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La violenza senza ritorno di quattro ragazzi. “Gli esclusi” di Elfriede Jelinek

La violenza senza ritorno di quattro ragazzi. “Gli esclusi” di Elfriede JelinekPuntata n. 51 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Anna colpisce più forte che può e pensa: che bello poter finalmente scaricare il mio odio su qualcuno, senza doverlo rivolgere contro me stessa, che sarebbe in ogni caso il posto sbagliato. Ben vengano anche i soldi. Speriamo siano molti (in realtà fu un bottino alquanto magro). Anche Hans picchia duro con i suoi pugni avvezzi a lavori manuali. Da uomo, si limita alle varianti maschili della violenza: pugni e testate (l’ariete); quanto al famigerato calcio negli stinchi, preferisce lasciarlo a Sophie, che ne fa abbondante uso. Due pistoni di un ingranaggio complicato che avanzano a turno. Avrei detto che non volessi sporcarti le mani, e che preferissi lasciar fare ai piedi, le dice più tardi Rainer prendendola affettuosamente tra le braccia. Ma solo per allontanarsi subito, soffocando un urlo velenoso, quando lei gli dà un calcio nella rotula. Sophie non vuole quel genere di cose.»

 

Ci sono momenti bui in ogni epoca, dentro questa tenebra crescono ragazzi e ragazze, e vanno incontro al futuro con strumenti e convinzioni prosaiche. Gli esseri umani da bambini sono come spugne, incorporano e fanno proprie tutte le azioni a cui assistono, tutte le voci e le emozioni che percepiscono, la loro psiche si forma in maniera molto veloce, ed è il frutto dell’ambiente in cui hanno vissuto, delle rabbie e delle paure e delle gioie a cui hanno assistito. Ma se la reazione matura di questi corpi che un tempo furono bambini, molto spesso, è pacata e cerca sfogo nel lavoro o nei rapporti sociali, può capitare, talvolta, che alcune ragazze e alcuni ragazzi sentano l’esigenza di una reazione differente, si sentano pieni, fin quasi ad affogare, di emozioni che sono come un cancro e cercano di debellare queste malattie emozionali sfogandosi con violenza contro il prossimo, contro la società, perché sono consapevoli che il fine ultimo è poi far del male a se stessi e cercano di mantenere, questo finale, il più lontano possibile.

 

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Elfriede Jelinek è nata a Mürzzuschlag, in Austria, nel 1946. Ha ricevuto nel 2004 il Premio Nobel per la Letteratura. Gli esclusi è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice La nave di Teseo, con traduzione a cura di Nicoletta Giacon.

La violenza senza ritorno di quattro ragazzi. “Gli esclusi” di Elfriede Jelinek

Ci troviamo a Vienna alla fine degli anni Cinquanta, dentro una città dove gli echi del nazismo sono ancora percepibili. Nelle strade di questa città si muovono quattro ragazzi: Sophie, Hans, Rainer, Anna; ognuno molto diverso dall’altro ma tutti accomunati da un sentimento potente di disprezzo verso la società. E la maniera in cui decidono di sfogare questa repressione è violenta e allucinata; feroce e priva di senso. Lo strumento che prediligono è la violenza, violenza contro gli altri esseri umani, violenza contro gli oggetti e le case, violenza contro il mondo. Un percorso, il loro, che li condurrà al limite umano, dove le regole scompaiono e il senso della realtà viene meno.

«Almeno gli è stata risparmiata la mediocrità della vita di tutti i giorni, pensa il figlio, che vive perennemente nel pericolo di sprofondare in questa mediocrità, ma farà tutto il possibile perché ciò non accada. Una vita breve e intesa e poi, forse, una morte breve e intensa. Voglio vivere tutto intensamente, anche se dovesse durare poco. Si è giovani una volta sola, e io sono giovane adesso. Tuo padre non è mai stato giovane, non ne ha avuto il tempo. Ma quel tempo bisogna prenderselo. È questo che lui non ha capito. Ha sbagliato. Hans ha ragione, perché ora finalmente si annunciano i tempi nuovi, grazie a Dio migliori rispetto al passato, appartengono alla gioventù, e la gioventù non se lo fa dire due volte: si affretta a prenderseli.»

 

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La violenza senza ritorno di quattro ragazzi. “Gli esclusi” di Elfriede Jelinek

Questo è un romanzo duro come una pietra, Elfriede Jelinek ci conduce dentro un susseguirsi di atti violenti e all’apparenza insensati, ci porta dentro i posti bui dell’animo umano e così la quotidianità diventa una continua perversione, una continua violenza, continui abusi e odi e depressione dei luoghi e degli scenari; lo fa attraverso pagine cariche di male, dove uno stile minimale e deciso contribuisce a condurre il lettore dentro luoghi dove difficilmente riuscirà a non disprezzare i ragazzi protagonisti della narrazione.  

«Erroneamente prova una certa nostalgia per l’armonia e la quiete, sì, la bellezza di cui spesso indebitamente parla ai suoi colleghi. Per essere compreso da loro evoca l’armonia nelle sembianze di macchine costose, di viaggi in aereo, di genitori che si baciano e di scintillante cristallo, tutte cose che si possono ammirare a casa sua. Cose simili però non le si possono comprare, o le si ha dentro di sé o non c’è niente da fare. I compagni di scuola però non gli credono.»

La violenza senza ritorno di quattro ragazzi. “Gli esclusi” di Elfriede Jelinek

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Gli esclusi è un romanzo che lascia ferite, taglia come fosse un coltello e non restituisce punti di sutura; un libro carico di odio e di aberrazione dove l’umano viene messo a nudo, dove l’umano perde la gestione politicamente corretta delle proprie emozioni e si fa esplodere dentro una brutalità senza eguali e senza giustificazioni.

Un libro che, una volta letto, ci lascia numerosi punti di domanda, e molti dei quali resteranno senza risposta; perché in fondo il compito di uno scrittore è quello farsi delle domande, prendere quelle domande e donarle al lettore, in un ciclo continuo che non conosce fine.


Per la prima foto, copyright: Daniel Garcia.

Per l’ultima foto, la fonte è Wikipedia.

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