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La voce delle donne. “Pazze di libertà” di Silvia Meconcelli

La voce delle donne. “Pazze di libertà” di Silvia MeconcelliCosa significhi lottare per la libertà lo sanno bene le protagoniste del secondo romanzo di Silvia Meconcelli, Pazze di libertà, pubblicato da Alter Ego Edizioni.

Come nell’opera di esordio, Quel che non sai di me, vincitore del terzo premio Città di Siena, l'autrice racconta di nuovo una storia tutta al femminile, ambientata nella sua Grosseto, negli anni bui della Seconda guerra mondiale.

Pazze di libertà è una storia di Resistenza, di coraggio e di sacrificio. È una storia a due voci, voci di donne, fragili e forti al contempo: Maria e Ines.

Maria è la giovane figlia di un pezzo grosso, un avvocato potente e spregevole che con una telefonata può decidere le sorti di chi non si sottomette al regime fascista. Maria ha bei vestiti, vive in una villa lussuosa, al riparo dalla fame e dagli orrori della guerra. È una bolla dorata la sua, fatta di agi e privilegi. Ma il cuore batte per Lucio, il figlio del calzolaio, denti leggermente storti dall’aria “sensuale”, cosce «delineate e scolpite come quelle del David di Michelangelo» e «mani da lavoratore, forti e pratiche». Quest’amore ben presto fa esplodere la bolla e nell’animo di Maria iniziano a crescere gli ideali di libertà che infuocano il giovane partigiano Lucio:

«Cosa vogliamo, Maria? Il lavoro per tutti, vogliamo, il cibo per tutti, la scuola per tutti, il medico per tutti, ecco cosa cerchiamo. Vogliamo che il potere sia in mano al popolo, alla gente, non in mano a pochi ricchi. Lottiamo per l’uguaglianza, per i diritti senza discriminazioni, per la libertà di pensiero e di opinione. Vogliamo andare a votare e scegliere noi chi deve andare al governo. Combattiamo per la democrazia, per una cazzo di normalissima democrazia».

 

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La voce delle donne. “Pazze di libertà” di Silvia Meconcelli

Ines invece è la tata di Maria, la donna che l’ha cresciuta come una figlia. In quella grande casa priva di amore, in cui ogni gesto e ogni azione risultano pura apparenza, Tata Ines è il porto sicuro in cui rifugiarsi. È con lei che Maria si confida, proprio con lei che è una donna segnata nel profondo da una vita ingenerosa, che non ha la forza di bloccare quell’amore giovanile pericoloso e che in fondo è anche orgogliosa del coraggio delle scelte della sua piccola Maria:

«Era successo tutto così in fretta che non avevo avuto mododi riflettere sulle conseguenze, avevo agito impulsivamente...ma cosa avrei potuto fare? Come avrei potuto fare diversamente? Potevo essere prudente, se solo avessi evitato di farle rischiare la vita con quel ragazzo sovversivo. Avrei dovuto impedirle di vederlo, di amarlo? Forse sì, con la guerra in corso e la sua famiglia così compromessa. Ma mi ero commossa, ero caduta nel vortice delle mie stupide emozioni. Io che non avevo avuto la possibilità di vivere il mio amore, pensavo di riscattarmi aiutandola a far esistere il suo. Mi maledissi per essere stata così egoista. Avrei dovuto essere più rigida, intransigente, avrei dovuto dirle di no, come fanno le mamme. Come ero io per lei».

 

Le passioni e gli ideali scaldano le pagine di Pazze di libertà ma è il coraggio e la determinazione di tutte le donne che popolano questa storia a muovere i fili del romanzo. La forza di Maria trattata come una malata mentale solo perché non rispondente agli standard che la società ha imposto per lei; il sacrificio di Ines; il coraggio della partigiana Iole – rispettata sì dai suoi compagni partigiani ma quando si tratta di stare in prima linea, relegata in un angolo – e di sua zia Velia; la dolcezza e l’altruismo di Flora, che parla con i suoi fratelli morti come fossero ancora lì con lei ma che anche nella sua follia mantiene la dignità di un cuore puro. Perfino la furbizia e il sorriso di sfida della madre di Maria, in tutto il suo patetico squallore, è un riscatto nei confronti di un universo maschilista popolato da uomini prevaricatori.

La voce delle donne. “Pazze di libertà” di Silvia Meconcelli

Il romanzo si dipana su diversi piani temporali. C’è il presente claustrofobico dell’ospedale psichiatrico dove la giovane Maria è detenuta, privata di ogni dignità. È un presente più cupo della guerra stessa, dell’occupazione tedesca, del terrore a ogni angolo di strada perché se ne ignora qualsiasi motivazione. Perché Maria è confinata in questo luogo? Perché continuano a trattarla da pazza? Perché le fanno tutto questo? Maria non capisce, non sa darsi pace e il lettore con lei. E poi c’è il passato, il ricordo della vicenda d’amore di Maria e Lucio, a cui la ragazza attinge per evadere dalla temibile condizione e conservare sana la mente; ma al tempo stesso la rievocazione del passato porta con sé un dolore struggente. E mentre i mesi passano inesorabili e le speranze di Maria si affievoliscono sempre più, qualcosa all’esterno si muove. È la sete di libertà di un popolo oppresso e di un amore osteggiato.

Ai molteplici piani temporali si aggiungono poi i due diversi punti di vista, le due voci di Maria e Ines che avvicendandosi nella narrazione la impreziosiscono.

 

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Silvia Meconcelli in Pazze di libertà presenta due diverse prospettive che si stagliano in un unico grande universo femminile spesso complesso, a volte delicato e fragile ma al contempo forte e determinato che da sempre lotta a gran voce proprio per farla sentire questa voce.


Per la prima foto, copyright: Eric Ward su Unsplash.

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