Come scrivere un romanzo in 100 giorni

Conoscere l'editing

Interviste a scrittori

Curiosità grammaticali

“Lacrime nella pioggia” di Rosa Montero

Lacrime nella pioggia«Credo che la maturità letteraria passi giustamente per la libertà interiore, attraverso la scrittura di storie che ti riempono di verità dalla punta delle dita fino ai sogni, senza pensare a ciò che diranno e senza pensare al tuo Super Io esigente e ipercritico. In questo senso credo che questo sia un romanzo molto libero».

Questa è una parte della postfazione di Rosa Montero al suo romanzo Lacrime nella pioggia, edito da Salani. Una postfazione per fortuna, perché se fosse stata un'introduzione, penso che avrei già lasciato perdere questo libro e invece che una recensione avremmo un'altra “cronaca di un abbandono”, come già ne sono passate su Sul Romanzo. Come si fa a lasciarsi andare ad un romanzo oltrepassando il Super Io esigente ed ipercritico? Mi sono chiesto come sia possibile superare la parte razionale della mia persona, farmi trascinare in una storia senza che si attivi l'analisi dell'opera e crei quel sottile strato di allerta che si ha mentre si legge e si “Legge” un libro. Semplice: non si può! L'unica possibilità è quella di trascinare il lettore in quel mondo nuovo; lo devi strappare alla realtà, lo devi affogare tra le parole che si è deciso di mettere sulle pagine per poter far vedere con gli occhi dello scrittore quello che si vuole focalizzare, come solo pochi sanno fare. E tu, cara Rosa Montero, non ci sei riuscita.

«Quello che mi piace del genere fantastico e della fantascienza è la sua esigenza di strutturazione, di contenuto, di logica interna. Devi creare un mondo nuovo, e questo mondo deve essere perfettamente coerente e credibile in tutti i suoi dettagli. Devi poterti trasferire in questo mondo e viverci dentro».

Sono contento che ti piaccia questo aspetto della fantascienza, carissima Rosa Montero, ma la sci-fi va ben oltre. Non basta creare una realtà piegando ad hoc per la storia leggi fisiche o organizzazioni sociali, altrimenti avremo personaggi vuoti che si perdono fra le pieghe della storia: nessun disagio, nessun conflitto interno. Per rendere d'attualità e universale un racconto fantascientifico bisogna saper tradurre paure esistenziali e problematiche che da sempre affliggono l'essere umano, saperle traslare in una realtà virtuale che ti coinvolga e «ti riempa di verità dalla punta delle dita fino ai sogni».

Ma parliamo più nello specifico del suo libro, egregia Rosa Montero: dall'inizio fino alla fine ci troviamo a fare i conti con replicanti umani in lotta per il mantenimento dei loro diritti, teletrasporti che sfigurano persone, tre (e dico tre) razze aliene che sono venute in contatto con la Terra portando solo acconciature e droghe stellari; guerre robotiche, regni spaziali razzisti e ariani, cospirazioni politiche di serie B e per finire una trametta da thriller dove spuntano personaggi inutili, mentre quelli importanti vengono nascosti o, peggio, inseriti nelle ultime pagine (come, d'altronde, il resto degli elementi citati). Mi piace ripetermi quando la cosa è importante e sicuramente questa non sarà l'ultima volta che lo affermerò, ma non serve a niente trastullarsi inventandosi quante più cose strane e stereotipate sul mondo della fantascienza ci vengano in mente; il collegamento fra le parti della storia deve essere ben visibile e fruibile altrimenti lascia i tuoi alieni sui pianeti natali e non infilarceli dentro solo per farli andare a letto con la protagonista. Ah, dimenticavo, la protagonista!

Bruna Husky (scritta “come i” e “da” cani) è una replicante da combattimento, che fa la detective privata, con ricordi fasulli, intenta a risolvere alcune morti misteriose che minacciano l'esistenza dei robot umanoidi. Peccato che la massima interiorità che riesca ad esprimere dalle righe sia un ossessivo conto alla rovescia della sua vita (i replicanti muoiono inesorabilmente dopo una decina di anni) che appesantisce la narrazione, creando un fastidioso prurito inguinale ogni volta (troppe volte) che ritorna inesorabile nei pensieri della tecnoumana. Se poi volete il colpo di grazia, leggete il finale. Solo il finale, e comparatelo con un qualsiasi thriller di James Patterson, svincolato in qualsiasi modo da un mondo anche solo lontanamente futuristico. Otterrete la stessa identica solfa. Sapete qual è la verità? È che io mi faccio fregare spesso dalla quarta di copertina, da quelle maledette fascette che vogliono cercare di ricordarti cosa ti stai perdendo. Proporrei una petizione per togliere il riferimento a Philip K. Dick dalla copertina di questo libro. L'unica cosa che li accomuna è che sono entrambi scritti sulla carta con dell'inchiostro.

Se si pensa che neanche il titolo dato dalla Montero è stato preso dal libro per eccellenza sui replicanti (ovvero Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Dick per l'appunto), ma dal discorso finale della trasposizione filmica, Blade Runner di Ridley Scott, si apre la possibilità che l'autrice abbia soltanto visionato la pellicola.

Ho scoperto a cosa servono alcune fascette promozionali: non sono pubblicità infingarda e subdola ma sono camicie di forza per alcuni romanzi che è meglio che stiano, lì fermi, sugli scaffali, a riflettere bene su se stessi, adorabile Rosa Montero.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (2 voti)

Commenti

Caro Jacopo,
ho appena letto il tuo commento al romanzo, mentre cercavo qualche critica al libro. Ed ho voluto intervenire per portare il mio punto di vista.

A me il libro è piaciuto, molto. Non capita spesso di imbattersi in un romanzo fantascientifico scritto in Spagna. Sì, d'accordo, il risultato non è Philip Dick. Ma, appunto, lei non è Philip Dick.
Leggendo "Lacrime nella pioggia" ho ritrovato il mondo, la filosofia dei vecchi classici della fantascienza: siamo più vicini al detective Baley della trilogia di Asimov, per intenderci.
Il mondo futuristico che ha messo in piedi Montero funziona, secondo me, perché dà voce alle paure che viviamo oggi: la difficoltà di costruire un'identità, la crisi dei governi tradizionali, l'insorgere di estremismi xenofobi, il mito della bellezza massificata e dell'eterna gioventù. E come sempre, in Rosa Montero, la preoccupazione sul ruolo e l'emancipazione femminili.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.