In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Come leggere un libro

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Perché è importante leggere

La vedova Van Gogh, quando l’arte diventa «mestiere di vivere»

La vedova Van Gogh, quando l’arte diventa «mestiere di vivere»Quello di Van Gogh è un paradigma che non si esaurisce mai. Anche per questo, forse, la letteratura continua a eleggerlo a modello d’eccezione per raccontare la parabola dell’arte e del dramma che, spesso, le si accompagna: il rifiuto, l’incomprensione, il disagio in un mondo diviso, non sempre equamente, tra passione e pragmatismo, talento e profitto.

La storia e la vita di Vincent van Gogh, in altre parole, sono le perfette candidate alla trama di un romanzo, anche se il nuovo libro di Camilo Sànchez, La vedova Van Gogh (Marcos y Marcos, traduzione italiana a cura di Francesca Conte) un romanzo non è. O comunque sarebbe forse più utile la definizione ‒ per quanto peso possa effettivamente avere una definizione ‒ di metaromanzo, tragico e lucido intrecciarsi tra realtà, Storia e immaginazione.

Johanna van Gogh-Bonger è la moglie di Theo van Gogh, amatissimo fratello dello sfortunato pittore. All’indomani del suicidio di Vincent, inizia a tenere un diario in cui annota la lenta agonia del marito, destinato a inseguire il fratello anche al di là della vita. Nella loro casa parigina sono accatastati i quadri «veri fino all’assurdo» (Giulio Carlo Argan) del cognato, quegli stessi quadri che hanno condannato il loro autore alla follia e al suicidio. Alla morte di Theo, nel gennaio successivo, Johanna resta sola con il figlio appena nato, chiamato a sua volta Vincent come lo zio.

La vedova Van Gogh, quando l’arte diventa «mestiere di vivere»

Vedova giovane, la donna abbandona la schizzinosa Parigi per tornare in Olanda e aprire una locanda in campagna, portando con sé i quadri di Van Gogh. Li appende in ogni stanza, tributo irrinunciabile a un talento senza pace, ne fa il primo museo, una mostra più intima che personale. Intanto annota, giorno dopo giorno, la sua ostinata lotta di donna, madre, artista nel suo diario, cui presto si aggiungono le tante lettere a Theo scritte dal fratello. La scrittura diventa ben presto il suo quadro, con la stessa andatura spezzata dei contorni, il ritmo serrato degli appunti di quelli che più tardi diverranno i celebri quadri del cognato, e che fanno del suo diario un’esperienza autonoma, esasperata, tragica eppure così lucida nella realtà che rappresenta.

 

LEGGI ANCHE – Crederci sempre porta al successo. Intervista a Vincent van Gogh

La vedova Van Gogh, quando l’arte diventa «mestiere di vivere»

È in questo modo che il genio di Van Gogh, così personale ed emotivo, visionario e autentico al tempo stesso, vince il limite dell’isolamento e della rimozione, dell’indifferenza e del disprezzo, dei pregiudizi, delle mode e delle convenzioni. Grazie alla tenacia di Johanna, Van Gogh entra nella storia delle arti figurative e non solo. Si fa paradigma, come già detto, del talento prima disprezzato e poi comprato. A peso d’oro. Ma è un paradigma amaro, a ben guardarlo, di un mestiere, quello dell’artista, arduo quanto quello della vita (per citare Pavese). Talento e passione, in entrambi i casi, non bastano; c’è bisogno della capacità di vendere sé stessi, anzi vendersi: ai compromessi, ai rapporti di forza, agli interessi molto materiali e poco trascendentali.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Non che la pittura di Van Gogh possa considerarsi trascendentale. Tutt’altro! È esplorazione delle emozioni vere attraverso pennellate vivide, accecanti nei colori, quasi fiammate che divorano la tela e la materia ritratta. È, in altre parole, vitale, vigorosa, icastica.

Nemmeno lo stile di Camilo Sànchez può definirsi trascendentale: la sua Johanna van Gogh-Berger è una persona, una donna, caratterizzata da un'accesa personalità e da una fortissima capacità di introspezione. La sua scrittura si affida a periodi vibranti e corposi, a tratti si spezza per lasciare spazio ai frammenti diariastici, alle lettere di Theo, apre un varco che poi, sinuoso, torna a modellare forme palpitanti e vive. Non c’è niente di ornamentale, non una virgola, non un aggettivo, niente che non abbia un peso specifico, un significato. Come nella pittura di Vincent van Gogh, Camilo Sànchez capisce che la scrittura non può essere strumento ma agente di trasformazione, forza attiva, un modo attraverso il quale affrontare la realtà e farne proprio il contenuto essenziale.

La vedova Van Gogh, quando l’arte diventa «mestiere di vivere»

LEGGI ANCHE – Loving Vincent, un film dedicato a Van Gogh

 

Anche per questo la scelta della protagonista ricade su una figura a latere ma non marginale, una donna che si incarica di indagare, senza giudicare, la coscienza della pienezza dell’esperienza di Van Gogh, la sua ricerca etica, una nuova forma di romanticismo a oltranza che si identifica con la passione per la vita ritratta nei quadri del cognato, passione per la quale, pure, egli è morto. Così come Theo, il marito. La vita e la storia di Johanna Van Gogh-Berger sono il riscatto e la memoria di un olocausto famigliare.

La vedova Van Gogh, quando l’arte diventa «mestiere di vivere»

«Se c’è un sentimento che l’accompagna, è piuttosto qualcosa di simile alla calma, alla perplessità. La verità è che non sa ancora se si trova al culmine di un’avventura o ai primi passi di un lungo percorso appena iniziato. Ancora non sa se ha davanti una porta che si chiude o una porta che si apre».

 

Non sa, La vedova Van Gogh, che quella che le ha aperto Camilo Sànchez con questo romanzo è una straordinaria porta verso l’immortalità letteraria. 

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.8 (5 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.