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La vita a Lampedusa nelle lacrime di sale dei migranti

La vita a Lampedusa nelle lacrime di sale dei migrantiLacrime di sale è il romanzo a quattro mani scritto dal medico dei migranti Pietro Bartolo e dalla giornalista Rai Lidia Tilotta, uscito per Mondadori. Non si tratta di un’opera letteraria fine a sé stessa, ma di una lunga, romanzata biografia del dolore e della speranza, calata nel farsi dinamico della contemporaneità.

Bartolo e la Tilotta si muovono, ondeggiano nella disperata ricerca di un fine nella constatazione dell’ineluttabilità dei flussi migratori e delle morti che essi comportano nel Mediterraneo italiano. Sospinti, i flussi, dalla disumana differenza esistente tra continenti e stati diversi. Siamo dentro la storia attuale, condotti per mano ad apprezzare il lavoro faticoso di questo medico che da venticinque anni prova ad accogliere con la salute gli zombie che approdano in Sicilia. Il testo è commovente, perché ci porta nelle pieghe silenziose del dolore degli altri: quel dolore così violentato da certa retorica politica. Un dolore che lascia i segni sul corpo dei migranti bruciati dai motori dei barconi, dalle partorienti che arrivano con un carico di vita che può far presto a tramutarsi in morte, sulle gambe malferme dei malnutriti centrafricani che scappano dal disastro prodotto dai bianchi in Africa. Quel dolore diventa suo, del protagonista, quando il destino gli chiede di constatare la morte degli sbarcati, di chiuderli nei sacchi e di consegnarli all’oblio.

 

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La vita a Lampedusa nelle lacrime di sale dei migranti

Nelle pagine, che si fanno leggere con grande partecipazione, regna una commozione realistica. Il dottor Bartolo ci consegna parte di sé senza filtri eccessivi, senza troppi giri di parole. Questo passaggio è alleviato, se vogliamo, dalla cronaca della solidarietà dei lampedusani che raccolgono quel che hanno per portarlo ai profughi arrivati, agli sbarcati sopravvissuti al viaggio. Sopravvissuti che hanno superato prove inenarrabili prima dell’ultima, della più temibile: l’attraversamento in barca del Mediterraneo.

La storia biografica del protagonista s’intreccia a quella dei migranti che hanno subito violenze, stupri, che hanno lasciato figli, famiglie, paesi per tentare la sorte in Europa. Questo singolare intreccio dona un denso colore di speranza a questo romanzo.

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Bartolo, che è anche uno dei protagonisti di Fuocoammare di Rosi, ci rivela la necessità di un percorso di accoglienza epocale quanto il processo migratorio. La paura di non farcela è sempre dietro l’angolo, seduta a osservare con cinismo lo sforzo di chi ci mette l’anima per non regalare morti al mare.Lo dice proprio l’autore, quando ammette la sua impotenza di fronte alla frantumazione spirituale dei migranti, al loro intimo smarrimento, di fronte alla storia delle grandi disuguaglianze del mondo.

 

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Perché di questo si parla, in fondo, in questo libro: dei mondi diversi perché ineguali. Non c’è una critica severa alla diseguaglianza, ma un velato senso di biasimo verso le cause, i grandi motivi che muovono milioni di persone dal Sud verso il Nord del globo: dalla fame verso l’apparente ricchezza europea. Tutto ciò ci consegnano i coprotagonisti: Yasmin, Gift, quelli che hanno avuto la fortuna di non abbandonare la vita al mare. Di non soffocare di acqua. E gli altri?

La vita a Lampedusa nelle lacrime di sale dei migranti

L’interrogativo resta aperto come uno squarcio sul presente, perfino sul presente italiano. Perché l’umanità deve pagare un tributo di morte alla ricerca di vita e di libertà? E perché devono essere sempre gli stessi – i neri, i poveri, le donne e i bambini – a pagare? Be’, in Lacrime di sale non c’è risposta, ma un esempio che può diventare un modello, che può rompere lo schema della guerriglia quotidiana di alcuni media contro chi sbarca, contro chi arriva. Un esempio sommesso, come quello del sindaco di Riace, ma vitale e dirompente: un dottore che ogni giorno salva la vita ai migranti sulla banchina di Lampedusa. Questo è Lacrime di sale di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta: un omaggio a chi salva e a chi si salva, finalmente.

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