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La vendetta vista da Giuse Alemanno in “Come belve feroci”

La vendetta vista da Giuse Alemanno in “Come belve feroci”Può la vendetta essere l’unica cosa che un uomo desideri nella propria vita? Il suo unico desiderio? La sua unica aspirazione? Per i protagonisti di Come belve feroci, libro di Giuse Alemanno pubblicato da Las Vegas edizioni, la risposta a queste domande è affermativa.

Questo romanzo parla di due famiglie che vanno alla ricerca di una rivalsa l’una nei confronti dell’altra e di come due ragazzi portino avanti questa lotta fino a farla diventare il loro unico obiettivo.

La storia ha inizio in un piccolo paesino della Puglia: Oppido Messapico, dove Costantino Ròchira insieme ad altri compagni uccide Paolo Sarmenta e la moglie Enza. Dopo l’uccisione, Vittorio, il fratello di Paolo, sopraggiunge in casa ammazzando a sua volta gli amici di Costantino mentre quest’ultimo riesce a scappare.

Inizia così il viaggio verso Val Camonica di Vittorio insieme al nipote Massimo, unico superstite della famiglia di Paolo, la moglie Mimma e il figlio Santo per trovare rifugio dal suo amico Giovanni Argento e preparare così la vendetta. Il piano però non va a buon fine perché Giovanni non si dimostra un amico fedele ma solo un uomo in cerca di soldi portando così il nemico alla porta della casa di Vittorio e conducendo lui e la moglie alla morte.

Unici superstiti di queste stragi sono i due giovani: Santo e Massimo.

 

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È proprio su questi due giovani che la lettura vi porterà a concentrarvi. Due cugini diversissimi tra loro accomunati solo dalla sete di vendetta, quella belva feroce che li logora dentro giorno dopo giorno.

Santo è un genio, un ragazzo che fin da piccolo è sempre stato portato per i libri e che poi vediamo diventare un medico, un uomo che cerca di curare le malattie degli altri poiché la sua non è ancora curabile ed è da quella stessa “malattia” che è afflitto Massimo. Quest’ultimo invece è il pazzo, intelligente e letale, soprannominato “Mattanza”, un giovane che faceva paura, che sapeva sporcarsi le mani quando gli altri non volevano e che poteva commettere un omicidio senza pensarci due volte. Entrambi hanno covato nel tempo un risentimento verso gli uomini dei Ròchira che gli hanno strappato i loro affetti più cari. Li vediamo, andando avanti con la lettura, crescere, maturare e scoprire gli intrighi nelle loro vite.

«Dotto’, ma te lo ha mai detto nessuno che sei un bel soggetto? Ti vuoi fottere un patrimonio, ti trombi una suora, organizzi suicidi di coppia, inventi soprannomi brillanti… E quello pericoloso sarei io?»

La vendetta vista da Giuse Alemanno in “Come belve feroci”

La storia di Santo e Massimo s’inserisce dunque all’interno di una più ampia, cioè la contrapposizione tra due famiglie: i Sarmenta – di cui i due giovani fanno parte – e i Ròchira. Fin dalle prime pagine comprendiamo che questi sono in netta contrapposizione tra di loro, i capifamiglia sono due uomini entrambi forti ma solo in Vittorio possiamo vedere un briciolo di umanità e di sentimenti quali l’amore e l’amicizia; in Costantino invece scorgiamo solo schiaffi, bugie e tradimenti.

Anche le donne percorrono la stessa scia dei mariti. Mentre Mimma detta “Comandà” viene messa sullo stesso piano del marito (Vittorio), considerata una sua pari, Ada è una donna debole come la definisce il consorte (Costantino) che cerca l’amore in una relazione che la porterà solo ad altro dolore.

«Fu mentre saggiava con l’unghia del pollice la consistenza del fondo antiaderente di una padella dal diametro notevole che sentì di amare Vittorio come sempre, in modo aggressivo, sensuale, totalizzante. Aveva condiviso tutto con lui: la galera, la vita randagia e violenta, i soldi ottenuti con i sacrifici e a danno di chiunque. Ammirava di Vittorio la capacità di emergere e di restare in equilibrio in un mondo che attirava verso l’abisso. Amava la sua lucidità nei momenti difficili, la sua spietatezza calcolata, la volontà implacabile e quella sua dolcezza nascosta, ruvida, arruffata. Adorava il fatto che la facesse sentire libera di essere com’era, spontanea, senza filtri né peli sulla lingua. Di sentirsi donna fino in fondo.»

La vendetta vista da Giuse Alemanno in “Come belve feroci”

Il mondo in cui vivono questi personaggi è un mondo oscuro e duro ma la bellezza di questa lettura è che pur sapendo che i protagonisti commettono delle atrocità siamo portati in un certo senso a parteggiare con i due giovani che vanno alla ricerca di un riscatto.

«E se, pur anche per un rigo, hai pensato che fossero nel giusto, provvedi con urgenza al tuo pentimento e alla tua salvezza: ha contaminato anche te l’inferno che li accompagna.»

 

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Alemanno scrive con un linguaggio crudo e forte. All’inizio la lettura può sembrare difficile per i diversi punti di vista in cui la storia viene raccontata ma andando avanti scopriamo un libro d’impatto e reale.


Per la prima foto, copyright: Jose A.Thompson on Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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