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La verità sotto l’apparenza. “Fiori sopra l’Inferno” di Ilaria Tuti

La verità sotto l’apparenza. “Fiori sopra l’Inferno” di Ilaria TutiFiori sopra l’Inferno di Ilaria Tuti (edito da Longanesi) è un romanzo che combina assieme azione e riflessione e ci mostra che la verità, a volte, non e solo come appare, ma nasconde altre sfaccettature: sotto i fiori, andando in profondità, c’è un “inferno” che brucia.

Con Fiori sopra l’Inferno siamo da subito catapultati in medias res nella vicenda narrata, tanto che è inizialmente difficile orientarsi in questo thriller psicologico, e si ha una sensazione di straniamento immediata. I brevissimi capitoli ci presentano una storia frammentata in varie micro narrazioni differenti, e in un primo momento si stenta a intravedere la connessione che le unisce. Ci sono salti narrativi costanti che ci portano avanti e indietro nel tempo, nello spazio, e nella mente di personaggi diversi. Eppure sono proprio questi espedienti narrativi a rendereil libro ancora più interessante. L’autrice non spiega nulla al lettore, lasciandogli il compito di comporre i vari pezzi di questo intricato puzzle per farsi autonomamente strada verso la comprensione della verità sui fatti.

 

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Ilaria Tuti ci porta subito davanti al primo di una serie di delitti che avvengono nel bosco vicino a un piccolo paesino sperduto tra le montagne friulane, Travenì. È qui che si aggira un “essere” crudele e spietato, un assassino dotato di una forza brutale quasi animalesca ma, allo stesso tempo, caratterizzato da una capacità di simbolizzazione molto elevata e precisa. Le sue vittime, infatti, vengono sempre ritrovate con atroci segni di violenza (occhi cavati, naso e orecchie divorati, pelle scorticata), ma posizionati e sistemati con particolare accuratezza, quasi a voler dare a quei corpi (alcuni morti, altri lasciati in fin di vita) un significato specifico che va oltre l’apparenza.

La verità sotto l’apparenza. “Fiori sopra l’Inferno” di Ilaria Tuti

Questa è la sfida che il destino ha in serbo per il commissario Teresa Battaglia, una sessantenne determinata, pragmatica e risoluta, con una grandissima esperienza investigativa alle spalle, un’impressionante competenza in ambito psicologico, un intuito innato e un’attenzione spiccata per i dettagli nascosti. Fino a quel momento niente aveva messo così in difficoltà l’impavido commissario sempre in cerca della verità, ma nel caso di Travenì qualcosa sfugge alla sua analisi “clinica”: la brutalità non si concilia con il calcolo, e questo è il quadro che lei ogni volta si trova di fronte. Teresa Battaglia è il personaggio centrale di Fiori sopra l’Inferno, ed emerge per il suo carattere apparentemente “spigoloso”: la sua facciata dura le serve da schermo per proteggere una sensibilità fortissima e un’interiorità straziata da alcuni tragici eventi privati. Nella sua vita lei, sotto i fiori, ha più volte intravisto un inferno relazionale e personale.

Quest’atteggiamento scontroso è particolarmente evidente nei confronti del suo aiutante, l’ispettore Massimo Marini, il quale cerca di fare di tutto per ingraziarsela, e riceve in cambio sempre frasi contestatorie e critiche, utili in realtà a stimolarlo dal punto di vista lavorativo e individuale. Tra i due nascerà un sentimento di stima reciproca e compassione umana che li condurrà anche alla soluzione del caso. Teresa e Massimo collaborano in maniera instancabile per scoprire la verità, anche se si trovano sempre a dover fare i conti con una chiusura “ermetica” da parte dei vari abitanti del paesino, che non sembrano accettare la possibilità che tra di loro esista un assassino infernale e sono molto reticenti nell’aiutare le attività del commissario. La loro omertà rallenta e ostacola le indagini. E, come si viene a capire nel corso dell’accattivante narrazione, si tratta della stessa omertà che aveva permesso a certi terribili segreti di rimanere nascosti a lungo in quei luoghi di montagna, fino a essere lentamente lasciati cadere nel dimenticatoio…

Mentre l’indagine procede a ritmo incalzante, creando suspense e trepidazione nel lettore avido di indizi, Teresa Battaglia comincia intravedere l’intreccio tra due linee investigative: da un lato arriva alla conclusione che tutte le vittime hanno un qualche legame con quattro ragazzini frequentanti la scuola del paese, una sorta di branco creatosi per proteggersi vicendevolmente da vari maltrattamenti subiti o dalla noncuranza della loro famiglia di origine. Dall’altro, investigando sempre più in profondità, viene a conoscenza della verità su un esperimento segreto che aveva avuto luogo non lontano da quelle zone di montagna molti anni prima ai danni di alcuni bambini orfani o abbandonati appena nati, e che era stato fatto rapidamente terminare a causa di una denuncia…

La verità sotto l’apparenza. “Fiori sopra l’Inferno” di Ilaria Tuti

Quella di Teresa è dunque una corsa contro il tempo per ricucire assieme la vicenda dei ragazzini e quella dell’esperimento in un’unica storia finale che porterà alla luce una verità disarmante: oltre l’apparenza, il confine tra chi è carnefice e chi è vittima è molto labile.

Ilaria Tuti mostra tutta la sua inventiva e abilità narrativa in un romanzo capace di tenere il lettore incollato alle pagine, in un crescendo continuo. Se inizialmente i vari salti narrativi ci disorientano al punto tale da sembrarci esagerati ed eccessivi, gradualmente, leggendo Fiori sopra l’Inferno, veniamo catturati nella ragnatela ben strutturata del racconto. Inoltre, si può intravedere un parallelismo interessante fra il compito del lettore e quello del protagonista del romanzo: entrambi devono ricomporre passo dopo passo il quadro d’insieme che lentamente prende forma, ma il cui risultato ultimo e complessivo sfugge fino alla fine. I brevissimi capitoli alternano storie e punti di vista diversi. Siamo ora alle prese con i pensieri del gruppetto di amici, ora improvvisamente nella mente di una delle inservienti della Scuola, poi veniamo catapultati a seguire le indagini assieme a Teresa Battaglia e alla sua squadra, e poi ci ritroviamo a guardare il bosco con gli occhi dell’assassino.

 

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Questa tecnica dinamica è la chiave del buon funzionamento di un romanzo che ha tutti gli ingredienti necessari alla buona riuscita del suo obiettivo: coinvolgere e stupire il lettore. Una storia originale, che mette insieme uno sguardo sulla forza di una natura bellissima e dirompente conosciuta molto bene dall’autrice, la rivelazione e la denuncia di alcuni esperimenti scientifici agghiaccianti effettivamente avvenuti nel 1900 e la rappresentazione di una donna combattiva, che non molla mai la sua battaglia. Il romanzo fa infine emergere la consapevolezza di come sia necessario guardarsi bene dal giudicare dalle apparenze, e capire che la verità può avere delle sfumature diverse. Mettendo in scena un thriller in cui l’assassino non è solo carnefice, ma anche vittima, Ilaria Tuti ci presenta un libro che è tutto fuorché scontato. Solo chi, come Teresa, ha dovuto vedersela faccia a faccia con un inferno che sta sotto i fiori dell’apparenza, può arrivare a comprendere come sia difficile, talvolta, scindere il bene dal male.


Per la prima foto, copyright: Luis Del Río Camacho.

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