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"La vita riflessa", la possibile evoluzione dei social secondo Ernesto Aloia

"La vita riflessa", la possibile evoluzione dei social secondo Ernesto AloiaLa vita riflessa (Bompiani, 2018) è il nuovo romanzo di Ernesto Aloia, scrittore torinese già autore di interessanti racconti, comparsi negli anni scorsi su riviste letterarie e in antologie edite da minimum fax, a cui hanno fatto seguito i romanzi I compagni del fuoco (Rizzoli, 2007) e Paesaggio con incendio (minimum fax, 2011).

Questo nuovo libro affronta un tema di strettissima attualità, soprattutto dopo le recenti rivelazioni a proposito dell'uso dei dati sensibili effettuato da Facebook per scopi non del tutto chiari: l'importanza che i social hanno assunto in breve tempo nella nostra vita e l'intreccio sempre più stretto tra la nostra vita reale e quella in rete.

Marco, il protagonista, è un funzionario di banca torinese che si occupa di traffici finanziari non troppo limpidi. Nei giorni frenetici del 2008 segnati dal crollo delle Borse e dal fallimento della Lehman Brothers, gli capita di riconoscere, in un servizio televisivo in cui un giornalista intervista gli impiegati appena licenziati dalla grande banca, un suo vecchio amico d'infanzia, Greg Lamberti, italoamericano con cui aveva vissuto un'esperienza inquietante prima che la sua famiglia decidesse improvvisamente di tornare in America. Dopo quarant'anni, Marco decide di riallacciare i rapporti con Greg, che ben presto lo coinvolge in un grande progetto informatico: la creazione di Twins, un nuovo e rivoluzionario social network. Amit Roy, un ex  collega di Greg, ha disperatamente bisogno di questo progetto per risollevare le sorti della BWE, grande azienda tecnologica sull'orlo del fallimento. Twins viene realizzato e lanciato in brevissimo tempo, incontrando un successo mondiale. Milioni di persone vi accedono per crearsi un profilo e vivere una nuova vita in rete, anche se ben presto nascono notevoli complicazioni, tra cui una serie di inspiegabili suicidi tra gli utenti.

 

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Romanzo inquietante, La vita riflessa ci costringe a interrogarci sul nostro modo di utilizzare i social, e sulle loro possibili evoluzioni future: ne abbiamo parlato con l'autore in questa intervista.

"La vita riflessa", la possibile evoluzione dei social secondo Ernesto Aloia

La vita riflessa è un romanzo complesso, che affronta più temi. Qual è stata la scintilla iniziale? Cos’aveva in mente quando ha iniziato a scriverlo?

Quando inizio a scrivere ho sempre in mente un’immagine, un gesto, una frase – di rado più di una scena. E mi basta. Il tutto si scopre a poco a poco, spesso è una sorpresa, non sai mai cosa troverai dietro la curva. Niente schemi, niente appunti, niente scalette. Mi piace che sia così. Il pensiero narrativo, che in buona parte è inconscio, va lasciato libero.

Potrà sembrare strano, ma il punto di partenza non è stato Twins, anche se poi questo è divenuto il vero elefante nella cristalleria narrativa del romanzo. Il punto di partenza è Marco, il protagonista, un uomo che a cinquant’anni scopre di non essere diventato se stesso (ricordiamo il Nietzsche di Ecce homo, come si diventa ciò che si è), e di non sapere affatto chi e che cosa sia diventato, a dispetto di una famiglia, di una posizione di relativo potere, del molto denaro.

Avrebbe voluto diventare uno scrittore, avrebbe voluto scrivere il saggio definitivo su Rimbaud in Africa, e invece si ritrova in un grande gruppo bancario. E’ talmente nei guai che, mentre com’è sua abitudine parla da solo, si domanda, parafrasando Raymond Carver, “A chi veramente parliamo quando parliamo da soli?”

Tutto nasce dalla sua disperata e tardiva ricerca di identità, la stessa che lo porta a risalire all’indietro nel tempo fino all’incontro con il suo vecchio amico Greg, il quale si trova più o meno nella stessa situazione. Twins, il social network così incentrato sul concetto di creazione di una identità alternativa, è nato dall’incontro di due quiete disperazioni identitarie.

 

Tutto però ruota attorno alla creazione di Twins, questo social network piuttosto inquietante. Qual è il suo rapporto personale con i social, in un momento in cui ci si interroga sempre di più su pregi e difetti del mondo che definivamo "virtuale" ma che ormai è strettamente intrecciato con quello "reale"?

