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“La volpe meccanica” di Mariolina Venezia: il compromesso tra eros e noir

Mariolina Venezia, La volpe meccanicaDella scrittrice lucana Mariolina Venezia, autrice di La volpe meccanica (Bompiani, 2014), il grande pubblico conosce soprattutto il romanzo Mille anni che sto qui, edito da Einaudi e vincitore a sorpresa del premio Campiello 2007, un’ampia saga che racconta le vicende della famiglia Falcone, e al tempo stesso quelle della Basilicata , regione sempre trascurata nella storiografia e nella letteratura nazionale, nell’arco di tempo che va dall’unità d’Italia alla caduta del muro di Berlino.

A questo avevano fatto seguito due romanzi di genere poliziesco, Come piante tra i sassi (Einaudi, 2009) e Maltempo (Einaudi, 2013), mentre quest’ultima opera La volpe meccanica vira decisamente dal giallo al noir.

La protagonista della storia, che per la verità si dovrebbe considerare un racconto lungo più che un romanzo, dato il numero esiguo di pagine e i loro ampi margini tipografici, è una donna che racconta le proprie vicende personali, descrivendosi fin dall’inizio in termini assai poco lusinghieri. Si considera infatti una persona predestinata al fallimento in ogni aspetto esistenziale, benché non le manchino né la bellezza né l’intelligenza, o perlomeno la capacità di analizzare in modo lucido e spietato le proprie scelte.

Dopo essersi sottratta già nell’adolescenza a una possibile carriera sportiva nell’atletica, e in seguito a una carriera teatrale alla quale tutti la ritenevano destinata, non ha trovato di meglio che accettare un matrimonio senza alcun coinvolgimento amoroso con uno scrittore affermato, il cui successo personale non può che sovrastarla e farla sprofondare sempre di più nella consapevolezza dei propri fallimenti e in una passività rassegnata.

La comparsa dal nulla di un giovane cognato, che chiede ospitalità al fratellastro scrittore installandosi senza tanti complimenti in casa sua, è destinata a scombinare le carte di una monotona esistenza quotidiana che sembra destinata a trascorrere sì nell’agio e nelle comodità, ma anche nel grigiore assoluto, dopo che l’iniziale attrazione fisica tra marito e moglie ha già lasciato spazio a uno stanco erotismo senza emozioni.

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Mariolina Venezia

Subito attratta dal nuovo arrivato, che del resto è tutt’altro che insensibile alla sua bellezza, la protagonista intreccia con lui una relazione piuttosto torbida, fatta di incontri ad altissima tensione erotica, la cui descrizione occupa buona parte delle pagine del romanzo.

La vicenda si tinge ben presto di nero, portando a un finale in realtà senza sorprese, da cui nessuno dei personaggi esce in modo positivo: non certo la narratrice, le cui riflessioni appaiono spesso prive sia di logica che di reale consapevolezza dei propri comportamenti, ma nemmeno il marito, ambiguo complice e spettatore perverso del tradimento, o il cognato opportunista. Si tratta, in definitiva, di  personaggi altrettanto sgradevoli, oltre che abbastanza stereotipati.

Staccandosi in modo totale dallo stile delle proprie opere precedenti, con La volpe meccanica Mariolina Venezia sembra voler cercare un compromesso tra il romanzo erotico e il noir, ma la breve vicenda narrata non riesce a coinvolgere del tutto il lettore, che pure può rimanere colpito da un titolo senza dubbio originale (il riferimento è alla volpe finta usata come esca nelle corse dei cani), a cui però fa seguito un testo nel complesso banale.

Se infatti lo schema noir è fin troppo intuibile, lasciando ben pochi margini alla suspence su cui dovrebbe fondarsi una storia da includere in quel genere letterario, l’aspetto erotico di La volpe meccanica appare nel complesso un po’ troppo scontato, sia nell’agire dei personaggi che nel linguaggio, accurato ma poco originale.

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