Corso online di Editing

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Corso online di Scrittura Creativa

Corso SEC - Scrittura Editoria Coaching

La vigliaccheria e il fuoco di un eroe. Intervista a Marco Cubeddu

La vigliaccheria e il fuoco di un eroe. Intervista a Marco CubedduRoberto Franzini è Un uomo in fiamme, l’ultimo romanzo di Marco Cubeddu, edito da Giunti. A innescare l’incendio è forse lo stesso Franzini, che si chiama a fare i conti con se stesso e il suo essere irrisolto, fino a quando non accade qualcosa che lo spinge a liberarsi di paure e maschere. Ma sarà questa la soluzione per un percorso di recupero della propria identità?

Anche di questo abbiamo parlato con Marco Cubeddu, aprendo qualche pista di riflessione a partire proprio dal libro.

 

Questo è il suo terzo romanzo (o il quarto, se vogliamo considerare romanzo anche L’ultimo anno della mia giovinezza). Come si colloca nell’ambito della sua opera?

“È diverso da tutto quello che hai scritto prima in un modo strano e radicale. Mi è piaciuto più di tutti. Meno ispirato e lirico forse degli altri, ma c'è qualcosa di irresistibilmente sincero. Un vero mondo narrativo. Sei cambiato mi sa, sempre che si possa dedurre da un romanzo. Ne sono felice”.

Me lo ha scritto una vecchia amica dopo aver letto il libro.

Scrivere romanzi è il mestiere più bello del mondo col culo degli altri, ma se non hai le spalle abbastanza larghe rischia di farti precipitare in abissi di empatia o disempatia terrificanti. Pubblicarli non aiuta. Dopo aver scritto il primo, sono entrato fortunosamente nel mondo editoriale con la simulata spregiudicatezza del turista con manie da avventuriero che getta la Lonely Planet nel cestino accanto al ristorante in centro e finisce nel sottoscala di una bisca clandestina in una periferia straniera. Ha finalmente ottenuto quello che vuole, ed eccolo passare tutto il tempo a tormentarsi su come uscirà vivo da una partita truccata circondato da tutti quei manigoldi. Obbligandomi a rimanere seduto a un tavolo a cui non volevo veramente giocare sono passato dai bluff aggressivi per accaparrarmi qualche piatto all’attesa passiva per non perdere il posto, impoverendomi di mano in mano come essere umano e come scrittore. La soluzione era semplice. Il punto non è far saltare il tavolo e farsi freddare da uno scagnozzo alle tue spalle, ma godersi i drink e i sigari al bancone chiacchierando con le puttane e col barista. Sono grato per questo libro perché mi ha fatto ritrovare l’affetto che provo per tutte le persone della mia famiglia allargata che mi hanno permesso di scriverlo. Per avermi fatto smettere di pensare che la ricerca della felicità fosse una ricerca stupida. Per la magia, la libertà e l’anarchia che mi hanno investito lungo il percorso, e che sono il presupposto di ogni presupposto di trovarla.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Entriamo nel vivo con una domanda a bruciapelo: cos’è il fuoco per Marco Cubeddu ex pompiere e guardiafuochi? E per Marco Cubeddu scrittore?

Tutte le personalità che mi abitano, che immagino siano una, nessuna e centomila come per tutti, anche nei loro contrasti più irrisolvibili si ritrovano nella necessità che ci sia qualcosa di incendiario a unirle. Il fuoco, sia un camino, un barbecue o un rogo, nel suo cuore di brace è rivolta atomica a ogni ordine. Una combustione ha tre fasi: innesco, propagazione, estinzione. Nel mezzo, il flash over, l’apice della generalizzazione delle fiamme che possono essere sprigionate dalla razione degli elementi in campo. Anche noi. Anche i romanzi. Tutto compie lo stesso arco di trasformazione. Che senso abbia, è spaventosamente impensabile pensarci. Godersi l’ipnotica consunzione chimica di cui siamo parte, bruciare fino alla fine, è l’unico modo per non soffocare prima del tempo.

La vigliaccheria e il fuoco di un eroe. Intervista a Marco Cubeddu

Roberto Franzini è l’uomo in fiamme. Per cosa sta bruciando? E per cosa brucia uno scrittore come lei?

Sia Roberto che il sottoscritto finora hanno vissuto vite non loro e si consumano inutilmente in se stessi dando la colpa al mondo. Credo che per entrambi le prospettive siano quelle di iniziare a bruciare con passione e appagamento finché ce n’è, invece di cremare fino a una rimuginante estinzione. La differenza tra noi due è che mentre il mio destino dipende in massima parte dalle mie scelte, il suo dipende interamente da me. Mi sono affezionato a Roberto, ma so per certo che il futuro prossimo non gli riserva fiamme meno infernali di quelle che ha già affrontato. E non vorrei essere nei suoi panni.

 

«Al di là del bene e del male – come solo per amore o per vendetta – davanti al pericolo siamo quello che siamo.» Due domande a partire da quest’incipit che mi sembra uno dei più interessanti degli ultimi tempi. La prima è questa: cosa c’è al di là del bene e del male? E in questo al di là che posto occupano la moralità e l’autocommiserazione?

