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La verità sta nei particolari. “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

La verità sta nei particolari. “Tokyo Express” di Matsumoto SeichōPuntata n. 23 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Spirava ancora un vento freddo, ma il colore dell’oceano lasciava presagire la primavera. Le tinte fredde e smorte dell’inverno si erano ormai dileguate. L’isola di Shika era avvolta nella nebbia. Torigai Jutaro si trovava sul luogo del ritrovamento. Quasi non riconosceva quella spiaggia frastagliata, piena di rocce nere e uniformi. Rispetto al paesaggio circostante era davvero un posto desolato, e se anche vi fosse stata una battaglia, non ne sarebbe rimasta traccia alcuna.»

 

Siamo abituati a non prestare attenzione, in una realtà veloce che ci obbliga a guardare costantemente cose nuove e diverse, ci ritroviamo colpiti da centinaia di input, quasi all’unisono, e inevitabilmente a nessun elemento riusciamo a dare qualcosa in più di un’occhiata fugace. I dettagli, le unghie sporche del nostro vicino di posto nel bus, il tavolo scrostato della tavola calda, gli occhi rossi del nostro dirimpettaio mentre attendiamo di salire in ascensore. I particolari, storie raccontate sottovoce, minuzie appena sotto la superficie che rendono un oggetto diverso dall’altro; e poi ci sono le ossessioni, quelle che a tratti esplodono fino a diventare nevrosi; folli attenzioni per le cose a cui nessuno fa caso, e seguendo il filo di ciò che vive sotto la realtà che percepiamo nel primo canale, a volte possiamo essere in grado di vedere e di accorgerci di cose che non credevamo possibili: il tradimento di una moglie, a cui siamo arrivati seguendo segnali che potevano apparirci inconsistenti; il doppio gioco di un amico, il bene fittizio di qualcuno.

La verità sta nei particolari. “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

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Matsumoto Seichō è nato a Kokura (Fukuoka) nel 1909 ed è morto nel 1992, il romanzo Tokyo Express è stato pubblicato in Italia da Adelphi con la traduzione a cura di Gaia Maria Follaco.

Kiushu, siamo su una spiaggia dove vengono ritrovati due cadaveri; i corpi corrispondono a una giovane donna di nome Otoki, che lavorava in un ristorante, e a Sayama, giovane funzionario ministeriale. Sono morti entrambi per aver ingerito cianuro. I due ragazzi, in vita, erano stati avvistati da un cliente del ristorante mentre salivano su di un treno. La prima ipotesi che prende forma è quella del suicidio. A investigare sul caso: Torigai Jutaro, ormai anziano e vicino al pensionamento, e il suo giovane collega Mihara Kiichi. Quando il caso sembra risolto avvalorando l’ipotesi del suicidio, il giovane Mihara inizia un’ossessiva ricerca di dettagli e particolari per seguire la sua intuizione: non si tratta di suicidio.

«Mihara andava a prendere il caffè in quel posto quasi tutti i giorni. La cameriera non lo vedeva da circa una settimana, e non sapeva niente del suo viaggio nel Kiushu. Riconobbe due o tre facce che gli erano familiari. Non era cambiato nulla. La cameriera, come i clienti, continuavano a fare le cose che facevano sempre. Sembrava che solo Mihara, per cinque o sei giorni, fosse stato catapultato fuori da lì. Nessuno era a conoscenza di cosa avesse fatto o visto in quell’intervallo di tempo, né avrebbe potuto immaginarlo. Era del tutto normale, ma lo faceva sentire solo.»

La verità sta nei particolari. “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

La scrittura che ci propone Seichō è molto semplice e lineare, non ci sono balzi stilistici, il tutto appare come la cronaca fredda dei fatti. Lo scrittore giapponese ci descrive gli eventi, gli spostamenti, le storie che si intrecciano, e lo fa con una pulizia assoluta.

 

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Il romanzo è una continua costruzione, e al contempo decostruzione, di situazioni, alibi, personaggi, vicende che si toccano e si sfiorano e si scontrano. Il puzzle a cui ci viene chiesto di prendere parte appare inizialmente farraginoso, ma basta riporre un po’ di fiducia in Seicho, e con lo scorrere delle pagine, saremo sorpresi nel capire e vedere quanto poi tutto fosse stato sotto i nostri occhi, solo che stavamo scegliendo di vedere tutt’altro.

Un libro, questo, che inizialmente ci aggancia con parsimonia, ci conduce sterilmente nelle prime pagine, ma con il trascorrere della lettura ci accorgeremo di come tutto acquisisce una solidità superiore, e difficilmente riusciremo a posare questa storia da qualche parte (comodino, scaffale, tavolo) se non prima di averla terminata.

La verità sta nei particolari. “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

«E così, nel mio letto, mentre seguo con gli occhi i movimenti delle mie dita sottili, vedo, in un solo istante, i treni fermi dell’intero paese. Folle di persone che salgono e scendono rincorrendo le proprie esistenze. Chiudo gli occhi e provo a immaginare la scena. L’orario mi racconta di treni che, seguendo le linee più diverse, si incrociano in questa o quella stazione. E mi appassiona. Il tempo obbliga i treni a incontrarsi, le persone a borgo, invece, s’incontrano solo per caso. Posso immaginarmi all’infinito che vanno e vengono attraverso lo spazio che ho qui proprio davanti a me.»

 

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Soffermarsi su quello che risulta difficile da vedere, dare spazio ai movimenti, impercettibili appena, dei corpi umani e del loro modo di agire; cercare di comprendere che nulla è un caso, che un treno preso o un treno perso, sono sintomi di una malattia. Confondere tutte le carte, mischiarle velocemente sul tavolino di legno, nel salotto, tra una sorsata di birra e un posacenere scheggiato, pieno a metà. Una goccia di condensa cade via dalla bottiglia di birra, l’ultima boccata di fumo resta aggrappata alla gola e causa nausea. Prendere le carte disordinate e cercare ancora una volta un ordine, una regola al caos; perché se è vero che scegliamo giornalmente e inconsciamente, cosa guardare e cosa no, è vero anche che se ci soffermassimo ossessivamente sulla crepa nel muro, prima o poi, da quella crepa, vedremo uscire fuori un po’ di buio; e la bravura sarà quella di riuscire a distinguere la verità dalla bugia, quando la nostra mente sarà inevitabilmente sottoposta alle pressioni.


Per la prima foto, copyright: Cory Schadt.

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