti estranei allo spirito tedesco (i cosiddetti campanacci, flexatone, spazzole, etc) così come le sordine che trasformano il suono nobile degli strumenti a fiato e ottoni in un ululato ebraico-massonico (il cosiddetto wa-wa).

 

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  1. Sono proibiti anche i cosiddetti “drum break”(assoli di batteria) più lunghi di mezza battuta in un ritmo di quattro quarti (eccetto nelle marce di stile militare).
  2. Il contrabbasso deve essere suonato solo con l'arco nelle cosiddette composizioni jazz.
  3. Il pizzicato degli archi è proibito, poiché danneggia lo strumento e svilisce la musicalità ariana.

Le 10 regole del Nazismo contro il jazz

  1. Ai musicisti è ugualmente vietato fare improvvisazioni vocali (il cosiddetto scat).
  2. Tutte le orchestrine e le orchestre da ballo devono evitare l'uso dei sassofoni di tutte le tonalità e sostituirli con il violoncello, la viola o comunque con un altro strumento popolare.
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Commenti

Dei pazzi scatenati che hanno cercato di conformare tutti ad un pensiero unico mancante di emozionalità. Follia, frigidità del cuore e della mente, come chiamarla?

Salve Tiziana,

in effetti, hanno causato talmente tanto dolore che oggi risulta incomprensibile. Anche se non dovremmo mai abbassare la guardia.

Un saluto.

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