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“La vita che mi spetta” di Andrea Priante, un viaggio verso la libertà

“La vita che mi spetta” di Andrea Priante, un viaggio verso la libertàAndrea Priante è un giornalista vicentino e La vita che mi spetta, pubblicato dalla casa editrice Fernandel, è il suo primo romanzo dedicato alla vita di un uomo: Gabriele Andriotto.

«La prima parte del piano è riuscita.

Mi sono suicidato la notte tra il 24 e il 25 marzo del 2012.

Ora non resta che scomparire.»

 

Gabriele Andriotto fin da piccolo aveva avuto un’attitudine per i numeri, era diventato un ragioniere e aveva sposato Marilù da cui aveva avuto una figlia, Giulia. Ma la sua vita ben presto cambiò: il suo matrimonio si sgretolò, ritrovando l’amore con un’altra donna, e il padre morì di cancro.

Durante questi anni ci fu anche la caccia a Bin Laden, l’invasione dell’Iraq e la strage dell’11 settembre. Fu proprio dopo quest’ultima data che il protagonista inizia ad avere i suoi primi problemi lavorativi, i mercati infatti rimasero chiusi per alcuni giorni e alla loro apertura milioni di dollari andarono in fumo.

 

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Per il signor Andriotto fu un duro colpo, si sentiva responsabile, non riusciva a dormire, pensava soltanto alla rovinosa perdita a cui andavano incontro i suoi clienti i quali gli avevano dato piena fiducia. Così, per darsi pace stabilì di farli vivere in un sogno, disse loro che non era nulla di grave che i loro soldi non erano andati perduti prendendo così tempo per sopperire poi alle varie perdite che effettivamente si erano verificate.

Anche se all’inizio sembrò andare tutto per il meglio ben presto Gabriele dovette fare i conti con la realtà, una realtà che ormai non riusciva più ad accettare poiché viveva costantemente nella menzogna.

Decide così di attuare il suo piano, uscire da quella prigione che lui stesso si era creato fingendo il suo suicidio.

“La vita che mi spetta” di Andrea Priante, un viaggio verso la libertà

Da questo momento in poi inizia la parte più bella del libro di Priante e cioè il viaggio alla ricerca della libertà del nostro protagonista attraverso la Puglia, una regione bellissima descritta in modo approfondito, con il suo dialetto, con i suoi cibi, con le sue tradizioni e il suo vivere puro.

«Mi sentivo in gabbia. La mia vita era… diventata una prigione»

«Questo lo posso capire, ma perché la faccenda del suicidio?»

«Non so se riesco a spiegarlo in un modo che qualcuno possa capire».

«Ci provi. Perché il suicidio?»

«Perché le catene si mettono solo al collo dei vivi e quindi la morte era l’unico modo, altrimenti non avrei mai avuto la forza di ricominciare daccapo. Comandante, era come se per evadere dovessi prima uccidere il mio carceriere».

 

Gabriele lascia il suo mondo per vivere all’inizio in un capanno, poi in una pajara. Senza luce, senza internet, soffrendo la fame, con la solitudine come sua unica compagna insieme alla fatica, una fatica immane anche solo per poter bere dell’acqua.

In questo periodo tutto di lui cambia dal corpo alla mente mentre nuove certezze si fanno strada dentro di lui. Ma nella vita niente rimane immutabile e forse questo è un bene.

“La vita che mi spetta” di Andrea Priante, un viaggio verso la libertà

Durante questa sua “avventura” Gabriele riesce ad assaporare una libertà che non aveva mai provato ma ben presto un carabiniere scopre il suo rifugio riportandolo così di nuovo nel mondo reale.

La vita che mi spetta è un libro che ci porta a guardare la vita da un’altra prospettiva, ci fa capire che l’essenziale non è il denaro. Gabriele ha vissuto con meno di 250 euro in sette mesi reputandosi comunque un uomo felice.

«La sensazione di libertà è talmente grande che riempie ogni spazio e dà la percezione di essere a un passo dalla felicità. Penso che se ho affrontato tutto questo allora posso affrontare ogni cosa. Quindi ti rispondo di sì. È stato bello. È stato molto bello.»

 

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Una scrittura dallo stile lento e minuzioso con pochissimi dialoghi dona un’atmosfera quasi catarticaa chi legge questo romanzo mentre il parallelo con gli interrogatori e le indagini svolte ci riportano alla vita quotidiana che svolgevano i parenti del protagonista.

Un libro che cammina tra romanzo e biografia, consigliatissimo per chi non solo vuole avere un resoconto dettagliato degli avvenimenti e della vita di quest’uomo ma anche per una riscoperta di se stessi.


Per la prima foto, copyright: Dino Reichmuth.

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