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Laura Fusconi, “Volo di paglia”, un volo capace di cambiare i ricordi

Laura Fusconi, “Volo di paglia”, un volo capace di cambiare i ricordiCi sono luoghi che sembrano nati apposta per dar vita a un racconto e poi custodirne la storia. È il caso della vallata che fa da sfondo a Volo di paglia, il primo romanzo di Laura Fusconi; un debutto che lascerà traccia, propiziato da Fazi Editore. Nel libro, il paesaggio diventa memoria; le case (tutte con nome proprio: la Bella, la Vecchia, la Valle, la casa del falco...), il bosco, il torrente, i sentieri, la loro ghiaia e perfino le balle di paglia che ispirano il titolo, non sono semplice scenario ma si trasformano in sentimento, tensione, luogo in cui sussurra il passato.

Il romanzo si snoda in una terra di antiche pievi, di torri medievali e di dolci colline, dove è impossibile che il tempo lasci un’opera incompiuta e, se ciò accade, una mano interviene sulle vite disegnate a metà e le completa. È la mano attenta e compassionevole di chi ha osservato l’orizzonte del futuro per scrutarne ogni lembo recondito; di chi ha ascoltato i suoni del sottobosco – gli animali e le piante che lo abitano, e che pullulano nel racconto – per concludere che lo spazio e il tempo sono uniti, e che ognuno di  questi elementi serve a capire l’altro. Quella mano è la mano precisa, delicata e coraggiosa della scrittura.

 

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Il volo diVolo di paglia si libra tra il 1942 (in un’Italia padana, rurale, con i ras fascisti che dettano legge) e il 1998; un cinquantennio in cui le case padronali della val Luretta, tra Agazzano e Verdeto, nella zona meridionale della provincia di Piacenza, sono destinate a trasformarsi in ruderi. Ma non le vite che contengono o hanno contenuto. Né quelle dei vivi,  né quelle dei morti.

L’opposizione ideologica tra famiglie, in un’epoca in cui il Paese si consegna alla guerra e i paesi ne pagano le conseguenze a livello sociale, non impedisce che figli di padri che si odiano a morte riescano a diventare amici, sodali, a innamorarsi per sempre. E, soprattutto, a condividere i segreti inconfessabili della comunità a cui appartengono, i misfatti e perfino i crimini di cui sono stati testimoni. Avvenimenti sui quali, col passare degli anni, crescono rovi e cespugli di more a occultarne la memoria, ma le generazioni successive sapranno intuire il sentiero che riporta ai fatti, anche ai più dolorosi, e aprirsi un varco tra le spine.

Laura Fusconi, “Volo di paglia”, un volo capace di cambiare i ricordi

È un mondo di occhi, più che di bocche, di magniloquenti discorsi, quello tracciato da Laura Fusconi. Il mondo visto dagli occhi penetranti dei bambini, che osservano puntando il grandangolo, perché «quando ti guardo da lontano ti guardo meglio». È lo sguardo della coscienza, che si accorge di tutto ciò che al mondo adulto sfugge, o finge di non vedere («le mamme non vedono un sacco di cose»). Un’infanzia dai modi ponderati, un po’ malinconici, consapevole forse del fatto che le toccherà la ricostruzione, e che il tempo, ogni tempo, è sinonimo di rimpianto.

Sono occhi che però all’occorrenza si trasformano in gesto. Non uno qualsiasi: un gesto che non ripete errori già commessi dai padri; un gesto che può salvare o riscattare una vita intera. Il Volo di paglia si compie, acquista senso, solo nel tentativo di compiere quel gesto. E quel gesto è inumano o sovrumano (il lettore, scorrendo le pagine, fino all’ultimo non saprà decidere se affidarsi al Bosco delle Fate o a quello delle Streghe; ma non è una favola, è l’incontestabile realtà quotidiana), perché ha a che fare con la memoria, pretende di «cambiare i ricordi». Siamo disposti ad accettare che «le cose che sono successe continuano a succedere»?

Laura Fusconi, “Volo di paglia”, un volo capace di cambiare i ricordi

Di certo non sembra disposto ad accettarlo Don Antonio, che non oppone resistenza fisica alle botte dei fascisti ma organizza la propria resistenza morale nell’intelletto, nella lettura, nell’inculcarne l’amore a Luigi, che un giorno prenderà il suo posto. E nemmeno don Luigi sarà in comunione con la fatalità; la combatterà per tutta la vita. La maestra Ada, invece, sembra soccombere, così come il figlio di Bartali e, molti anni più tardi, Stefano, il figlio di Mara. Eppure, per tutti loro, qualcuno sarà disposto, nel tempo, nell’ultima parola scritta, a compiere un gesto che cambia i ricordi e, di conseguenza, ci riappacifica con la memoria.

 

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La memoria, in questo libro, è inscindibile dai luoghi. Il ritorno nel tempo è sempre un ritorno fisico. Il Volo di paglia ha bisogno dello spazio necessario a essere intrapreso. Questo spazio è delimitato dalle case, dai campi, dai boschi, dai torrenti, ma anche dal mutare delle stagioni e dalla contrapposizione con l’idea di città. Quel «guardare da lontano» praticato caparbiamente da uno dei personaggi è anche un invito guardare gli altri con gli occhi dell’inverno, la stagione della solitudine, il momento in cui i ricordi si accartocciano sulla leggerezza delle estati passate e segnano il confine tra gli affetti, separando quelli destinati a durare dalle foglie caduche.

Quando perdiamo qualcuno, perché lo perdiamo di vista oppure perché si allontana da noi per sempre, tutti i luoghi condivisi rimangono segnati dalla ragnatela del nostro comune passaggio, e formano una mappa spesso inutile, perché indica posti in cui non è facile o non si vuole affatto ritornare. La traiettoria del Volo di paglia che osserviamo nel cielo sensibile della scrittura di Laura Fusconi fa tappa in ognuno di quei luoghi, e li mantiene frequentabili.


Per la prima foto, copyright: Peter Kleinau.

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