Al di là del bene e del male c’è tutto quello che si fa per amore. Moralità e autocommiserazione sono solo convenzioni dettate da uno spazio tempo a cui siamo tristemente legati e con cui dobbiamo, anche se credo mai veramente fino in fondo, far pace. La frase è una perversione di Nietzsche e della canzone di Terry Reid che cito in epigrafe al libro, colonna sonora di un film su cui per me vale la pane fondare una filosofia, La casa del diavolo, di Rob Zombie. Il pericolo ti rivela e ti rende libero, in certi momenti cruciali è il miglior alleato della bellezza, come la corsa in macchina finale del film, con Free Bird dei Lynyrd skynyrd a ricordarci che tra la vita e la morte avremmo scelto l’America.

 

In quel «siamo quello che siamo» mi sembra si annunci anche una riflessione sul tema dell’identità. In che misura oggi è possible riflettere su ciò che siamo e ricostruirlo?

Pochissimo alla fin fine. Ma non credo sia una questione di oggi. L’umanità produce e riproduce se stessa immersa in un necessario inganno che divampa dalla contraddizione di nascere per morire. Mi pare evidente che ammazzare il tempo, prima che il tempo ammazzi noi, sia qualcosa che ci unisce tutti. Ma quanta parte di coscienza su chi siamo, condizionati da insondabili forze fisiche, climatiche, economiche, sociali, culturali, si possa avere, mi risulta impensabile definirlo. Nessuno è un’identità permanente, siamo diventità, mutevoli e dialetticamente intrecciate, e inseguiamo, chi più chi meno confusamente, l’unica certezza di non poter raggiungere nessuna certezza, fino alla contraddizione finale.

La vigliaccheria e il fuoco di un eroe. Intervista a Marco Cubeddu

Roberto è sostenuto da una forte dose di autoironia. A cosa gli serve? E per quale ragione lei ha optato per tale soluzione narrativa?

Non so se più autoironia o autoindulgenza, credo le cose siano collegate e rispecchino esattamente quelle istanze di adattamento che la selezione naturale ci ha fornito per far fronte alle cose che non sappiamo affrontare e che beffardamente comunque ci accadono. Narrativamente non mi sono posto il problema, ogni scrittore lavora come può, e non credo esistano metodi infallibili o veri rapporti di causa-effetto tra metodo di lavoro e risultati e che alla fine, come canta Paola Turci, sia “questione di sguardi”. Le voci nella testa di Roberto rispecchiano semplicemente molte delle mie voci, che sento spesso autoironiche e autoindulgenti, quindi fondamentalmente false.

 

In Fuga da Cubeddugrad, suo racconto apparso sull’ultimo numero del 2018 di «Nuovi Argomenti», lei racconta di una cesura nella sua vita, in conseguenza di un tracollo anche economico «dovuto […] alla mia inedia professionale verso televisione e giornali, che mi hanno dato da vivere da quando ho deciso di smettere di fare il pompiere precario ma con cui fatico ad avere a che fare senza finire a piangere nella vasca da bagno». Il ritorno narrativo al mondo dei pompieri ha a che vedere con questa cesura e quelle lacrime?

In un senso che non credo di aver neanche capito ancora bene, sì. Per me stare all’interno di un contesto, diciamo in senso generale, come quello dell’industria culturale, è stato devastante. Rifarei tutto, ma mi ha devastato. I giornali sono votati a un’irrilevanza sempre più drammatica, e la televisione, per quanto riguarda quella parte di televisione che mi ha cercato e che ho cercato per ragioni reciprocamente sbagliate, è il mezzo più irragionevolmente stupido e mal usato che ci sia. Non è colpa di nessuno, o meglio, nessuno si sente giustamente in colpa per tutta la violenta sciatteria che il meccanismo produce e riproduce all’infinito, con gli addetti ai lavori che disprezzano, con tutti se stessi, il pubblico che sostengono gli imponga esattamente quella mediocrità frettolosa di cui li nutrono così bene. È il classico cane che si morde la coda. Negano una semplice verità: l’offerta fa violenza sulla domanda. Se invece di alimentare loro malgrado i gusti di un pubblico senza gusto alzassero smisuratamente il livello – e basterebbe pochissimo sforzo, vista la base di partenza – un gusto verrebbe formato e da lì sarebbe soddisfacente ripartire. Ma questo presupporrebbe che la cultura, così come la scienza, la politica, l’economia, non fossero al servizio del profitto ma dei bisogni umani. Cosa che avverrà solo quando dalla preistoria passeremo alla storia umana attraverso una rivoluzione comunista, a mio modesto parere.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Il romanzo attraversa anche il cuore pulsante delle paure di Roberto. Ma cos’è la paura per lei? E cosa la spaventa di più?

Adesso mi spaventa l’idea di morire infelice e pieno di rimpianti. Di essermici al punto proiettato da finire davvero a lasciare questa valle di lacrime come il narratore di Hurt, nella versione di Johnny Cash. Ma sto sinceramente abbandonandomi a un modo di essere che dovrebbe disinnescare la cosa prima che sia troppo tardi. Più in generale, da gran vigliacco quale sono stato, quel vigliacco che sento sempre in agguato, ho avuto paura di tutto. Di non essere un uomo, di menarmi, di essere povero, di essere fragile, di essere perverso, di non essere normale, di ferire gli altri, specie chi amo – cosa che ha sistematicamente fatto in modo che ferissi chiunque provasse a starmi accanto – eccetera, eccetera. Scrivere della vigliaccheria di un eroe mi ha aiutato a sentirmi più coraggioso. Spero faccia sentire così anche leggerne.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Aidan Bartos su Unsplash.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (4 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.