La distinzione tra virtuale e reale, tra spazio digitale e spazio “reale” (sono costretto alle virgolette) non ha più senso. Siamo personalità ibride, fatte di quello che siamo nello spazio dei social e di quello che siamo al di fuori, nel mondo analogico, in un impasto ormai indistinguibile. Certo, non dovremmo mai dimenticare che quello dei social è uno spazio pubblico, e tutto ciò che vi riversiamo si diffonde al di là del nostro controllo, viene iniettato nei circuiti della rete, diventa eterno, può ingigantirsi fino ad ammazzarci. Il mio rapporto personale con i social è basato su questa consapevolezza.

 

Il protagonista appare come una persona ancora in cerca della propria identità, per quanto non sia più giovanissimo. Nel mondo di oggi è più facile smarrirsi, faticare a trovare una collocazione soddisfacente, rispetto al passato?

Il protagonista ha cinquant’anni. Cinquanta e qualcosa. Ha una collocazione esteriormente solida, almeno dal punto di vista materiale. Ma l’identità si può perdere, come succede a Marco e a Greg, che hanno alle spalle lunghi matrimoni, divorzi, licenziamenti, scelte che sembravano obbligate e non lo erano. Hanno anche attraversato sconvolgimenti epocali. A un certo punto, durante il loro primo incontro, il protagonista dice: “Quando cominci ad avere un passato la chiarezza va a farsi fottere.” In passato la società tendeva a fornirti una serie di identità preconfezionate fatte, sostanzialmente, di adesioni a ruoli predefiniti, in cui volendo ti potevi adagiare senza troppo sforzo. C’erano molte scelte socialmente obbligate che ora non ci sono più, o sono diventate opzionali. Ma l’invito, l’imperativo ad “essere te stesso”, può diventare un incubo se non sai chi è questo “te stesso”.

"La vita riflessa", la possibile evoluzione dei social secondo Ernesto Aloia

In una società meno problematica, con maggiore benessere e maggiori opportunità, soprattutto per i giovani, si avvertirebbe forse meno il desiderio di rifugiarsi nelle nostre identità più o meno fittizie in rete, oppure questa tendenza è ormai irreversibile, indipendentemente dagli stili di vita?

Credo sia irreversibile: anche in società meno sclerotiche, deludenti e gerontocratiche di quella italiana non si riscontra affatto una ritirata dal mondo digitale, anzi.

 

Proprio in queste ultime settimane i social, soprattutto Facebook, sono sul banco degli imputati, accusati di aver manipolato i dati degli utenti per fini non molto chiari, eppure milioni di persone continuano a farne tranquillamente uso. Pensa che il problema della privacy e della manipolazione non sia avvertito come un pericolo dall'utente medio dei social?

Il problema della segretezza dei dati sensibili non riguarda solo i social e credo che quello di Facebook, e di Cambridge Analytica, sia un falso problema. Gli ultimi anni ci hanno dimostrato essenzialmente una cosa: a meno che non siano chiusi in un forziere, tagliati fuori dalla rete, i dati possono essere rubati. Ci sono state violazioni di milioni di account di posta su Yahoo, foto private di celebrità rubate sui server di Apple e diffuse in rete. Hackers russi hanno violato i computer del Partito Democratico americano compromettendone la campagna elettorale. Cambridge Analytica utilizzava per i suoi scopi informazioni raccolte su Facebook: lo faceva illegalmente, ma quelle informazioni erano state condivise dagli utenti di loro spontanea volontà. Occorre maggiore consapevolezza. Onestamente, mi sembra perlomeno ingenuo rispondere su Facebook a un questionario di venti domande intitolato “Scopri di che partito sei” e poi lamentarsi di essere stato “profilato” politicamente.

 

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Come vede il futuro dei social? Passeranno di moda, imploderanno oppure si evolveranno in modo sempre più sofisticato?

Forse Twins è dietro l’angolo. I social stanno inglobando tutte le funzioni un tempo disperse su applicazioni diverse, stanno riunendo tutte le informazioni per configurarsi come ambiti di esperienza globali. Ma almeno una parte degli utenti diventerà più consapevole, forse vorrà ritagliarsi spazi e tempi di disconnessione, forse saprà utilizzare la piazza globale dei social come strumento per facilitare e potenziare l’incontroin praesentia. Lo sto constatando proprio in questi giorni, con la presentazione de La vita riflessa nelle librerie e l’incontro con i lettori: l’osmosi tra vita analogica e vita digitale non sempre torna ad esclusivo vantaggio di quest’ultima.


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Per la prima foto, copyright: Marvin Meyer.

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